GUY PATTON e ROBIN MACKNESS.
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L'ENIGMA DEI TEMPLARI.
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Il mistero di Rennes-le-Chteau e il potere delle societ segrete.
L'indagine esplosiva di un'oscura trama storica di conflitti e cospirazioni.
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Parte 1.
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Titolo originale: Web of Gold.
Traduzione di Tamara Topini.
2011. Newton Compton Editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Che cosa lega il sacco di Gerusalemme compiuto dai Romani nel
70 d.C., l'improvvisa ricchezza di un prete a Rennes-le-Chteau
nell'ottocento, le SS e il corpo di un banchiere italiano impiccato
sotto il Blackfriars Bridge? La risposta si trova nella straordinaria
scoperta fatta da Guy Patton e Robin Mackness: un'eccezionale
traccia storica che risale a pi di 2000 anni fa. Gli autori ipotizzano che le "societ segrete" del Medioevo e del Rinascimento - dai Templari ai precursori degli attuali massoni - siano state create
per proteggere questa ricchezza nascosta. E, cosa ancora pi sorprendente, Patton e Mackness rivelano la campagna di "insabbiamento" organizzata da coloro che si considerano gli attuali "guardiani" del tesoro: il misterioso Priorato di Sion. Si evince quindi, incredibilmente, come forze associate a questo antico tesoro possano aver manipolato grandi eventi come la fondazione dello Stato
d'Israele o l'elezione di Franois Mitterrand.
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GLI AUTORI.
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Guy Patton vive attualmente a Londra. Ha iniziato a condurre ricerche storiche quando viveva a Malta, la patria dei Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni.
Nel corso di otto anni di studi sui misteri della Linguadoca ha
stabilito contatti importanti con ricercatori del posto ed  divenuto membro della Terre de Rhedae Association e del Centre d'tudes et de Recherches Templires. Di ritorno in Gran Bretagna, si  unito al Gruppo di Ricerca di Rennes-le-Chteau, del quale attualmente  il segretario. Ampliando il raggio della sua ricerca, ha scoperto le fondamenta di questa storia straordinaria.
La lettura del libro di Robin Mackness, Massacre at Oradour, si
 rivelata illuminante, tanto che i due hanno deciso di collaborare per mettere per iscritto la vicenda della pi estesa cospirazione della storia.
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Robin Mackness ha studiato alla Bedford School e al Fitzwilliam College di Cambridge, dove si  laureato in Legge. Sposato, vive nel Berkshire e ha due figli. Il suo primo libro, Massacre at Oradour, che rivela la controversa verit di una delle pi grandi atrocit della seconda guerra mondiale,  stato un autentico bestseller.
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Indice di questa parte.
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Introduzione di Robin Mackness.
Introduzione di Guy Patton.
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PARTE PRIMA.
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1. Il destino del tesoro sacro.
2. La lotta per la supremazia religiosa.
3. Sulle orme dei monaci guerrieri.
4. Splendore e tragedia nella Linguadoca.
5. L'oro perduto e le ricerche segrete.
6. Il curato miliardario.
7. Mani invisibili e influenze occulte.
8. Ricerche spirituali e l'eredit di Sion.
9. Otto Rahn, i nazisti e il Graal.
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FINE indice.
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Introduzione. di Robin Mackness.
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Incontrai Guy Patton perch mi scrisse, dopo aver letto il mio libro
Oradour: Massacre and Aftermath [Oradour: Massacro e conseguenze\
pubblicato nel 1988. All'epoca avevo ricevuto molte lettere da altre persone, ed avevo imparato a trattarle con cautela. Alcuni erano stati apertamente ostili, accusandomi di essere antisemita, antifrancese, e molte altre cose ancora. Alcuni davano l'impressione di voler fare delle domande sulla storia, soltanto per scivolare in un'aperta ostilit quando  cercavo di rispondere. Una serie di telefonate minatorie contro me e mia  moglie ci fece capire di essere in una specie di lista nera, al punto che  ritenemmo prudente cambiare indirizzo.
Racconto questo in parte per spiegare perch inizialmente trattai Guy
con circospezione, ed in parte per far conoscere lo straordinario scalpore provocato in Francia dal libro, del quale stavo per scoprire l'attinenza con il presente.
Dopo esserci scambiati lettere e telefonate, organizzai un incontro con Guy. Sembrava che per un certo numero di anni, egli si fosse occupato della ricerca storica di un susseguirsi affascinante di avvenimenti e  situazioni che, era convinto, tra le altre cose, spiegassero la spiacevole  lungaggine
con cui le autorit francesi avevano condotto le indagini sulle
mie avventure. Ero stato fermato sull'autoroute (autostrada) vicino
Lione dalla dogana francese (sebbene fossi a circa 240 km dal confine)
ed accusato di cercare di far uscire illegalmente dal paese 20 kg d'oro, in
parte appartenuti ai nazisti. Quella che avrebbe dovuto essere una questione
relativamente semplice, nel cuore della Francia si trasform in un
incubo, durato ventuno mesi, di prigionia e di interrogatori. Guy credeva
di conoscere la ragione di questo trattamento, e ci che mi disse nel nostro
primo incontro era davvero sbalorditivo. Non ci volle molto per rendermi
conto che alcune parti della sua ricerca storica, che finivano con
punti interrogativi, trovavano una spiegazione (se non una risposta) nelle
mie esperienze dirette.
Lo studio di Guy era stato originale e, come tale, buona parte di esso
era controversa. Non stava semplicemente proponendo un rimaneggiamento
della storia a noi nota, ma stava tentando di riconsiderare buona
parte di ci che solitamente si prende per certo, e di trovare un filo conduttore
in un'interpretazione che era allo stesso tempo nuova e
spaventosa. Era chiaramente il caso di cooperare per mettere insieme ci che
ognuno di noi due sapeva della stessa storia.
Questo libro  il nostro tentativo di mettere insieme alcuni elementi
meno evidenti della storia d'Europa e del Medio Oriente che sono emersi
e si sono sviluppati nel corso di un migliaio di anni, per influire in
modo davvero terribile su una serie di eventi del presente.
Il tema centrale del libro ha inizio con il ben documentato furto del tesoro
degli Ebrei dal Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. da parte dei Romani.
Rubato di nuovo, questa volta da Roma, poche centinaia di anni
dopo, il tesoro scomparve nei Pirenei, e dal quel momento non c' alcuna
testimonianza attendibile della sua ricomparsa. Tuttavia, noi riteniamo di
poter identificare, date le attivit di alcuni individui, dei momenti in cui il
tesoro ha gorgogliato proprio al di sotto della superficie. A parte le leggende
che hanno circondato il tesoro (e alcuni altri tesori che sembrano
essere stati accumulati ad esso), la storia ha portato alla luce alcuni episodi
come quello dei nobiluomini francesi che, nel Medioevo, furono accusati
di aver contraffatto la moneta corrente. Si scopr, poi, che le monete
contraffatte contenevano pi oro della moneta ufficiale! In un'altra epoca,
un alchimista afferm di aver perfezionato il segreto della trasformazione
dei metalli vili in oro, un'impresa che non era riuscita a molti scienziati
eruditi. Per i tempi pi recenti abbiamo il compito praticamente impossibile
di spiegare la sproporzionata attivit dei tedeschi, incluse le SS, che
impiegarono anni, prima della seconda guerra mondiale, a fare ricerche e
a scavare in questa parte dei Pirenei. Durante la guerra le SS continuarono,
inspiegabilmente, a lavorare nella zona. Non  mai stato spiegato perch
queste unit avrebbero dovuto essere impiegate cos lontano dal fronte,
specialmente in un momento di crisi.
Il potere di queste leggende locali attir l'attenzione molto prima del periodo
delle SS. Nel 1244 i crociati misero con le spalle al muro gli eretici
Catari sull'impressionante cima del monte Montsgur per difendere la
cristianit ortodossa, ma pi verosimilmente nel tentativo di localizzare
il loro favoloso tesoro. I Catari si fecero bruciare vivi, piuttosto che rivelare
qualcuno dei dettagli. Sembra improbabile che essi avrebbero scelto
volontariamente di affrontare una morte cos dolorosa se non avessero
avuto niente da nascondere.
Ancora, nel 1307, il re francese Filippo IV era invidioso dell'immensa
ricchezza accumulata inspiegabilmente dai templari e, per appropriarsene,
fece inutilmente arrestare, torturare e mettere a morte tutti i templari
che riusc a trovare, nel tentativo di scoprire l'origine e il luogo in cui si
trovava la loro ricchezza.
Pi di recente, sembra molto probabile, in base alle connessioni che abbiamo
scoperto, che la campagna presidenziale di Francis Mitterrand fu
aiutata dalla societ segreta francese, il Priorato di Sion, il cui Gran
Maestro afferma di essere il custode del tesoro, e che, in effetti, ammise
di aver trasferito una grande quantit d'oro, d'origine sconosciuta, in
una banca svizzera negli anni successivi alla seconda guerra mondiale.
Quello stesso Gran Maestro disse che il tesoro di Gerusalemme sarebbe
tornato a Israele ed agli Ebrei al momento giusto, anche se non specific
i termini di quella condizione. Tutte le societ segrete francesi sono
obbligate a presentare e registrare i loro statuti ed i loro obiettivi presso la
centrale di polizia locale, una condizione richiesta da un governo centrale
paranoico per quanto riguarda le societ segrete sin dai tempi della Rivoluzione.
Il Priorato di Sion scelse di presentare i suoi statuti ad
Annemasse, vicino Ginevra, sul confine tra Svizzera e Francia (sebbene gli statuti
siano attualmente registrati vicino Saint-Julien-en-Genevois). La scelta di
questo luogo ha avuto conseguenze sfortunate per me, perch  l che dissi
ai doganieri francesi che ero diretto, contribuendo forse al rude trattamento
che mi fu riservato, sebbene proprio questo luogo abbia contribuito
molto alla rilevanza di buona parte di ci che  scritto in questo libro.
La nostra storia si articola in due parti ben distinte, prima e dopo il
1914. Il centro  la disgregazione dell'ordine europeo causata dalla
Grande Guerra. L'indiscriminato e del tutto inutile massacro avvenuto
durante il conflitto fu foriero del crollo e della definitiva distruzione della
fiducia in qualsiasi forma di stabilit e di prevedibilit. Quella fiducia
era stata la prima pietra del vecchio ordine. Le Nazioni Unite, e la Societ
delle Nazioni ancora prima, furono fondate in parte nel tentativo di
riempire il vuoto lasciato dal crollo del vecchio ordine, che dal 1914 era
in pieno declino. Erano finiti i giorni in cui una regina Vittoria, la Nonna
d'Europa, poteva agitare un dito per rimproverare qualche cugino
colpevole, uno zar o un kaiser, riportando in questo modo l'armonia e
l'accordo internazionale.
Con il crollo del vecchio ordine, ci fu anche il declino della fede e, cosa
pi importante, un crescente scetticismo nei confronti di ci che si trova
al di l della fede. La passata inattaccabilit del Vaticano, ad esempio,
ora secondo molti d adito a molte domande. Vista la posizione presa nel
corso della seconda guerra mondiale, il Vaticano probabilmente considerava
il comunismo una minaccia crescente maggiore del nazismo. Inevitabilmente,
da questo a sembrare di aver un atteggiamento di favoritismo
nei confronti dei nazisti a discapito degli Ebrei, il passo era breve. Nel
contesto del XX secolo, schieramenti politici come questo hanno generato
ostilit nei confronti delle motivazioni che spinsero il Vaticano a compiere
determinate azioni, un'ostilit che il Vaticano ha fatto ben poco per
mitigare. Ha mantenuto il segreto sulle parti pi controverse della sua
storia, sulle quali avrebbe potuto, senza dubbio, fare luce.  stato inflessibile
nel tenere segreti i documenti del tempo di guerra, fino al punto di
rifiutarsi di partecipare alla conferenza di Londra del 1997 sui cosiddetti
beni senza eredi degli Ebrei (sebbene vi abbia mandato degli osservatori).
L'interesse politico e la fede sono due cose mal assortite; non 
passato inosservato il fatto che, con l'effettiva fine del comunismo come
potenza mondiale, il Vaticano sembra essersi riorganizzato per affrontare
quella che, molto probabilmente, considera la nuova minaccia al suo dominio:
la marea crescente dell'Islam. Questa riorganizzazione pu
persino implicare un debole riavvicinamento con gli Ebrei; si
pensi alla dichiarazione
che i cristiani non considereranno pi gli Ebrei responsabili
per la morte di Cristo. C' persino la proposta che il prossimo papa possa
essere d'origine ebraica.
La presunta esistenza di questo immenso tesoro, ancora nascosto da
qualche parte nei Pirenei,  stata un elemento costante nelle aree pi nascoste
della politica europea, ed in particolar modo in quelle aree in cui
si  sentito l'influsso delle societ segrete. Ma la politica sotterranea
ha sempre esercitato una grande influenza, e probabilmente mai tanto
quanto nel XX secolo. Le comunicazioni di massa e la conseguente insaziabile
domanda di informazioni ha incoraggiato lo sviluppo di organizzazioni
segrete, il cui lavoro pu essere svolto soltanto lontano dal bagliore
dell'attenzione pubblica e della responsabilit.
L'ultimo secolo ha visto proliferare societ segrete o semi-segrete,
ognuna con i propri scopi ed obiettivi. I massoni ed i templari del passato,
ed alcuni rami di oggi esercitano un potere terrificante.  stato detto,
e c' una giustificazione, che la Loggia massonica P2 avrebbe potuto far
cadere il governo italiano, procurando un governo provvisorio come in
realt ha fatto, nell'eventualit di una presa di potere comunista. Di certo
questo scosse il Vaticano fino alle radici, portando la Banca Vaticana
quasi alla bancarotta.
La Francia pullula di tali societ segrete, che sostengono una serie di
attivit, inclusa la restaurazione della monarchia (che ha un sorprendente
supporto in Francia). Non per niente i governanti francesi hanno cercato
di centralizzare il controllo di qualsiasi cosa avesse un certo valore a Parigi,
mantenendo il potere vero e proprio sotto il loro controllo e lontano
dalle province. Per duecento anni, i governanti francesi sono riusciti a
resistere allo spettro di potentissimi sottoposti provinciali portati sulle
barricate. Questo timore rappresenta anche, senza dubbio, la ragione che
si trova dietro la propensione francese ad un intervento politico, spesso
importuno, nel processo giudiziario. E, poich la Rivoluzione espropri
anche la Chiesa di Roma, forze clandestine sono riuscite a riempire il
vuoto lasciato.
Parlando di quello che mi riguarda personalmente, forse non sorprende
che i cognoscenti a Parigi si agitarono quando appresero che ero stato
fermato, con la mia macchina svizzera, sull'autostrada vicino Lione,
avendo guidato da Tolosa attraverso i Pirenei con 20 kg d'oro. Il mio iniziale
interrogatorio da parte dei doganieri si incentr sul fatto che volevano
che io rivelassi da dove veniva l'oro e che ammettessi che lo stavo
portando in Svizzera, un'ipotesi non irragionevole visto che all'epoca io
vivevo a Losanna. In effetti, io stavo portando l'oro ad un contatto ad
Evian, sulla sponda meridionale francese del lago di Ginevra, ma compresi
che ammettere questo avrebbe provocato delle spiacevoli conseguenze
al mio contatto. Per questo motivo inventai la destinazione di
Annemasse, per dare al mio contatto l'opportunit di sparire al momento
in cui non mi avesse visto arrivare. Questa scelta casuale
della destinazione sollecit un flusso di telefonate ed una grande agitazione tra coloro
che mi stavano interrogando.
Quando incontrai Guy, dieci anni pi tardi, egli fu in grado di ipotizzare
una possibile motivazione per tutto questo. Tutto quello che sapevo,
all'epoca, era che il tono del mio interrogatorio cambi da quel momento
in poi. La violenza e le minacce di uno dei miei interrogatori cessarono
immediatamente, e fu data un'importanza del tutto sproporzionata al
significato di Annemasse, ed al perch io stessi andando l. Naturalmente,
l'importanza di tutto questo all'epoca mi sfuggiva, ero soltanto sollevato
dal fatto che adesso fossero concentrati su Annemasse piuttosto che
su qualunque altro posto e, ad essere franchi, il mio principale sollievo
fu che a questo punto cessarono i loro fisici e sgradevoli tentativi di farmi
ammettere ogni sorta di altre cose. Annotai tutto questo nella relativa
pace della prigione di Bonneville nel corso delle settimane successive, in
cui scrissi un diario di circa 250.000 parole, senza comprendere che una
piccola parte del vero significato degli avvenimenti che stavo vivendo.
Questo diario era spedito a fascicoli, sotto forma di lettere, a mia moglie
a Losanna. Tutte le lettere, a parte quelle all'avvocato, passavano per le
mani di un censore, ma poich io non avevo idea del
significato di Annemasse, quelle lettere non contenevano nulla
che potesse causare eccitazione
o nervosismo a Parigi. Ogni lettera raggiungeva mia moglie a
Losanna nell'arco di due giorni dalla spedizione.
All'epoca il presidente francese era Franois Mitterrand, e potrebbe
non essere troppo fantasioso immaginare che il suo interesse personale
per le leggende dell'oro dei Pirenei, di cui si parla in questo libro, avesse
qualche collegamento con quello che accadde. Egli era ancora presidente
nel 1988, sei anni dopo, quando a tutti i maggiori editori di Parigi fu detto
che avrebbero subito una revisione dei conti il giorno seguente se
avessero pubblicato la versione francese del mio libro. Poco dopo la
pubblicazione del mio libro in Gran Bretagna, fui invitato insieme ad
uno storico inglese molto eminente a partecipare ad un programma di
Radio France su Oradour. Consultata, la dogana francese rispose a Radio
France (che lo rifer a me) che sarei stato arrestato se avessi messo piede
in Francia. La loro minaccia si dissolse quando furono messe le carte in
tavola, e fu detto loro (cosa pi o meno vera) che saremmo andati in
ogni caso, circondati da una schiera di famosissimi giornalisti internazionali
che sapevano della minaccia e fiutavano la notizia. Io non so chi
fu a lanciare la minaccia, ma forse si pu provare ad indovinare.
Mentre la mia condanna a diciotto mesi proseguiva, ero sottoposto alla
richiesta sempre pi pressante di rivelare le informazioni che le autorit
francesi volevano da me. Vale a dire: chi mi aveva dato l'oro? E per quale
motivo lo stavo portando ad Annemasse? Promisero di restituirmi
quello che avevo perduto (in qualunque modo lo avessero quantificato),
e mi minacciarono dicendomi che non sarei mai stato liberato se avessi
continuato a rifiutarmi di dir loro quello che volevano. Per quanto melodrammatico
questo possa sembrare quasi venti anni dopo, la cosa agghiacciante fu che durante i diciotto mesi della mia permanenza in prigione,
non vi fu alcun accenno a un mio rilascio (neppure dopo nove
mesi, la met della pena, come  normale in Francia). Fui infatti rilasciato
dopo ventuno mesi, ma soltanto dopo una serie di imbrogli reciproci e
perch un giornalista di Parigi minacci di causare un considerevole imbarazzo
alle autorit francesi.
Rennes-le-Chteau, un affascinante piccolo villaggio sulla cima di una
collina nel territorio cataro dell'Aude, tra Carcassonne ed i Pirenei,  divenuto
un simbolo delle attivit segrete del Priorato di Sion (i cui statuti
sono registrati ad Annemasse). Questa bellissima parte della Francia ha
avuto una storia movimentata, essendo stata dominata nel corso dei passati
2000 anni in modo vario dai Visigoti, dai Merovingi, dai Mori, dai
Franchi, dai Catari, dall'inquisizione, dagli Ebrei e persino dalle SS.
La scintilla che provoc un'ondata di interesse per la regione e per
quello che potrebbe nascondere, in tempi pi moderni,  stata l'improvvisa
spesa di un'inspiegabile ricchezza da parte del parroco di
Rennes-le-Chteau, circa un secolo fa. Nessuno  riuscito a
trovare una prova di
quello che egli effettivamente trov, ma le attivit che svolse nel resto
della sua vita fanno pensare piuttosto a ragione che egli doveva aver scoperto
qualcosa di grande valore. I miti rispolverati sono stati abbastanza
da sostenere generazioni di cercatori di tesori frustrati, che ora sono banditi,
probabilmente per i danni che causarono. Si parla, inoltre, dell'interesse
delle SS, per altri aspetti sproporzionato, a partire dal 1933. So dai
mie incontri in tempi pi recenti con la vedova di Raoul, l'uomo che mi
ha aiutato con la sua versione degli eventi che portarono al massacro di
Oradour, che l'attivit tedesca in questa parte dei Pirenei divenne pi
frenetica nel 1944. L'avanzata verso nord degli Alleati in Italia, e la certezza
di un'invasione in Occidente, pu aver portato ai tedeschi lo sgradito
messaggio che il tempo a loro disposizione nei Pirenei stava scadendo,
e che qualunque cosa stessero per trovarvi doveva essere trovata in
fretta, prima che quest'occasione fosse perduta per sempre.
Un altro fattore di cui parlammo io e Guy era l'improbabile destinazione
assegnata al generale delle SS Heinz Lammerding ed alla sua 2a Divisione
Panzer delle SS, a Montauban, vicino Tolosa. La storia convenzionale
suggerisce che questa destinazione aveva lo scopo di riorganizzare
e rimettere in sesto la Divisione, che aveva avuto momenti difficili sul
fronte orientale. Sempre la storia convenzionale suggerisce che questa
destinazione li poneva a met strada tra l'Atlantico ed il Mediterraneo,
in una buona posizione nel caso di un'invasione su entrambe le coste.
Ma questo non  molto convincente. Un'invasione del sud della Francia
sarebbe stata piuttosto inutile, visto che lo stesso progresso era gi in atto
in Italia. Ci sarebbero state spaventose difficolt logistiche a tentare
l'invasione dal Golfo di Biscaglia. Se pure coronata da successo, questa
invasione avrebbe avuto come risultato uno scontro prolungato in Francia,
prima di raggiungere la mta principale della Germania.
Sembra molto pi probabile che, in un periodo in cui la Germania era
chiaramente a corto di soldi, visto che gli obiettivi da saccheggiare si
stavano esaurendo, i Pirenei abbiano rappresentato l'ultima spiaggia.
Lammerding era molto vicino al sancta sanctorum nazista, e di certo gli
sarebbe stata affidata una missione talmente delicata.
Quando ad essere in gioco  la minima possibilit che esista un tale tesoro,
inevitabilmente entrano in atto molte questioni. Questo libro cerca
di mettere insieme alcuni di questi fili.  una storia bizzarra ed a volte
spaventosa. Diversamente dalla maggior parte delle storie, questa ha un
inizio, ma non se n' ancora vista la fine.
Compton, Berkshire, 1999.
Robin Mackness.
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Introduzione. di Guy Patton.
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Nel 1989 vivevo a Malta, l'isola in cui abitarono i Cavalieri Ospitalieri
di san Giovanni, dal 1530 al 1789. Le imponenti fortificazioni, palazzi
ed altri edifici costruiti dai Cavalieri mi affascinavano, e feci alcune ricerche
di base sulla storia dell'Ordine, e su quella dei loro principali rivali,
i templari. Avevo gi dell'interesse per la religione comparata, specialmente
per il cristianesimo, l'ebraismo e l'islamismo, ed avevo anche
letto una serie di libri sulla politica, la psicologia e l'esoterismo. L'aggiunta
della storia dei cavalieri medievali ai miei precedenti interessi suscit
l'insorgere di un interessante corso di pensieri.
Conoscendo i miei interessi, un amico mi raccomand di leggere
Il Santo Graal di M. Baigent, R. Leigh e H. Lincoln.
Trovai il libro di
grande interesse, specialmente la storia dell'abate Saunire, il parroco di
Rennes-le-Chteau sul finire del XIX secolo. La tesi principale del libro,
che Ges potesse aver sposato Maria Maddalena, e che probabilmente,
dopo la crocifissione, loro, o almeno Maddalena, scapparono dalla Palestina
verso il sud della Francia,  una tradizione consolidata in quella
parte del paese. Ancora pi controverso  il suggerimento che la linea di
discendenza di Ges, continuata dai figli, riemerse nella dinastia dei re
dei Franchi del V secolo, i Merovingi. Inoltre, il libro propone che una
societ segreta, strettamente associata ai templari, fu fondata per svolgere
il compito di guardiani di questa linea di discendenza della dinastia
merovingia che fu spodestata nel VII secolo dai Carolingi, con l'approvazione
della Chiesa cattolica di Roma.
Ma, nonostante le mie riserve, trovai affascinanti le molte idee di ricerca .
proposte nel libro, ed ero determinato a visitare il villaggio
di Rennes-le-Chteau non appena le circostanze lo avrebbero
permesso. Cosa che riuscii
finalmente a fare nel settembre del 1991, tornando in macchina da Londra a
Malta. Colpito dal restauro della chiesa e degli altri edifici portato a termine
da Saunire, fui ben lieto di apprendere altre informazioni sui misteri di
Rennes-le-Chteau da alcuni abitanti del luogo, sia francesi che inglesi. Fui
particolarmente colpito dall'abbondanza di simbolismo presente nella chiesa,
e dalla disposizione geometrica della tenuta di Saunire. Senza dubbio
sembrava che ci fossero dei significati nascosti in tutto questo.
Prima di lasciare il villaggio, mi unii alla Terre de Rhedae Association,
un'organizzazione francese che produceva un bollettino annuale
di prima qualit dedicato alle ricerche, alla protezione ed allo sviluppo del villaggio.
Incontrai anche lo storico locale esperto dei templari, George
Keiss, e aderii alla sua societ di ricerca CERT (Centre d'tudes et de Recherches
Templires). Entrambe queste associazioni mi hanno fornito
una grande ricchezza di dati e, cosa pi importante, contatti personali
con abitanti del posto bene informati.
Al mio ritorno in Inghilterra, nel 1992, continuai a fare ricerche sull'argomento
leggendo tutti i libri inglesi o francesi che riuscissi a trovare.
L'attendibilit delle informazioni contenute in questi libri varia enormemente,
ma in essi ci sono intuizioni preziose. In seguito scoprii un gruppo
di ricercatori noto come il Gruppo Rennes (adesso Gruppo di Ricerca
di Rennes-le-Chteau), il cui presidente, Jonathan Boulter, vive a Londra.
Mi unii a loro nella ricerca attiva e nei dibattiti sui vari aspetti del
mistero. Molti dei membri di questo gruppo sono esperti nei vari campi
incontrati nella ricerca di Rennes, ed hanno contribuito molto alle mie
conoscenze. Il Gruppo pubblica il Rennes Observer, una rivista trimestrale
che riporta dettagli sui ritrovamenti fatti dai membri. Da allora sono
diventato il segretario del gruppo.
Contattai per la prima volta Roger-Ren Dagobert dopo aver letto tre
articoli che aveva scritto per il bollettino della Terre de Rhedae. Questi
articoli sollevavano alcuni punti interessanti, non ultima la sua asserzione
del continuo coinvolgimento della famiglia Dagobert, sin dall'inizio
del VII secolo, nel mistero del tesoro perduto del tempio di Gerusalemme.
Incontri successivi in Inghilterra ed in Francia, l'accesso agli archivi
di Roger-Ren ed una regolare corrispondenza con lui, hanno portato alla
luce una storia molto interessante. Questa storia si estende nell'arco di
circa 1400 anni, dall'assassinio di Dagoberto II, alle attivit del generale
Dagobert intorno al 1780, alle azioni delle SS naziste, e di altri, a Limoges
nel 1944, che portarono al massacro di Oradour.
Nel novembre del 1995, Roger-Ren mi consigli di leggere Oradour:
Mas sacre and Aftermath, di Robin Mackness. Il libro trattava i tragici
avvenimenti del giugno del 1944 di cui Roger-Ren aveva un ottima conoscenza,
poich all'epoca del massacro aveva quattordici anni e viveva
a Limoges. Inoltre, il padre era stato strettamente coinvolto con personaggi
ed eventi importanti di quel periodo. Robin Mackness aveva anche
scoperto, a causa di una spiacevole esperienza, le crescenti ripercussioni
dell'incidente di Oradour. Le rivelazioni di Robin, e le ricerche di Roger-Ren,
unite alle mie precedenti ricerche, rivelarono l'esistenza di
una Fitta trama di segreti e sotterfugi. Quello che era iniziato come un
racconto affascinante di un semplice prete di campagna, era adesso diventato
una straordinaria rivalutazione della politica europea, e specialmente
del ruolo delle societ segrete. Mi formai subito un'idea che potrebbe,
almeno in parte, spiegare i cosiddetti misteri di Rennes-le-Chteau.
Avendo ricostruito uno schema cronologico degli eventi e delle attivit
di vari gruppi ed individui, contattai Robin Mackness, per mezzo del suo
editore. Volevo sapere se aveva qualche informazione che non aveva rivelato
nel suo libro, che potesse confermare alcune delle asserzioni di
Roger-Ren. Volevo anche sapere cosa ne pensava dello scenario che
avevo ricostruito. Questo primo contatto con Robin fu cauto ma, dopo
un paio di telefonate e di lettere, ci incontrammo finalmente nel settembre
del 1996. Tuttavia, trascorse un anno prima che ci decidessimo a collaborare
per dare alle stampe questa straordinaria storia.
Nel corso della scrittura, mi sono sforzato di considerare ulteriori sviluppi
attinenti a questa storia. Libri di recente pubblicazione ed avvenimenti
attuali nella politica francese, come le dimissioni di Roland Dumas
(un personaggio chiave nella storia), hanno ulteriormente confermato
la conclusione a cui giunge questo lavoro.
Questo libro non pu offrire una prova concreta dell'esistenza del tesoro
di cui parla, ma fornisce prove pi che sufficienti che molti lo hanno
creduto. Nel corso dei secoli questa convinzione ha attirato molte persone
nella zona delle Corbires, in cerca del tesoro, ed ha motivato anche
vari gruppi ad agire sotto la protezione di societ segrete, o a cospirare
ed a nascondere le loro azioni. Inconsapevolmente, molte persone innocenti,
e a volte di spicco, sono rimaste coinvolte in queste cospirazioni o
nell'ambito delle societ segrete, sostenendole, in un primo momento, in
buona fede.
Questo libro, inoltre, evidenzia i pericoli rappresentati dall'estremismo
nelle sue molte forme. Sia in politica che nella religione, nel commercio
o nel mondo della finanza, esistono coloro che, guidati da un'estrema
passione che gli fa perdere di vista i valori morali, possono compromettere
la loro causa, per non parlare della societ.
Ci sono, naturalmente, coloro che non accetteranno alcune delle interpretazioni
e delle ipotesi fatte in questo libro. Tuttavia, per quanto ne so
fino a questo momento non hanno offerto un'alternativa convincente.
Tutta la ricerca  stata messa insieme in buona fede,  stato fatto ogni
sforzo per evitare di tradire ogni tipo di fiducia, e riconosco prontamente
l'aiuto datomi da tutti coloro che ho avuto il privilegio di incontrare nel
corso di questa ricerca. Spero che non saranno delusi dalle ipotesi che
avanzo, anche se in alcuni punti sono controverse. Quello che spero 
che questo libro aprir il dibattito sui misteri di Rennes di fronte ad un
tribunale pi vasto. Di certo, questa non sar l'ultima parola sull'argomento,
e poich la ricerca rivela altri pezzi del puzzle, la trama in cui 
intrecciato il filo dell'oro diventer sempre pi chiara.
Guy Patton
Londra, 1999
 
PARTE PRIMA.


Capitolo 1.
Il destino del tesoro sacro.
Il tesoro di Gerusalemme;
I Romani e i Visigoti;
Un regno dei Pirenei;
Rhedae.

Poco meno di quarantanni dopo la brutale crocifissione di Ges di Nazareth,
il Messia ebreo, nelle strade di Gerusalemme riecheggiava il calpestio
insistente delle legioni dell'esercito dei Romani. Esasperato dalla
continua guerriglia mossa dagli Zeloti (militanti ebrei impegnati nella liberazione
della loro antica patria) il generale romano Tito condusse le
sue truppe a un attacco su larga scala alla citt.
Il precedente governatore, Ponzio Pilato, sotto alcuni aspetti l'uomo responsabile
della crocifissione di Ges, era stato sostituito gi da molto
tempo. Secondo alcune cronache, non avendo gestito la situazione politica
in modo competente, fu rimandato, in disgrazia, nei territori della sua
famiglia nel sud della Francia. Dal 66 d.C. i Romani erano stati effettivamente
in guerra con gli Ebrei, e ormai nel 70 d.C. l'imperatore Vespasiano
e gli esponenti pi importanti della gerarchia romana ne avevano
avuto abbastanza.
Il fulcro dell'attacco fu il magnifico tempio che dominava Gerusalemme
dalla sua posizione a cavallo del Monte Moriya, a sud del quale si trova il
Monte Sion. Il Tempio di Gerusalemme era un obiettivo simbolico pi
che militare, in quanto rappresentava il cuore della nazione ebraica.
L'edificio preso d'assedio era stato costruito per volere del re Erode,
che aveva regnato sulla Giudea negli anni immediatamente precedenti
alla nascita di Ges.
Ma era stato costruito sulle fondamenta di un tempio molto pi antico,
che a suo tempo, si dice, prese il posto del leggendario
Tempio di Salomone, costruito per alloggiare l'Arca
dell'Alleanza. Il potere simbolico
dell'antico tempio  evidente ancora oggi, poich migliaia di ebrei ortodossi
pregano di fronte al muro del pianto, la parte pi antica che ne  rimasta.
C' ancora della confusione su cosa fu effettivamente il Tempio di Salomone.
A parte ci che ne rimane al giorno d'oggi, l'unico riferimento
alla sua costruzione si trova nel Vecchio Testamento. Ma proprio da questo
si capisce che la storia di questo edificio  intrecciata con qualcos'altro,
poich il resoconto che si trova nel secondo libro delle Cronache,
capitolo 9, parla anche della presenza dei pi incredibili tesori d'oro, argento
e pietre preziose, buona parte dei quali si pensava fosse un dono
della Regina di Saba. Tuttavia, cos come le pietre e la malta, la maggior
parte di questo tesoro scomparve nel saccheggio di Gerusalemme fatto
dal faraone egiziano Ramesse nel 930 a.C. circa, ed in seguito, nel 586
a.C. dal re babilonese Nabucodnosor. Nel secondo libro delle Cronache,
capitolo 36,  inoltre riferito che a quel tempo tutti gli abitanti della citt
furono fatti prigionieri e condotti a Babilonia. Al destino del tesoro  dato
grande rilievo, e nel verso 18 si racconta che: tutti i vasi della casa di
Dio, grandi e piccoli, e i tesori della casa del Signore, e quelli del re e
dei suoi principi, tutti questi port a Babilonia. Prima di lasciare la
citt, i Babilonesi ne abbatterono le mura, incendiarono il tempio e tutti i
palazzi reali.
Settantanni dopo tuttavia, gli Ebrei fecero ritorno a Gerusalemme.
Nei capitoli 1, 2 e 3 del libro di Esdra, si narra che per ordine di Ciro, re
di Persia, non soltanto fu ricostruito il tempio, ma gran parte del tesoro
ritorn al suo posto.
Intorno al 35 a.C., alla sua ascesa al trono, Erode, scontento del tempio
esistente, decise di costruirne uno pi splendido al suo posto, in grado di
competere con il leggendario Tempio di Salomone. Sebbene al giorno
d'oggi ne rimanga ben poco, le dimensioni del tempio di Erode sono impressionanti;
gli edifici del tempio erano costruiti su una piattaforma approssimativamente
lunga 470 m e larga 300 m, circa nove volte e mezzo
l'area della basilica di San Pietro a Roma. Ma il tempio di Erode non accolse
a lungo, nel suo sancta sanctorum, l'Arca dell'Alleanza, il pi simbolico
degli antichi manufatti ebraici. Infatti, essa scompare dalle cronache
in un momento imprecisato tra il 750 ed il 650 a.C. Tuttavia si suppone
che nel tempio fu conservato il sacro ed inestimabile tesoro, accumulato
dagli Ebrei nei secoli precedenti. Esso includeva quello che oggi
 un noto simbolo della fede ebraica, il candelabro a sette bracci chiamato
menorah, cos come altri oggetti sacri ed una grande quantit d'oro e
d'argento.
Tuttavia, una conferma dell'esistenza di un vasto tesoro, depositato all'interno
e intorno al tempio, fu trovata nel 1952 nel corso degli scavi di
un importante insediamento religioso nei pressi del Mar Morto. In una
cava a Qumran, i ricercatori scoprirono un rotolo di lamine di rame sulle
quali era stato inciso un inventario della natura di questo tesoro e dei
luoghi in cui era conservato.
I luoghi esatti in cui esso era stato nascosto non erano facilmente identificabili
per i moderni ricercatori, ma una stima della reale entit del tesoro
rivel qualcosa come 65 tonnellate d'argento e 26 d'oro, che poco
prima dell'invasione romana erano nascoste all'interno ed intorno alle
mura del tempio.
Con spietata efficienza, Tito e le sue legioni devastarono e saccheggiarono
il tempio. Il tesoro sacro fu debitamente portato a Roma. Un
ricordo di tutto questo sopravvive ancora oggi a Roma, nell'Arco di Tito, fatto
costruire nell'81 d.C. dal Senato nella posizione pi elevata all'inizio
della Via Sacra, vicino al Foro e al Colosseo. Sulla volta di destra dell'arco
si trova un bassorilievo raffigurante il ritorno del
vincitore, il generale Tito, le cui truppe portano il
simbolico ed inestimabile tesoro. 
ben visibile l'imponente candelabro a sette bracci, portato sulle spalle
dai prigionieri ebrei.
Il sacco di Gerusalemme, e l'allontanamento del tesoro sacro dal tempio,
strapp il cuore della nazione ebraica. Il conflitto con l'impero Romano
ebbe finalmente termine tre anni dopo, con la distruzione della
fortezza di montagna di Masada vicino al Mar Morto, ed il suicidio di
massa dei suoi eroici difensori. Questa tragedia era destinata a trovare un
parallelo con quello che accadde ad un'altra setta religiosa, circa 1200
anni pi tardi, in una regione montagnosa del sud-ovest della Francia.
La fonte pi importante d'informazioni su questo primo periodo sono
gli scritti di Giuseppe Flavio, un ex comandante ebreo, arrestato in Galilea
nel 67 d.C. Un uomo scaltro e persuasivo, egli riusc a guadagnarsi la
fiducia dell'imperatore Vespasiano, divenendo persino consigliere militare
dei comandanti romani che avevano il compito di sovrintendere alla
distruzione di Gerusalemme. Condotto a Roma dopo la distruzione di
Masada, trascorse i suoi giorni scrivendo cronache dettagliate dei tempi.
Nella sua Guerra giudaica, Giuseppe Flavio conferma il saccheggio del
tesoro del tempio: In mezzo alla gran quantit di spoglie, le pi straordinarie
erano quelle portate dal Tempio di Gerusalemme, la tavola d'oro
che pesava svariati talenti ed il candelabro d'oro fatto con tale maestria
da renderlo degno dell'uso al quale era destinato.
Per i successivi 350 anni, questo tesoro continu a far parte del tesoro
imperiale, insieme alle ricchezze provenienti dalle razzie perpetrate nel
resto dell'impero Romano. Nel frattempo, il potere di Roma inizi a declinare.
A quel tempo, l'onere di difendere i suoi vasti confini era immenso
e costoso; per questo l'impero stava diventando vulnerabile nei
confronti delle potenti forze provenienti dall'Est. Infine, nel 410 d.C.,
Roma si arrese alla forza del re dei Visigoti, Alarico, preannunciando la
disintegrazione dell'Impero Romano.
I Visigoti (Goti dell'Ovest), una delle due parti di un gruppo di popolazioni
germaniche, si erano separati dai cugini, gli Ostrogoti (Goti dell'Est)
nel IV secolo. Divenuti agricoltori, si erano insediati in quella che  oggi
la Romania, fino a quando non furono attaccati dagli Unni e spinti, attraverso
il Danubio, entro i confini dell'Impero Romano. All'inizio vissero
in armonia all'interno dell'impero, ma in seguito la domanda crescente
di tasse da parte dei Romani provoc una reazione violenta. Dalle piccole
rivolte e schermaglie, la tensione aument fino alla vera e propria
guerra, e il 9 agosto 378 sconfissero duramente l'esercito dell'imperatore
Valente sulle pianure fuori Adrianopoli. Lo stesso Valente rimase ucciso.
I Visigoti errarono per la regione per quattro anni prima di insediarsi
in Mesia nei Balcani, stringendo un accordo con il nuovo imperatore
romano, Teodosio i, che affid loro il compito di difendere il confine.
Nel corso di questi anni sembra anche che i Visigoti si convertirono al
cristianesimo, seppure alla setta ariana, la cui dottrina non riconosce Ges
come figlio di Dio.
Nell'arco di poco tempo, l'esercito romano incluse generali barbari che
esercitavano un notevole potere politico, e cercavano di ampliare le loro
propriet terriere. Per questo motivo i Visigoti si spostarono a sud, fino
alla Grecia, e da l, dopo un iniziale fallimento, in Italia. Fu cos che
Alarico arriv alle porte della citt di Roma.
Il sacco di Roma fu lieve, e quasi rispettoso. I Visigoti ammiravano la
civilt raggiunta dai Romani, sebbene questo rispetto non imped ad Alarico
di saccheggiare il tesoro. Tuttavia, la sua morte, avvenuta lo stesso
anno, il 410, gli imped di godersi il bottino. Fu al comando del suo successore,
Ataulfo, che i Visigoti si spostarono ulteriormente ad ovest, attraverso
una Gallia di fatto indifesa, fondando infine un regno dei Visigoti
che occupava la maggior parte dell'attuale Spagna ed il sud-ovest
della Francia. Da questo momento continuarono a mantenere una fragile
dtente con i Romani, a volte aiutandoli ed altre attaccandoli.
I manufatti dei Visigoti dimostrano chiaramente la loro ammirazione
per le culture superiori che incontravano: avevano assorbito le influenze
romane e greco-bizantine che, unite alla maestria germanica nel lavorare
i metalli, consentirono loro di creare gioielli ed ornamenti di fattura
squisita; una collezione magnifica di corone e croci incastonate di pietre
preziose, nota come il Tesoro di Guarrazar, pu essere ammirata al Museo
archeologico nazionale di Madrid. Anche l'architettura visigota, con
l'eccellente arte muraria e le bellissime costruzioni a volta di pietra, dimostra
una certa raffinatezza. I Visigoti erano tutt'altro che barbari selvaggi,
e forse quest'immagine nacque prevalentemente come reazione
alla loro adesione al cristianesimo ariano, dichiarato eretico dalla Chiesa
cattolica di Roma.
Insediatisi nel loro nuovo regno, a cavallo dei Pirenei, i Visigoti stabilirono
la loro capitale a Tolosa, e crearono centri di potere ben fortificati a
Toledo, Carcassonne e Rhedae, oggi il piccolo villaggio sulla cima del
colle che si chiama Rennes-le-Chteau. Il fatto che i Visigoti possedessero
un tesoro immenso trova conferma non soltanto nei manufatti di
Guarrazar, ma anche nei resoconti dei commentatori e degli storici tra
cui Procopio, El Macin, Fredegario e l'inglese Gibbon. Che questo includesse
anche il bottino di Roma  confermato dal fatto che tutti menzionino
il Missorium, una magnifica coppa d'oro incastonata di pietre
preziose, che pesava circa 45 kg, cos come la Tavola smaragdina con i
sostegni in oro e gli intarsi in perle.
Nel frattempo, le trib dei Franchi, attraversato il confine del Reno,
partendo dalla loro terra natia che occupava quelli che oggi sono il Belgio
e la Germania, si fecero largo verso il nord della Francia, allora chiamata
Gallia. Nell'arco di 100 anni, uniti sotto il regno di Clodoveo, il loro
primo re, i Franchi stabilirono il loro regno nelle regioni del nord e
del centro della Francia. In questo modo l'espansione dei Visigoti nei
territori pi a nord dei Pirenei fu bloccata. A quel tempo il territorio pi
a nord del regno dei Visigoti occupava una regione nota come Languedoc
(Linguadoca). Questo status quo resistette per quasi 200 anni, fino
a quando nel sud della Spagna non si verific un'indesiderata ed aggressiva
intrusione.
Entro il 650, l'islamismo, la religione creata dal profeta Maometto, si
era diffusa in tutto il Medio Oriente e in Egitto, portando alla conversione
le trib berbere del Nordafrica. Fu soltanto una questione di tempo,
prima che i berberi islamici del Marocco mettessero gli occhi sulla vicina
penisola iberica. Guidati dal comandante moresco, Jabel-al-Tariq, da
cui deriva il nome, seppure anglicizzato, di Gibilterra, essi invasero la
Spagna nel 711, spargendosi rapidamente in tutta la penisola. Di fronte a
quest'ondata inarrestabile, il re dei Visigoti ed i suoi nobili furono costretti
a lasciare la cittadina fortificata di Toledo ed a ritirarsi verso nord
con i loro averi, fino ad arrivare alla citt di Carcassonne. Quando Tariq
arriv a Toledo, si narra che pretendesse il leggendario tesoro del Tempio
di Gerusalemme, della cui esistenza era a conoscenza, ma per allora i
Visigoti erano fuggiti a nord portandolo con loro.
Gli arabi apprezzavano il valore simbolico del tesoro perduto, cos come
quello materiale, poich l'islamismo si considerava una sorta di fratellastro
dell'ebraismo. In base alla Bibbia, i popoli arabi discendevano
da Ismaele, il figlio esiliato di Abramo e della sua schiava egiziana Agar;
quindi egli era il fratellastro di Isacco, il patriarca israelita. Nella fede
islamica Abramo, Mos, Ges ed altri capi biblici sono molto venerati
come profeti. Per Tariq, quindi, la condivisione di questa eredit poteva
comprendere anche il tesoro del Tempio di Gerusalemme.
Furono i Franchi, guidati dall'abile Carlo Martello, nonno di Carlo Magno,
a respingere l'ondata islamica verso la Spagna. Dopodich rivolsero
la loro attenzione alla fortezza visigota di Carcassonne. Secondo quello che lo storico greco Procopio di Cesarea afferma nel suo De Bello
Gothico, anche i Franchi erano ben a conoscenza del tesoro, che anch'essi
ritenevano provenisse dall'antico Tempio di Gerusalemme. Mentre
a questo punto la documentazione vera e propria del destino del tesoro
diventa confusa, l'assai diffusa leggenda confermata dallo storico Firmin
Jaffus e dall'archeologo Cros-Mayrevieille, narra che a quel tempo
il tesoro fu portato via da Carcassonne. Inoltre, la leggenda locale narra
che, di fronte alla minaccia di un attacco, il tesoro fu trasportato nell'ultima
roccaforte dei Visigoti, Rennes-le-Chteau, per essere accuratamente
nascosto in pi posti nelle vicinanze. Ed  qui, nella lontana alta vallata
dell'Aude, che negli ultimi 1200 anni sembrano essere rimasti, del tutto
indisturbati, i depositi dell'antico tesoro del tempio.
Ma il bottino del tempio pu non essere l'unico tesoro nascosto in quella
regione. Pur differendo nei dettagli, alcune storie locali hanno come
nucleo della narrazione la storia di una certa regina Bianca (Blanche), o
Bianca di Castiglia, e di un tesoro reale. Probabilmente queste storie sono
ispirate dall'esistenza di una fortezza chiamata Blanchefort, e dall'assonanza
tra Rennes-les-Bains (o Reynes-les-Bains, come si conosceva
nel 1406) e Reine-les-Bains, che associava una regina (reine) e i bagni
(bains) per cui la valle era famosa. Ma Bianca di Castiglia, la madre di
Luigi IX il Santo, re di Francia, divenne reggente nella met del XIII secolo, mentre il figlio era partito per la crociata, e come tale, aveva la responsabilit
del tesoro reale. Preoccupata dal potere e dalla natura particolarmente
ribelle di alcuni nobili di palazzo, la regina decise di lasciare
Parigi, e si narra che trasport il tesoro reale a Rennes (un feudo che all'epoca
apparteneva alla corona), prima di affrontare la minaccia crescente.
Pur riuscendo a riportare la situazione alla normalit, mor poco
tempo dopo. In questo modo ci troviamo di fronte ad un secondo nascondiglio
segreto del tesoro.
Il segreto della sua ubicazione avrebbe potuto essere tramandato dal re
Luigi, che mor a Tunisi, al figlio, Filippo l'Ardito, che, si narra, aument
le difese di Rennes. Ma sembra che il segreto sia morto con lui. Il
figlio di quest'ultimo, ed erede al trono, Filippo il Bello, prese drastici
provvedimenti nel tentativo di ottenere il dominio della regione, che a
quel tempo era sotto il dominio dei templari. Tuttavia, pur riuscendo a
piegare i templari, egli non riusc a recuperare il tesoro.
Quindi i templari divennero non soltanto i guardiani del tesoro del
Tempio di Gerusalemme, ma anche di quello della regina Bianca? Questo
tesoro avrebbe dovuto aggiungersi alla loro enorme ricchezza, accumulata
nel corso di quasi due secoli. E quel che  pi importante, Claire
Corbu e Antoine Captier, ricercatori di Rennes-le-Chteau con antichi
legami familiari con il villaggio, affermano nel loro libro L'Hritage de
l'Abb Saunire [L'eredit dell'abate Saunire], di ritenere che anche il
tesoro dei templari fu sepolto in quella regione.
Un'altra ricercatrice che da anni lavora al mistero di Rennes, Tatiana
Kletzky-Pradere, fa notare che il parroco del XIX secolo di Rennes-le-
Chteau, l'abate Saunire, chiam il suo cane, Pomponnet, e la sua
scimmia Mela. Pu essere una semplice coincidenza il fatto che uno
scrittore e geografo spagnolo del I secolo, chiamato Pomponio Mela,
narri di un antico tesoro nascosto nelle miniere dei Pirenei, che si trovano
proprio a sud di Carcassonne? Poteva Saunire essere a conoscenza
di questi scritti ed aver avuto accesso al tesoro? Le ricerche di uno scrittore
di Rennes, Grard de Sde, sostengono che una certa madame Baron,
un'abitante del villaggio che conosceva Saunire, gli disse che, in
effetti, c'erano due cani, Pomponnet e Faust, e due scimmie, Capri e
Mora. Pertanto, cos come altri aspetti di questa storia che in qualche
modo si legano a Saunire, questi sono probabilmente indizi che non  il
caso di ignorare.
I turisti a Rennes-le-Chteau, che oggi conta soltanto poche dozzine di
residenti stabili, stenterebbero a rendersi conto che questo  il luogo in
cui si trovava l'antica roccaforte visigota di Rhedae. Il minuscolo castello medievale nel cuore del villaggio  costruito su fondamenta visigote,
cos come la chiesa ad esso adiacente, dedicata a santa Maria Maddalena.
 questo l'edificio che  diventato il centro del cos detto mistero di
Rennes-le-Chteau, cui Saunire  cos strettamente collegato. Scavi archeologici
nel villaggio e nelle vicinanze hanno portato alla luce ampi
resti e manufatti visigoti. A soli 2,5 km a nord di Rennes, dietro al villaggio
di Coustaussa, in un posto chiamato Grand Camp, ci sono i resti
di alcune solide mura a secco alte 2 o 3 m e larghe 2 m. Nella vicina
valle di Rennes-les-Bains ci sono lunghe mura di pietra sepolte nel sottobosco
che sembrano pi strutture di difesa che terrazze per le coltivazioni.
Tuttavia, cosa sorprendente considerando la ricca storia ed i resti
visibili, n nel villaggio di Rennes, n nella zona circostante sono stati
fatti adeguati scavi archeologici. Anzi, scavi di qualsiasi tipo sono stati
energicamente ostacolati. Che cos' che le autorit desiderano rimanga
un mistero?
La Linguadoca, la regione che fa da sfondo a questa storia, si estende
dalla valle del fiume Arige ad ovest, alla costa del Mediterraneo ad est,
e dalle citt di Albi, Millau e Nmes a nord, alle montagne dei Pirenei a
sud. Per ragioni amministrative, il governo francese ha riunito la zona
della Catalogna, il Rossiglione, alla Linguadoca per formare una regione
in cui l'influenza culturale spagnola  forte quanto quella francese. Il nome
Linguadoca deriva dalla lingua d'oc, riferita all'occitanico o provenzale,
un dialetto che ha alcune cose in comune con lo spagnolo. Questa
singolare mistura tra la cultura francese e quella spagnola, unita all'isolamento
geografico dai centri di potere politico, ha contribuito alla
formazione della sua particolare e straordinaria storia.
La Linguadoca  a sua volta suddivisa in dipartimenti pi piccoli, uno
dei quali, l'Aude, comprende la sensazionale regione delle Corbires
con le sue aspre vette, i suoi vigneti e le valli fluviali con i pendii coperti
di alberi e affioramenti rocciosi.  qui che si trova il villaggio di Rennes-le-Chteau
e la campagna ad esso circostante, la zona di Razs. A
nord-ovest, proprio sul fiume Aude,  situata l'irreale citt
di Carcassonne, con le sue alte mura turrite e le solide torri.
Le moderne mappe geofisiche rivelano la presenza di diversi e abbondanti
metalli, inclusi importanti giacimenti d'oro e d'argento. Sembra
che i Romani siano stati i primi ad aver apprezzato appieno, e ad aver
sfruttato, questi vasti giacimenti minerari, e le loro attivit di scavo sono
provate. La riapertura delle terme romane di Rennes-les-Bains, che
sfruttavano le naturali sorgenti termali, e l'esistenza di vere e proprie
strade romane, forniscono alcune indicazioni sulla considerazione che
essi avevano per questa valle. Con tale prova della significativa occupazione
romana in questa zona, oltre alla sua posizione strategica e facilmente
difendibile,  piuttosto semplice comprendere perch i Visigoti,
ammiratori della cultura e dell'abilit militare dei Romani, debbano aver
scelto Rennes-le-Chteau per stabilire la loro principale roccaforte, che
divenne il loro ultimo rifugio di fronte al predominio dei Franchi.
Tra i vasti canali sotterranei della regione, due in particolare sono degni
di nota. Proprio nel cuore delle alte Corbires si trova il piccolo villaggio
di Auriac, un nome che ricorda il legame con le antiche miniere d'oro
(il termine francese per oro , infatti, or, dal latino aurum), cos come
il piccolo villaggio di L'Auradieu, ed il piccolo corso
d'acqua Aurio. Vicino al villaggio c' un altro torrente, il
Ree de l'rmita, che sgorga da
un canale sotterraneo attorno al quale si trovano antiche miniere, una
delle quali si chiama L'Hrmita (che forse deriva da L'Ermite), l'eremita.
La chiesa di Rennes-le-Chteau, restaurata nel tardo XIX secolo, 
ornata da molti simboli che si riferiscono sia ai canali che agli eremiti.
Quella a sud di Rennes-le-Chteau si chiama la Grotte du Carla.
Cos come molti altri canali sotterranei, entrambi si sono dimostrati difficili,
pericolosi, o persino impossibili da esplorare completamente partendo
dai punti d'accesso conosciuti. E possibile che alcuni di questi canali
siano pi facilmente accessibili da altre strade, che per ancora non
sono state scoperte.  interessante il fatto che le parole caria e aven
(grotta) compaiano in un messaggio decodificato da un crittogramma
trovato a Rennes-le-Chteau dopo la morte del suo parroco, nel 1917. Si
tratta di un messaggio curioso contenente riferimenti diretti alla famiglia
Hautpoul, ai Visigoti, ai templari, al tesoro e ad un re morto. Nel corso
di questa storia tutti questi diverranno argomenti dominanti.
Quindi, come punto di partenza abbiamo una regione remota intrisa di
storia e di leggenda, che probabilmente nasconde il segreto di un grande
tesoro nascosto. Nel corso della storia questa regione  stata testimone, e
probabilmente ha ispirato, una vera e propria aggressione di forze sia
spirituali che temporali, in una ricerca insaziabile di potere e ricchezza.
 
Capitolo 2.
La lotta per la supremazia religiosa.
Il cristianesimo ariano e cattolico;
Islamismo ed ebraismo;
Dagoberto II;
Settimania.

Mentre Tito guidava la distruzione di Gerusalemme e il trasferimento
del tesoro, seguaci dell'insegnamento di Ges di Nazareth spargevano
i semi di una religione che sarebbe giunta a dominare il mondo occidentale.
In seguito alla crocifissione di Ges, gruppi di discepoli partirono
da Gerusalemme per diffondere il verbo del loro maestro; alcuni
si diressero ad est verso la Persia, altri a nord-ovest verso la Grecia,
mentre altri ancora scelsero una vita di riflessione come eremiti nel deserto
egiziano.
Tuttavia, i pi influenti furono quelli che attraversarono il Mediterraneo
per giungere a Roma, il cuore dell'Impero Romano. I pi famosi
erano Pietro e Paolo. Infatti, fu l'interpretazione che Paolo fece degli insegnamenti
di Ges a costituire le basi di quello che sarebbe divenuto
noto come cristianesimo, e fu proprio la versione paolina a produrre la
pi efficiente amministrazione della Chiesa cattolica romana.
Questa istituzione, originariamente fondata per soddisfare le esigenze
spirituali di tutti coloro che ad essa si convertivano, era, per la sua stessa
natura, in conflitto con le altre religioni gi esistenti nella regione: l'ebraismo,
lo zoroastrismo persiano, il culto romano di Mitra, una moltitudine
di fedi pagane ed infine l'islamismo. Le ostilit che ne seguirono
procurarono terreno fertile per lo sfruttamento da parte di adepti, dai
dubbi principi morali, di queste diverse religioni; agendo apparentemente
per difendere le loro fedi, essi si trovavano nella posizione di poter
sfruttare la loro fede come scusa o motivazione per portare avanti attivit
segrete. E come questa storia sveler, questa  diventata una tradizione
di vecchia data.  proprio sotto la copertura della religione che alcuni
gruppi hanno segretamente tentato di prendere il controllo della
Linguadoca e del suo tesoro, e di sopprimere le attivit parallele dei loro
avversari.
Sebbene la Chiesa cattolica sia giunta a dominare la cristianit, nei primi
250 anni successivi alla morte di Cristo fu soltanto una delle svariate
sette che si chiamavano cristiane. Poich gli insegnamenti originali furono
diffusi in una vastissima area dai discepoli, alcuni dei quali non
avevano mai neanche visto Ges in vita, nacquero inevitabilmente differenze
nell'interpretazione, che provocarono controversie. La controversia
maggiore ha a che fare con la vera natura di Ges: era il vero figlio di
Dio fattosi uomo? O era semplicemente un uomo dall'ispirazione divina?
Tra questi due estremi c'erano vari gradi di fede, o interpretazioni,
sulla sua divinit, che differivano da quella della fede ortodossa romana,
come ad esempio la credenza nestoriana del V secolo, secondo la quale il
suo corpo era umano, ma il suo spirito era divino.
Nato in Persia, da dove si diffuse ad est fino in Cina, il nestorianesimo
si svilupp a fianco a fianco con una ben pi influente eresia, il manicheismo,
la fede dualistica secondo la quale soltanto il mondo spirituale
rappresentava il bene, mentre tutte le cose materiali erano intrinsecamente
rappresentanti del male, rendendo in questo modo impossibile per
Dio apparire con sembianze umane. Un ramo cadetto di questa fede ebbe
un ruolo drammatico nella storia della Linguadoca. Naturalmente, il dibattito
sulla vera natura e sugli insegnamenti di Ges continua ancora
oggi, sebbene non sia necessariamente classificato come eresia. L'ampio
raggio di possibili trasformazioni della fede cristiana ha fornito una base
di partenza per molti che sostenevano di offrire un sostegno spirituale.
L'ultimo trionfo della Chiesa cattolica sui suoi rivali come detentrice
della vera fede ruota attorno ad un momento decisivo della storia: la
conversione al cristianesimo dell'imperatore Costantino il Grande. Si dice
che Costantino ebbe un'apparizione profetica nella quale vide una
croce luminosa nel cielo, accompagnata dalla frase In hoc
signo vinces (Sotto questo segno vincerai), poco prima
della sua vittoria sul rivale
Massenzio, nel 313, a ponte Milvio, fuori Roma. La tradizione vuole
che fu questa esperienza ad indurlo ad adottare il cristianesimo come
religione universale dell'Impero Romano. In realt questa scelta poteva
essere stata motivata allo stesso modo dall'interesse politico ad unificare
tutti i culti all'epoca praticati nell'impero. Molte tradizioni furono assimilate
rapidamente: la festa religiosa cristiana, la domenica, era gi dedicata
al Sole in base al culto del Sol Invictus, cos come il 25 dicembre,
che era gi una festa religiosa prima di essere adottata come data di
nascita di Ges.
Ma divenne presto ben chiaro a Costantino che la stessa fede cristiana
era divisa in molte sette diverse, alcune delle quali erano in aperto conflitto.
Per parlare di questo problema, nel 325 convoc un concilio a
Nicea, nel quale doveva essere rappresentata ogni setta.
Persino all'interno
della sua famiglia c'era una discordanza d'opinione. La madre, Elena,
era una seguace devota del cristianesimo paolino, mentre la moglie era
una sostenitrice di Ario, il capo della principale opposizione. La dottrina
di Ario metteva in dubbio la convinzione cattolica che Ges fosse
realmente Dio, considerandolo un ponte divino tra Dio e l'uomo. Questa
ed altre questioni fondamentali furono discusse energicamente a Nicea.
Alla fine Costantino, indubbiamente influenzato dalla fervida fede della
madre, decise in favore della versione paolina, dichiarando gli ariani eretici.
Quindi fu sulle basi del cristianesimo paolino che l'istituzione della
Chiesa cattolica romana fu costruita.
Nonostante tutto la dottrina di Ario continu ad attirare
adepti. Per molti che provenivano da culti pagani era pi semplice accettare che Ges
non fosse realmente Dio; per questo motivo, gi nel VI secolo, l'arianesimo
era il culto predominante nella met del mondo cristiano. Il centro
della Chiesa cattolica a quel tempo era Costantinopoli, la citt ricostruita
da Costantino per farne la nuova capitale, mentre Roma fin sotto il controllo
degli ariani una volta conquistata dai Visigoti. E fu proprio la dottrina
ariana che questi ultimi portarono con loro quando migrarono ad
ovest attraversando il sud della Francia fino alla penisola iberica. Forse
come reazione all'espansione dei Visigoti, Clodoveo, re dei Franchi,
adott di nome il cattolicesimo, guadagnandosi in questo modo il supporto
di quello che restava della gerarchia romana in Gallia. Questo gli
permise di affrontare i Visigoti, ottenendo una vittoria decisiva a Soissons,
nel 486. Ma i Visigoti lasciarono un'eredit spirituale, oltre che
materiale.
Nonostante gli sforzi della Chiesa di Roma e dei suoi difensori militari,
la Linguadoca, con le sue comunit isolate e le zone di territorio ostile,
non fu mai completamente epurata dall'arianesimo, continuando ad essere
terreno fertile per l'eresia ed il conflitto che da essa derivava.
Probabilmente i Franchi ebbero un'altra forte motivazione per convertirsi.
Sembra improbabile che il crudele Clodoveo, che assassin tutti i
suoi rivali al trono, non sapesse nulla del magnifico tesoro dei Visigoti.
Quindi, la scusa della soppressione dell'eresia fu un'occasione eccellente
per sferrare un'offensiva che gli avrebbe, inoltre, dato l'opportunit di
mettere le mani sul tesoro. Tuttavia, nonostante pi di 200 anni di conflitto,
i Franchi non furono mai del tutto vincitori. Con l'aiuto del loro
alleato Teodorico l'Ostrogoto, i Visigoti riuscirono a mantenere il controllo
della zona mediterranea della Francia che si chiama Linguadoca,
allora nota come Settimania. La provincia di Settimania, che trasse il suo
nome dai veterani della VII legione romana ritiratisi in quella zona durante
il regno di Augusto, come si vedr ha un ruolo decisivo nella storia
della Francia che sta venendo a galla, non ultimo per il fatto che in quella
zona si trovano gli ultimi luoghi di riposo del tesoro di Gerusalemme.
Le questioni non erano ben risolte tra i Franchi e, in seguito alla morte
di Clodoveo, il regno fu diviso tra i suoi figli. Questo indebol la loro
forza nella lotta contro i Visigoti, sebbene nel 560 i regni
franchi di Austrasia e Neustria comprendessero la maggior
parte della Francia, della
Germania del sud e della Svizzera. I discendenti di Clodoveo formarono
una dinastia regnante, i Merovingi, che si distinguevano per i capelli
lunghi associati simbolicamente alla forza ed al potere cos come nel caso
biblico di Sansone. Regnando per 250 anni, i Merovingi acquisirono
una reputazione mitica simile a quella di Art, divenendo un potente archetipo
del monarca divino.
Dagoberto, un bisnipote di Clodoveo, nel 630 divenne re di tutto il territorio
riunito dei Franchi e fu soltanto il primo degli svariati personaggi
illustri a portare questo nome. A quel tempo, tuttavia, alcuni dignitari di
corte noti come maggiordomi o maestri di palazzo, avevano escogitato
il modo di accumulare potere sufficiente a sfidare quello dei loro
monarchi, avendo inoltre, di fatto, il controllo dei regni di Austrasia,
Neustria e Borgogna. Nel 656, in seguito alla morte di Sigeberto III, il figlio
di cinque anni ed erede naturale, Dagoberto II, fu rapito dal maggiordomo
in carica, Grimoaldo, e consegnato nelle mani di Dido, vescovo
di Poitiers. Rifiutandosi di uccidere il giovane erede come gli era stato
ordinato, il vescovo lo mand in esilio nel monastero di Siane, in Irlanda,
pensando che fosse sufficientemente lontano da non rappresentare
una minaccia in futuro. Nel frattempo il figlio di Grimoaldo fu insediato
come re.
Dopo aver portato a termine un vasto ciclo di studi ed essere entrato
nella cerchia della nobilt celtica irlandese, Dagoberto spos Matilde,
una principessa celtica. I due si trasferirono in Inghilterra, prendendo dimora
a York, dove Dagoberto strinse una forte amicizia con Vilfredo,
l'influente vescovo del posto. Quest'ultimo aveva avuto un ruolo chiave
nel corso del sinodo di Whitby, il drammatico confronto tra la Chiesa
cattolica e quella celtica. La Chiesa celtica si era sviluppata dall'arida
tradizione monastica ispirata dall'apostolo Marco, e fu diffusa a nord dai
missionari che avevano viaggiato seguendo le coste occidentali dell'Europa
fino all'Irlanda. Nonostante la possibilit che sotto l'aspetto spirituale
fosse una forma pi pura di cristianesimo, la Chiesa celtica era vista
come una forza avversa alla Chiesa cattolica e, come la dottrina ariana,
fu tacciata di eresia. Ai seguaci fu offerta la possibilit di scegliere
tra la persecuzione e l'assoggettamento al controllo di Roma. Fu con
l'intento di consolidare ed espandere questo controllo che Vilfredo cerc
di sostenere la posizione del legittimo re cristiano dei Franchi.
Matilde mor dando alla luce la loro terza figlia, e si dice che fu Vilfredo
ad organizzare in tutta fretta un secondo matrimonio per Dagoberto II
con una principessa visigota, Giselle de Razs. Poich era figlia di Bera
II, il conte di Razs, e nipote di Wamba, re dei Visigoti, il matrimonio di
Giselle riun la linea di discendenza dei Visigoti e quella dei Merovingi.
A quel che si suppone il matrimonio ebbe luogo nella originaria chiesa
di Rennes-le-Chteau, che a quel tempo era la fortezza di Rhedae, l'ultimo
baluardo del dominio dei Visigoti in Francia. Fu da qui che Dagoberto,
ricco e sicuro di s, riusc a dare inizio al suo tentativo di recuperare
il trono. Nel 674 era riuscito a diventare re dell'Austrasia, e due anni dopo
Giselle diede alla luce suo figlio ed erede, Sigeberto IV. Dagoberto
govern con il pugno di ferro, occupandosi in modo competente delle
dispute interne tra i nobili riottosi, riuscendo persino a riportare sotto il
suo regno anche l'Aquitania (ad ovest della Linguadoca). Tuttavia, e di
certo con disappunto di Vilfredo, Dagoberto non si impegn nei confronti
della Chiesa cattolica, propendendo piuttosto per l'arianesimo dei
Visigoti, suoi parenti acquisiti.
Nel 679, Dagoberto fu assassinato nella foresta di Stennay, nelle Ardenne,
per ordine del maestro di palazzo, Pipino il Grasso, ma con la tacita
approvazione della Chiesa cattolica romana, che riteneva di poter
sopportare quest'atto generato dall'interesse politico, pur di sopprimere
l'eresia. La Chiesa quindi sostenne il diritto di Pipino di assumere il potere.
Secondo la leggenda, Sigeberto, il giovane figlio di Dagoberto, fu
mandato in salvo dalla famiglia della madre a Rennes-le-Chteau, dove,
come Sigeberto IV assunse infine il titolo dello zio, il conte di Razs.
A dire il vero, la Pietra dei cavalieri del secolo VIII, scoperta durante
il restauro della chiesa di Rennes nel 1891, sembra ritrarre
il giovane Sigeberto mentre viene portato in salvo in groppa
ad un cavallo da un cavaliere armato.
La leggenda sostiene, inoltre, che questo cavaliere, uno
dei fedeli compagni del padre di Sigeberto, si chiamava Mrove Levi, e
visto che il suo nome  di origine ebraica, questo elemento risulter avere
una certa importanza. Henri Buthion, ex proprietario della tenuta dell'abate
Saunire, ritiene che questa pietra scolpita un tempo ricoprisse
quella che, all'interno della chiesa, era effettivamente la pietra tombale
di Sigeberto. La scoperta casuale nel villaggio, durante gli scavi lungo
una strada per mettere nuove tubature dell'acqua, di altre pietre tombali
e manufatti che facevano parte di un cimitero merovingio sembrerebbe
confermare questa possibilit.
Si deve ricordare che la nascita di Sigeberto fu il risultato dell'alleanza
dinastica, per mezzo del matrimonio di Dagoberto II, dei re merovingi e
dell'aristocrazia visigota; come tale, Sigeberto sarebbe stato tenuto in
grande stima dallo stesso popolo visigoto. Giunto a Rennes, ed assunto il
titolo di conte di Razs, sarebbe, inoltre, stato iniziato senza dubbio al
segreto del favoloso tesoro dei Visigoti. Una ricerca pi approfondita ha
dimostrato che la sua genealogia pu benissimo aver incluso anche un
elemento ebreo. Questo aggiunge una nuova intrigante dimensione all'atteggiamento
di Dagoberto, e a quello dei suoi discendenti, nei confronti
del tesoro nascosto.
Ma esiste anche un'altra leggenda riguardo alla genealogia di Sigeberto
IV. Alcune fonti sostengono che in realt fosse il figlio di Bera, il conte
di Razs, il cui padre era il re dei Visigoti, Wamba; Sigeberto in seguito
spos Magdala, la figlia di Bridget, una delle tre figlie di Dagoberto II e
della sua prima moglie, Matilde. In questo resoconto,  Magdala ad essere
stata portata in salvo a Rennes-le-Chteau dal cavaliere Mrove
Levi. Se questa versione della storia  corretta, allora Dagoberto non
avrebbe avuto alcun legittimo erede al trono, poich per la legge salica
(adottata dai Merovingi) le donne non potevano succedere al trono. In
questo modo, mentre Sigeberto IV ed i suoi discendenti avrebbero ancora
avuto un diritto al titolo di conte di Razs, non avrebbero potuto avanzare
alcuna pretesa nella successione merovingia.  possibile che la storia
di Sigeberto fu inventata per legittimare la rivendicazione al trono, e
quindi all'oro?
Ma c' un'altra prova che pu chiarire il rapporto di Sigeberto con Dagoberto
II. Pur non essendo forse familiare ai britanni di oggi, ci furono
non meno di quattro re inglesi con questo nome. Noti con un nome dalla
grafia pi anglicizzata, Sigeberht, regnarono nel VII e VIII
secolo, nei regni del Wessex, Essex, e Anglia orientale. Questo pu in qualche modo
sostenere la teoria che Sigeberto fosse il figlio di Dagoberto. Sigeberto
sarebbe nato poco dopo il ritorno di Dagoberto dalla Britannia; in questo
modo il nome non sarebbe stato del tutto inverosimile per il figlio.
I Merovingi continuarono a regnare sui territori dei Franchi soltanto di
nome. Il vero potere era, infatti, nelle mani dei discendenti di Pipino il
Grasso, destinati a fondare la dinastia dei Carolingi. Difensore militare
della Chiesa di Roma, il primo carolingio fu il figlio di Pipino, Carlo
Martello. Pur non essendo mai incoronato re di fatto, fu l'eroico Carlo
Martello che, come si  visto, sconfisse i Berberi islamici (o Mori).
... ...
Nel frattempo, il potere dei Visigoti fu confinato nella remota valle dell'Aude
con la sua capitale-fortezza di Rhedae, oggi Rennes. Eppure,
mentre il potere dei Visigoti nella regione stava declinando, questa concentrazione
d'attivit a Rennes diede vita, in quella zona, ad una sorta di
et dell'oro. Questo  confermato dal rapporto di un censimento delle
cittadine della Linguadoca nel tardo VIII secolo, fatto dal
vescovo Teodolfo su incarico di Carlo Magno, il nipote ed
erede di Carlo Martello,
dal quale risulta che Rhedae era una citt di pari importanza delle sue vicine,
Carcassonne e Narbona.
Carlo Magno fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero dal
papa Leone III, il giorno di Natale dell'anno 800, in segno di riconoscenza
per il ruolo svolto nell'espansione dell'influenza della Chiesa su
quelli che allora erano i domini dei Franchi. Egli cedette la
citt di Carcassonne, come riconoscimento del suo servizio
militare, ad uno dei
suoi comandanti, che assunse il titolo di conte di Carcassonne, tra i cui
possedimenti c'era Rhedae. Poco tempo dopo Rhedae raggiunse il momento
di massimo splendore quando fu elevata allo stato di citt reale
con il matrimonio di Amalarico, figlio di un re dei Visigoti, con la principessa
dei Franchi, Clotilde. Rhedae, a questo punto, si preparava a godere
di un lungo periodo di cultura e splendore destinato a durare circa
200 anni.
Preoccupandosi dei principali conflitti tra il cristianesimo e l'islamismo,
e persino all'interno della stessa fede cristiana,  facile non notare
la presenza di quella che probabilmente  la pi antica setta religiosa
ancora esistente nella regione. Vivendo prevalentemente in comunit
molto unite, in parte come protezione dalla sempre presente paura della
persecuzione, ed in parte per i loro forti legami familiari e le loro tradizioni,
gli Ebrei avevano fondato svariate comunit fiorenti fuori della
Terra Santa, tra cui una delle pi grandi era a Marsiglia. Pur essendosi
insediata alcuni secoli prima, fu all'epoca dei Romani che questa comunit
ebraica espanse maggiormente la propria influenza e ricchezza,
principalmente attraverso il commercio. Nella vicina Camargue, un'isola
paludosa alla foce del Rodano, nacque una leggenda, con alcune
variazioni, secondo la quale nel 44 d.C. Maria Maddalena, il fratello Lazzaro
e molti altri, fuggiti ad Alessandria, attraversarono il Mediterraneo
ed arrivarono non molto lontano dalla citt di Marsiglia, nel villaggio di
Ratis, che oggi si chiama Les Saintes Maries de la Mer. Poco tempo dopo
il gruppo si divise e la Maddalena si trasfer a circa 50 km ad est per
trascorrere il resto della sua vita nella caverna di Saint Baume. L mor
nel 60 d.C. (Questa storia  accettata come vera dalla Chiesa cattolica,
che ha costruito un mausoleo per i suoi resti nelle vicinanze di Saint
Maximin).
In seguito alla crocifissione, i seguaci di Ges furono considerati una
minaccia politica e religiosa dagli anziani del Tempio di Gerusalemme.
Ma poich le comunit ebraiche che si trovavano in ogni parte del Mediterraneo
non erano sotto il controllo centralizzato della setta di Gerusalemme,
 ragionevole credere che Maria ed i suoi compagni poterono
trovare un rifugio sicuro nel sud della Francia. Sulle leggende che circondano
la figura della Maddalena e il suo arrivo in Francia ha indagato
approfonditamente Margaret Starbird nel suo libro The Woman with th
Alabaster Jar [La donna dal vaso di alabastro].
Maria Maddalena, la seguace pi amata del Signore (forse persino
sua moglie in base ai Vangeli gnostici), si pensa abbia fatto parte della
trib di Beniamino; Ges apparteneva invece alla parte pi antica di
questa trib, la grande famiglia di Giuda. Un'altra tradizione sostiene,
invece, che sia Maria Maddalena che Ges erano nobili di nascita. Se 
questo il caso, il suo arrivo nel sud della Francia potrebbe essere stato
molto pi significativo per la comunit ebraica del tempo di quanto non
lo fu per la successiva comunit cristiana.
A questo punto, dalla sintesi tra avvenimenti storici, resoconti biblici e
leggenda emerge uno scenario interessante. Al loro ritorno nella terra di
Canaan dopo l'esodo, il territorio ribattezzato Israele fu suddiviso tra le
dodici trib. Fu al confine tra i territori delle trib di Giuda e di Beniamino
che fu fondata la citt di Gerusalemme, nella quale Salomone in
seguito costru il suo tempio.  scritto nel libro dei Giudici, versetto 21,
che la trib di Beniamino entr in conflitto con le altre trib; ne segu
una grande battaglia con molte vittime da entrambe le parti, che fin con
la sconfitta della trib di Beniamino. In seguito ci fu una riconciliazione,
ma, in base ad alcune leggende, non prima che un grande numero di appartenenti
alla trib di Beniamino fosse fuggita per cercare rifugio presso
i Fenici a Tiro, con i quali sembrava avessero gi avuto dei contatti.
Per mezzo del matrimonio, essi si sarebbero integrati nella societ fenicia.
Naturalmente  opportuno ricordare che fu Hiram, re di Tiro, ad inviare
a Salomone gli uomini ed i materiali necessari per costruire il suo
grande tempio.
Popolo di grandi navigatori e commercianti, i Fenici, a partire dal 600
a.C., colonizzarono gran parte della costa del Mediterraneo, incluse
Marsiglia e Narbona nella parte sud della costa francese, e verso l'interno
fino a Carcassonne, Tolosa e molto probabilmente Rhedae. 
possibile, quindi, che alcune delle prime comunit in queste
citt avessero avuto
origine dai Fenici beniaminiti. Maria Maddalena potrebbe, quindi,
aver trovato l una comunit che la accolse come una di loro. In base alla
teoria di alcuni ricercatori del posto, Andr Douzet e Antoine
Bruzeau, anche i discendenti di Maddalena avrebbero potuto avere un ruolo
significativo nel segreto del tesoro del Tempio di Gerusalemme. Il simbolo
biblico adottato dalla trib di Beniamino era il lupo: un'antica famiglia
della Linguadoca, che ha un ruolo centrale in questa storia, si
chiamava Luppe, una variante di loup, la parola francese per lupo.
Un'ulteriore informazione sulla leggenda di Maddalena, scoperta da
Douzet e Bruzeau, permette di addentrarsi ancora di pi nei misteri di
Rennes-le-Chteau. Essi sostengono che il corpo di Maria Maddalena fu
portato da un nobiluomo del IX secolo, Grard de Roussillon, all'abbazia
di Vzelay, che lui stesso aveva fondato. Grard de Roussillon era conte
di Barcellona, Narbona e Provenza, in altre parole di quelle che erano la
Provenza e Settimania, che includeva la regione di Rossiglione (Roussillon),
la quale si estendeva a sud fino al confine spagnolo (oggi nota come
la Catalogna francese). Essi sostengono, inoltre, che Maria Maddalena
ed i suoi compagni non arrivarono nella Camargue, ma a Mas de la
Magdalene sulla costa del Rossiglione, vicino Narbona, da dove, affermano,
lei avrebbe potuto viaggiare verso l'interno fino a Rennes-le-Chteau.
Grard scopr forse il suo corpo a Rennes e lo port a Vzelay? Se
cos fosse, questo aiuterebbe a spiegare perch il successivo culto di
Maddalena avrebbe dovuto avere una tale importanza a Rennes, e anche
perch la chiesa del villaggio, originariamente la cappella del castello,
dovesse essere dedicata a lei.
Con la conclusiva dominazione della regione da parte della Chiesa cattolica
inquisitrice, il ruolo rilevante avuto dagli Ebrei nei primi anni della
storia della Francia fu occultato in modo molto efficace. Spesso si tende
per comodit a dimenticare che il primo cristianesimo si era sviluppato
dall'ebraismo; che Ges, la sua famiglia e tutti i suoi discepoli erano
ebrei, e che la vera missione di Ges era la riforma della religione ebraica,
e non la creazione di una nuova religione.
Le comunit ebraiche prosperarono sotto l'amministrazione romana,
poich i Romani non erano minimamente interessati alla fede delle popolazioni
a loro sottomesse, purch pagassero le loro tasse e restassero
assoggettate. Quando ai Romani si sostituirono i Visigoti, l'effetto sugli
Ebrei fu minimo. Le teorie del cristianesimo ariano non entravano in
conflitto con l'ebraismo nel modo in cui era avvenuto con quelle della
Chiesa cattolica e questo permise un'integrazione pi semplice tra Ebrei
e Visigoti.  provato che tra le rispettive aristocrazie vi furono matrimoni
misti, che ebbero come risultato la presenza di nomi, dichiaratamente
semitici, tra coloro che non erano ebrei. Ad esempio, il nome Bera ricorre
frequentemente nella vasta famiglia di Dagoberto e di suo
figlio, Sigeberto, il conte di Razs.
Due fatti in particolare sottolineano il rapporto positivo che gli Ebrei
avevano sia con i Merovingi che con i Visigoti. Innanzi tutto, il Codex
Euricus riveduto nel 681 (basato sulla legge codificata emessa dal re dei
Visigoti del V secolo, Eurico), probabilmente la maggiore conquista in
campo legale dei Visigoti in Spagna, concernente una verifica dell'esistente
legislazione contro gli Ebrei ed il comportamento degli schiavi. In
precedenza gli Ebrei erano stati soggetti ad un trattamento duro da parte
di alcune classi influenti della societ visigota, e nella seconda met del
VII secolo furono costretti a fare una scelta difficile tra la conversione e
la schiavit. Per quale motivo gli amministratori visigoti avrebbero dovuto
preoccuparsi dei diritti degli Ebrei a tal punto da creare una legislazione
specifica? Secondo, sia i regnanti dei Franchi che quelli dei
Merovingi aderivano alla legge salica come base della loro struttura legale. J.
J. Rabinowitz, nell'opera The Title De Migrantibus ofthe Lex Salica and
th Jewish Herem Hayishub [Il Titolo De Migrantibus della legge salica
e l'ebraico Herem Hayishub], 1947, rivela che una parte importante della
legge salica, il Titolo 45: De Migrantibus, deriva direttamente dal
Talmud, la legge ebraica. (La legge salica derivava dal codice legale del
IV secolo dei Franchi salici, insediatisi nella regione olandese del Reno).
Quindi nella regione di Settimania dal VII al IX secolo viveva non soltanto
una popolazione ebraica vastissima, ma anche governata con una
benevolenza, che gli permise di esercitare una considerevole influenza
nella societ, persino ai pi alti livelli, consentendo un'integrazione nella
vita sociale dei Visigoti, dei Merovingi o dei Carolingi. Si sa che questi
gruppi agirono in accordo tra di loro per salvaguardare i loro reciproci interessi.
Per esempio, in seguito alla sconfitta subita per opera di Carlo
Martello, i Mori islamici furono inizialmente spinti a cercare rifugio nella
cittadina ben fortificata di Narbona, in cui si trovava gi una vasta comunit
ebraica. Sebbene all'inizio contento di vivere in reciproca collaborazione
con gli invasori islamici, Pipino III (o Pipino il Breve, figlio e successore
di Carlo Martello) desiderava, comunque, scacciare
completamente i Mori dalla Francia per rivendicare il proprio
diritto di successione
biblica (il diritto divino a regnare) con l'appoggio degli Ebrei, e forse,
in seguito avanzare un diritto legittimo sul tesoro. In cambio della creazione
di un principato indipendente ebraico, egli convinse gli Ebrei
a sconfiggere i difensori islamici di Narbona. Fu cos che,
nel 768, fu stabilita
a Settimania una formale enclave ebraica, che doveva a Pipino una
fedelt soltanto di nome. Il professore Arthur Zuckerman esamina questo
affascinante avvenimento storico nel suo libro A Jewish Princedom in
Feudal France [Un principato ebraico nella Francia feudale], 1972.
Pipino insedi anche un regnante degli Ebrei di Settimania, il cui nome
compare nella versione franca come Teodorico o Thierry, e che fu riconosciuto
sia da Pipino sia dal califfo di Baghdad come il seme della casa
reale di David, una descrizione che fu anche, inesplicabilmente, utilizzata
per i re Merovingi. Dal suo matrimonio con la sorella di Pipino,
Alda, Thierry ebbe un figlio, Guglielmo di Gellona.
Guglielmo di Gellona raggiunse una condizione quasi leggendaria nel
corso della sua vita, ispirando una serie di poemi epici scritti su di lui
come Guglielmo d'Orange, comparendo persino nella Divina Commedia
di Dante e nel pi antico Willehalm di Wolfram von Eschenbach. Guglielmo
fu uno dei primi comandanti di Carlo Magno nell'incessante
conflitto contro i Mori, colui che alla fine conquist Barcellona, estendendo,
in questo modo, l'influenza franca nei Pirenei. In qualit di re degli
Ebrei di Settimania, Guglielmo possedeva anche i titoli di conte di
Barcellona, di Tolosa, di Alvernia e, cosa forse ancora pi importante in
questa ricerca del tesoro, di Razs, il feudo che circonda Rennes-le-Chteau.
Uomo di grande cultura, fluente sia in arabo che in ebraico, si dice che
Guglielmo fond a Gellona, nel 792 circa, un'accademia di studi ebraici,
che attir nella sua celebre biblioteca molti studiosi. Quando lasci la
carriera militare, Guglielmo si ritir entro le mura della sua accademia.
Attualmente il monastero, parzialmente in rovina, di Saint
Guilhelm-le-Dsert, l'ex accademia conserva ancora una
reliquia della Vera Croce
donata a Guglielmo da Carlo Magno (cui a sua volta era stata donata dal
patriarca di Gerusalemme) come segno di riconoscenza delle sue imprese
militari. Tuttavia, la sua adozione come difensore del cristianesimo
considerando le sue famose prodezze in difesa dei Franchi cattolici contro
i Mori islamici, e la sua canonizzazione come san Guglielmo, ebbero
come risultato il relegamento delle sue origini ebraiche. Ma questo dualismo
ha i suoi risvolti intriganti: V. Saxer in Le Culte de Marie Madeleine
en Occident [Il culto di Maria Maddalena in Occidente] afferma che
Gellona divenne uno dei primi centri di culto della Maddalena, nel periodo
in cui fu sede dell'accademia ebraica.
L'incoronazione di Carlo Magno nell'800 ad imperatore del Sacro Romano
Impero consolid la posizione della Chiesa cattolica romana su
una vasta regione, che includeva quelle che oggi sono la Francia, la
Svizzera, la parte nord dell'Italia, e buona parte della Germania e dell'Austria.
Nonostante ci, la Linguadoca, con le sue lontane regioni
montagnose, continu ad essere in larga misura indipendente: le eresie
fermentarono, i singoli conti esercitavano grande potere ed accumularono
una grande ricchezza, fior una cultura di larghe vedute in cui la conoscenza,
le arti, la filosofia e l'etica erano tenute in grande stima. Tutti
questi attributi, naturalmente, rappresentarono una ragione sufficiente
perch gli avidi baroni del Nord e la paranoica Chiesa cattolica decidessero
di collaborare contro quest'oasi illuminata nell'era buia dell'Europa.
I successori di Carlo Magno tendevano ad essere incompetenti nell'esercizio
delle loro funzioni amministrative, e la loro mancanza di autorit
permise ad altri di fare incursioni all'interno del regno: i Normanni
riuscirono a colonizzare la zona nord-occidentale della Francia, che
adesso si chiama Normandia. Gli stessi Carolingi, alla fine, cedettero il
passo, nel 987, alla dinastia dei Capetingi, ma il titolo di imperatore del
Sacro Romano Impero pass ai re sassoni tedeschi, la maggior parte dei
quali erano discendenti degli Hohenstaufen. Ma gli Hohenstaufen erano
avversi alla Chiesa cattolica. Per questo motivo, con la complicit della
Chiesa di Roma, essi furono ben presto rimpiazzati dagli svizzeri Asburgo,
destinati a conservare il titolo di imperatori del Sacro Romano Impero
per pi di 500 anni.
Nel frattempo, nelle lontane colline pedemontane dei Pirenei, i discendenti
di Dagoberto II continuarono a detenere il titolo di conti di Razs.
E insieme a pochi altri discendenti di famiglie nate dall'integrazione di
Merovingi, Visigoti ed Ebrei continuarono tenacemente a mantenere il
segreto del favoloso tesoro del Tempio di Gerusalemme. Una delle famiglie
pi importanti tra queste, era quella degli Hautpoul, che nel XV secolo
divennero signori di Rennes e Blanchefort, ed occuparono il castello che si trovava vicino alla chiesa di Rennes-le-Chteau. In base alle ricerche
di Lionel Fanthorpe, gli Hautpoul erano discendenti del re visigoto
Ataulfo, successore di Alarico, colui che comand il sacco di Roma.
Inizialmente si stabilirono vicino a Mazamet, la citt a nord
di Carcassonne, dove oggi il villaggio di Hautpoul  precariamente abbarbicato
alla parete di un burrone, all'ombra della Montagne Noire (Montagna
Nera). Ataulfo era conosciuto nella zona come il re della Montagna Nera,
e poco pi a sud si trova la Montagna d'Alarico.
Il libro di Jean Robin Rennes-le-Chteau - La Colline Envoute [Rennes-le-Chteau
- La collina incantata], 1982, parla di altre famiglie di
probabile discendenza merovingia. Le sue scoperte si basano su un antico
documento, La Charte d'Alaon [La Carta d'Alaon], che, pur essendo
dell'845, fu pubblicato solamente nel 1694. La mancanza di una conferma
ha dato adito ad un acceso dibattito sull'autenticit di questo documento,
ma considerando questo insieme all'antichit delle famiglie di
cui parla - i Grammonds, i Montesquiou, i Galard, i Luppe ed i
Comminges - le conclusioni di Robin non sembrerebbero infondate.
Nel corso del tempo, il fatto storico e la leggenda si sono di certo fusi
per dare vita al potente simbolismo di un'antica linea di discendenza,
condivisa dai discendenti di una nobilt visigota-merovingia, che a sua
volta era probabilmente connessa alle antiche trib bibliche di Beniamino
e Giuda. Ma per quanto affascinante, la linea di discendenza non pu
essere la cosa importante. Di certo, ci che conta, politicamente, finanziariamente
e storicamente,  il fatto che gli antenati di queste famiglie
della Linguadoca condivisero il segreto del tesoro del Tempio di Gerusalemme
che si credeva fosse stato portato in salvo nelle montagne e vallate
delle Corbires.
 
Capitolo 3.
Sulle orme dei monaci guerrieri.
Alet e Blanchefort;
I templari;
L'attivit bancaria del Medioevo;
Un nuovo tesoro;
Il regno indipendente.

Situato vicino alla via romana che si estende a sud da Tolosa a Carcas-
sonne, e che attraversa l'antica citt, sede di mercato, di Limoux, si trova
il piccolo e delizioso villaggio di Alet-les-Bains. Raggiungibile passando
attraverso un ponte medievale sull'impetuoso fiume Aude, il villaggio
conserva ancora molte vestigia del suo antico passato. Fondato dai Romani,
che lo chiamarono Pagus Electensis (che significa luogo prescelto
o favorito), Alet-les-Bains gode di una posizione naturalmente difensiva,
e della presenza di sorgenti termali di acqua minerale sfruttate
ancora oggi.
Nel villaggio, circondato da un bastione del XII secolo con quattro entrate
fortificate, si trovano ancora molti edifici dell'epoca medievale. Ma
sono le rovine della grande cattedrale a dominare Alet. In origine un'abbazia,
questa magnifica struttura fu fondata nell'anno 813 da Bera, conte
di Razs e Barcellona, come testamento della sua ricchezza e del suo potere
come signore o seigneur. Elevata infine allo stato di cattedrale, essendo
la residenza di un vescovo, la sua diocesi si estese su un vasto territorio,
conferendo al suo vescovo grande potere. Cos come nel caso di
Rennes-le-Chteau, i turisti di oggi stenterebbero a credere che questo
tranquillo, piccolo villaggio era un tempo centro di una tale influenza e
ricchezza.
Viene da chiedersi per quale motivo questi luoghi, apparentemente insignificanti,
che sembrano immuni al trascorrere del tempo e all'accadere
degli avvenimenti, avrebbero dovuto essere teatro di una storia cos
straordinaria.
Un momento saliente, e particolarmente curioso, nella storia di Alet risale
al xvil secolo, quando il villaggio, in parte in rovina in seguito alle
brutali guerre di religione tra i cattolici e i protestanti, divenne un centro
d'attivit, la cui influenza era destinata a sentirsi in tutta la Francia. Un
personaggio di spicco della Chiesa cattolica francese, Nicolas Pavillon,
richiese in modo specifico la carica di vescovo di Alet, nonostante gli furono
offerti posti molto pi prestigiosi. Una volta stabilitosi ad Alet, egli
si accinse a ricostruire il villaggio ed a restaurare i suoi antichi edifici. Il
suo vasto progetto di costruzione includeva un restauro parziale della
grande cattedrale, un nuovo palazzo vescovile, una scuola, strade, un canale
d'irrigazione e propriet residenziali. Pavillon divenne, inoltre, un
 3. SULLE ORME DEI MONACI GUERRIERI
43
fervido sostenitore del giansenismo, una setta eretica cristiana di tutto rispetto.
Avendo una teologia piuttosto complessa, con substrati di elitarismo
cristiano, il giansenismo generalmente faceva appello ai pi intellettuali,
ma nonostante questo e la veemente opposizione dei gesuiti, ebbe
grande diffusione e divenne piuttosto influente. Tant' che anche i vescovi
delle vicine diocesi di Palmiers, Mirepoix e Foix divennero giansenisti.
Ma per quale motivo Pavillon scelse Alet? E da dove veniva il
denaro?
Inoltre, Nicolas Pavillon, insieme a san Vincenzo de' Paoli ed a Jean-
Jacques Olier, fondatore del Seminario, oltre che parroco, di Saint Sulpice
a Parigi, assunse la guida di una societ segreta, La Compagnie du
Saint-Sacrament (La Compagnia del Santo Sacramento). Fondata nel
1627, la Compagnie era anche nota come La Cabale des Devots (La
Cabala dei Devoti). Condannata per le sue attivit politiche, che si
estendevano sino al cuore della famiglia reale di Luigi XIII, sembra che
la Compagnie cercasse di prendere il controllo di tutti i ruoli chiave delloStato. Tra i tanti nomi con cui era chiamata questa societ, che agiva
all'ombra della politica e della Chiesa cattolica, c'era anche lo sconcertante
Les Enfants de Salomon, cio I bambini di Salomone.
A mano a mano che gli elementi vengono messi insieme inizia a delinearsi
un profilo ben nitido, e sorprendente. L'abbazia di Alet, dopo tutto,
fu fondata da Bera, conte di Razs, discendente delle antiche unioni
tra le famiglie dei Merovingi, Visigoti ed Ebrei di cui si  parlato. All'epoca,
Alet divenne il centro di una societ politica segreta che aveva come
scopo l'infiltrazione nei corridoi del potere. Inoltre, questa era collegata
al biblico Salomone, colui che costru il primo Tempio di Gerusalemme.
Per mezzo di Olier, la Compagnie segreta era, inoltre, connessa
alla chiesa di Saint Sulpice, che comparir nell'intricata trama di questa
saga del tesoro nascosto.
Nel XII secolo, l'abbazia rivendic i suoi diritti sul castrum de Blan-
cafort, il castello di Bernard de Blanchefort, un feudo di Rennes-le-
Chteau che si trova nella diocesi di Alet. Nel 1119, all'incirca all'epoca
della fondazione dell'Ordine dei Cavalieri templari, il papa Callisto II intervenne
personalmente, decidendo in favore dell'abbazia. Bernard lott
contro questa decisione e, dopo dodici anni di combattimenti, costrinse
infine il papa a rivedere la sua decisione. Di origine visigota, le rovine di
Blanchefort oggi suggeriscono che questo non fu tanto un castello, quanto
piuttosto una torre d'osservazione fortificata, circondata dai territori
di Blanchefort. Ancora pi intrigante  la presenza di un'antica miniera
d'oro, scavata dai Romani, che si estende in profondit all'interno del
fianco roccioso della collina. Era la torre di Blanchefort ad essere cos
desiderabile, o la miniera che si trovava nel sottosuolo, che, molto probabilmente,
avrebbe potuto contenere parte dell'antico tesoro dei Visigoti?
Lo storico locale del XIX secolo, Louis Fedie, sosteneva che i pozzi
che si trovavano ai piedi delle mura di Blanchefort, davano accesso all'antica
miniera. Inoltre, gli abitanti del posto dal Medioevo ad oggi han-
 44
PARTE PRIMA
no ritenuto che i metalli preziosi estratti dalla miniera non provenissero
da una vena d'oro naturale, ma da un deposito d'argento e oro nascosto
l dai Visigoti.
Secondo un'altra storia del luogo, Blanchefort e Rennes-le-Chteau sono
collegati da un passaggio o un corso d'acqua sotterraneo. Vista la distanza
che li separa questo sembrerebbe improbabile. Tuttavia, una dettagliata
mappa geofisica, che delinea la struttura geologica ed i giacimenti
minerari della regione, evidenzia una faglia negli strati di roccia
che si estende verso ovest dal villaggio di Grans, passando vicino ai
piedi del fianco occidentale della collina di Rennes-le-Chteau prima di
continuare verso la base di Blanchefort, per giungere infine al villaggio
di Arques. Questa  soltanto una di una serie di faglie; l'intera zona evidenzia
una tale abbondanza di attivit geologica, causata dalla formazione
della catena montuosa dei Pirenei, che non  per niente sorprendente
trovare tante estese gallerie sotterranee e reti di canali. L'intensa attivit
geologica cre anche il Pech de Bugarach, alto 1230 metri, il picco pi
imponente dell'intera regione. Ritenuto da alcuni un vulcano ormai
spento, da esso scaturiscono sorgenti termali e, cosa pi sorprendente,
un corso d'acqua salata, il Blanque.
Nonostante la mancanza di documenti contemporanei, e l'incongruenza
nella compitazione dell'epoca,  universalmente accettato che il quarto
Gran Maestro dei templari fu un certo Bernard de Blanquefort, un modo
diverso per scrivere Blanchefort;  molto probabile che i territori di
Blanchefort che si trovavano nella regione di Razs facessero parte dei
pi vasti possedimenti della famiglia. L'Histoire Generale de Languedoc
[Storia generale della Linguadoca], compilata dai monaci di Alet nel
xvn secolo, parla anche della famiglia Blanquefort, uno dei cui membri,
Amaud de Blanquefort, un valoroso cavaliere, si dice fu un sostenitore
di Raimondo di Tolosa.  riportato anche che Bertrand de Blanchefort
intraprese attivit minerarie clandestine, facendo giungere dei minatori
dalla Germania, appositamente per gli scavi, in modo da limitare i contatti
con la gente del luogo. A dire il vero, ad essi era stato esplicitamente
proibito di farlo, per proteggere, in questo modo, il segreto su ci che
si trovava nella miniera.
Blanchefort non  l'unica connessione evidente tra i conti di Razs e le
attivit di quell'ordine di monaci guerrieri, conosciuti come templari.
Anzi, questi erano destinati a svolgere un ruolo politico ancora pi importante
nell'Europa occidentale, ed in particolar modo nella Linguado-
ca. Approssimativamente a 6,5 km a sud-est di Rennes-le-Chteau c'
una vetta rocciosa sulla quale, un tempo, i Visigoti costruirono delle fortificazioni
che, come quelle di Rennes e Blanchefort, fanno la guardia a
questa valle isolata ed ai suoi preziosi depositi.
Indicate sulle cartine attuali come Chteau des Templiers (Castello
dei templari), si ritiene che le rovine che oggi si possono visitare siano i
resti del castello di al-Bezun (anche Albedun o Albedunum). Il signore
di questo castello, all'inizio del XII secolo, era Bernard Sismund d'al-Bezun. Antichi documenti sui quali compare il
nome, parlano di Sismund, Sermon, Simon, ma, come un famoso
storico locale, J. A. Sipra,
ha dimostrato, questi nomi sono, senza dubbio, derivazioni del
nome visigotico Sigismund. Bernard d'al-Bezun era un membro
dell'antica famiglia
Aniort o Oth (spesso i due nomi sembrano intercambiabili), da
cui discendevano per linea di sangue o per matrimonio molti appartenenti
alle nobili famiglie della regione di Razs. Egli cambi il suo cognome
con un altro derivato dal luogo in cui risiedeva, che oggi si chiama
Bzu. Bernard era zio di due fratelli, Bonet e Pierre de Redas, entrambi
templari, e fece sostanziose donazioni all'Ordine dei templari, ratificate
in un documento datato 22 febbraio 1151. Altre donazioni erano
state fatte in precedenza da altri signori locali, come mostrato negli atti
ancora conservati per questo motivo nell'abbazia di Alet.
Tuttavia, l'abate M. R. Mazires, un appassionato ricercatore di storia
locale, sostiene che il castello di Bzu (o Albedun), non era realmente
sotto il controllo dell'Ordine dei templari, nonostante lo stretto legame
tra questi e la famiglia Aniort. Egli ritiene, invece, che una fortezza appartenente
a Pierre d'Aniort si trovasse a poca distanza dal villaggio di
Bzu, e che fosse la tenuta di Les Tiplis, un po' pi a sud nella valle,
sede della commenda dei templari; egli fa inoltre notare che Les Tipliers
 la forma catalana per Les Templiers (I templari). Qualunque sia l'esatta
locazione degli edifici dei templari, e la precisa natura delle sue
fortificazioni, non c' alcun dubbio che Bzu fu un luogo importante per
chiunque si trovasse sulle tracce del tesoro, e che ebbe la sua parte nella
difesa della regione di Razs.
Nel singolare villaggio di Campagne-sur-Aude sono presenti ancora
oggi molte tracce del suo passato templare. Situato a soli 5 km da Rennes-le-Chteau
sulle rive del fiume Aude, il villaggio si  sviluppato intorno
ad una fortezza circolare, al centro della quale si trova una chiesa.
Sul suo antico ruolo, attestato anche dai nomi delle sue strade, sono state
fatte ricerche esaurienti dallo storico locale George Kiess, fondatore di
un'associazione di ricerca templare di tutto rispetto.
Ma chi erano esattamente questi cavalieri medievali? Quale era la vera
natura delle loro attivit? E per quale motivo giunsero ad avere una relazione
cos stretta con questo luogo isolato della Francia rurale? Circa
700 anni dopo la soppressione dell'originario Ordine medievale dei templari,
il fascino di questi quasi mitici guerrieri dello spirito  ancora forte.
Nella diffusione di ordini cavallereschi in tutto il mondo, i moderni
templari sono probabilmente i pi numerosi, e superano di gran lunga il
numero dei cavalieri dell'epoca medievale. Una miscela potente di virt
militari, come il coraggio, la disciplina, la forza d'animo, e il vigore, insieme
ai valori spirituali dell'altruismo, della compassione, della carit e
della cavalleria, creano un potente archetipo, che pu spiegare qualcosa
del fascino dell'Ordine; una classe cavalleresca di tale sorta  esistita
nelle civilt pi sofisticate di tutto il mondo. Una visione romantica dei
templari si diffuse anche ai loro tempi, per mezzo delle opere di scrittori
e poeti della tradizione dei trovatori come Wolfram von Eschenbach, che
si rifer a loro come ai guardiani del Santo Graal. Questa concezione fu
rafforzata ulteriormente dalle opere di Sir Thomas Mallory, ed in seguito,
da quelle di Sir Walter Scott, cos come dalla loro appartenenza ai pi
alti livelli della Massoneria nel XVIII secolo. Ma queste fonti si sono rivelate
pi utili alla leggenda che circonda i templari che all'accuratezza
storica, e senza dubbio, i templari sono molto pi che una forza militare
che difendeva il cristianesimo contro l'islamismo.
Grazie all'unit politica e spirituale che Maometto port nel mondo
arabo, la nuova religione dell'Islam si diffuse rapidamente nel Medio
Oriente e nell'Africa settentrionale, sostituendosi al potente Impero Romano
e a quello Persiano. La Palestina, e di conseguenza Gerusalemme,
era sotto il controllo dei musulmani dal 650, ed era destinata a restarvi
per circa altri 450 anni. Tuttavia, Gerusalemme era ancora, a tutti gli effetti,
una citt aperta, in cui ebrei, musulmani e cristiani erano liberi di
seguire le loro fedi religiose.
 interessante notare che un ampio numero di arabi si convertirono al
cristianesimo nel periodo precedente alla diffusione dell'islamismo; per
loro Ges era un arameo della regione della Galilea, e quindi, per definizione,
non era un ebreo. Inoltre, molti arabi si convertirono anche all'ebraismo.
Considerando la moltitudine di altri culti e sette che si stabilirono
in Medio Oriente,  facile capire come mai Gerusalemme divenne
un centro spirituale per molte fedi diverse tra loro.
Naturalmente, per le tre religioni principali, l'ebraismo, il cristianesimo,
e l'islamismo, Gerusalemme ricopriva un significato particolare,
principalmente per il grande tempio, costruito sugli affioramenti rocciosi
del Monte Sion e del Monte Moriya, in una posizione che domina il centro
della citt. Per gli ebrei era il luogo sacro in cui ebbe luogo il sacrificio
del profeta Abramo, ed in seguito, quello in cui si trovava il Tempio
di Salomone, nel cui sancta sanctorum era conservata l'Arca dell'Alleanza;
per i cristiani, Gerusalemme simbolizzava tutto questo, ed in pi
la passione, la morte, la sepoltura e l'ascensione di Ges; per i musulmani,
la roccia di Shetiyah sul Monte Moriya era il punto da cui Maometto
era asceso al cielo. In onore del fondatore della loro religione, i musulmani
costruirono l'ottagonale moschea dai tetti dorati, conosciuta come
la Cupola della Roccia. Tuttavia, pur essendo uno splendido edificio, la
Cupola fu considerata un affronto non solo nei confronti degli ebrei, ma
anche della comunit cristiana occidentale, e questo, accentuato dal rifiuto
dei selgiuchidi musulmani di consentire i pellegrinaggi dei cristiani
, costitu un valido motivo per dare avvio ad una serie di missioni armate.
Nel 1095, al Concilio di Clermont, il papa Urbano II fece un appello in
favore di una crociata per liberare la Terra Santa dai musulmani. La prima
crociata fu quella di maggior successo, poich port sotto il controllo
cristiano la citt di Gerusalemme. Un gruppo di cavalieri e di uomini
d'armi, guidati da alcuni importanti esponenti della nobilt,
incluso Raimondo, il potente conte di Tolosa, entr a
Gerusalemme nel luglio del
1099, dopo essersi aperto la strada da Costantinopoli, passando per Antiochia.
Al comandante di questo esercito vittorioso, Goffredo di Buglione,
duca di Lorena, furono affidate le terre da lui conquistate, ma egli
non accett il titolo di re di Gerusalemme, che invece pass al fratello
minore, Baudouin (o Baldovino), che gli succedette l'anno seguente.
Questo per molti ebbe un grande significato simbolico, poich si sosteneva
che Baldovino e Goffredo fossero discendenti dei conti di Razs,
quindi di Dagoberto II, e di conseguenza della parentela
creatasi tra Merovingi, Visigoti ed Ebrei. Come tali, essi
potevano reclamare il diritto
legittimo al trono di Gerusalemme.
Sembra che, venti anni dopo, tre cavalieri, Ugo di Payns, Godefroid de
Saint-Omar, e Andr de Montebard, offrirono i loro servigi al re Baldovino
II, per proteggere i pellegrini che percorrevano le strade attorno alla
Citt Santa. Poco tempo dopo, unitisi a loro altri sei cavalieri, fu loro offerta
una sistemazione in un'ala del palazzo reale nella parte sud del
tempio, vicino alla moschea di El-Aqsa. Si facevano chiamare i Poveri
Cavalieri di Cristo, e sembrava che non facessero molto altro, oltre a
svolgere il loro compito di proteggere i pellegrini. Tuttavia, esistono alcuni
resoconti in cui si riferisce che fossero occupati a scavare sotto al
Monte del Tempio, nelle leggendarie stalle di Salomone.
A Gerusalemme erano attivi anche altri ordini religioso-militari. Per
esempio, l'Ordine di Lazzaro che si occupava dei lebbrosi, l'Ordine di
san Giovanni che si occupava degli ospedali, che  attivo ancora oggi; e
nell'arco di cinquanta anni, fu fondato anche l'Ordine dei Cavalieri Teutonici
d'ispirazione tedesca. Tutti gli ordini rispondevano ad una chiamata
al dovere come difensori del cristianesimo, ma furono i templari ad entrare
nei regni della realt e della fantasia come archetipi dei nobili guerrieri.
Con indosso un'armatura completa con un lungo mantello bianco
sul quale era posta una croce rosso sangue, montando cavalli da battaglia
con protezioni metalliche, e portando il loro stendardo di battaglia a scacchi
bianchi e neri, il Beausant, questi cavalieri devono essere stati uno
spettacolo terrificante sia per i loro alleati che per i loro avversari.
Tuttavia, per i primi nove anni, questo novello ordine fu composto solamente
dai nove cavalieri che risiedevano in un'ala dell'antico Tempio
di Salomone. Questo  confermato dallo storico franco, Guglielmo di Tiro,
che scriveva nella met del XII secolo. Eppure lo storico personale
del re, Fulcherio di Chartres, non parla dei cavalieri o della loro missione.
Questa strana omissione nasconde degli obiettivi segreti? Da un rapporto
del tenente Charles Wilson dei genieri reali, che sul finire del 1800
guid una spedizione archeologica a Gerusalemme, nel corso della quale
scopr, nel luogo in cui si trovavano le stalle, manufatti templari, risulta
evidente la presenza di scavi nel terreno sottostante al tempio. Altre prove
provengono da indagini israeliane pi recenti: un tunnel che si estende
sotto al Monte del Tempio  stato identificato come opera dei templari.
Sfortunatamente, poich questa parte del Tempio di Salomone si trova
sotto la giurisdizione musulmana,  stata negata l'autorizzazione ad altri
scavi. Non si sa se i templari trovarono qualcosa degna di nota, il tesoro,
documenti, o altri manufatti, ma le ipotesi sono tante, e vanno dal ritrovamento
dell'Arca dell'Alleanza alla scoperta di perduti rotoli di pergamena
di Ges e della prima Chiesa cristiana.
La sorprendente scarsit di informazioni su questo primo periodo ha
comprensibilmente contribuito a creare il mistero che circonda le origini
e le ragioni che muovevano i templari. L'unico riferimento contemporaneo
ai templari, di cui  stata provata l'autenticit,  la cronaca della visita,
nel 1121, di Folco V, conte d'Angi, che garant loro una rendita
annua di 30 sterline angioine. Nel 1125, Ugo, conte di Champagne, il
potente signore feudale di Ugo di Payns, si un formalmente ai templari,
sebbene avesse gi partecipato alla prima crociata. Questo accadde circa
quattordici anni prima della fondazione ufficiale dell'Ordine dei templari;
Ugo era stato mandato a Gerusalemme da Folco con una missione
specifica? Il conte di Champagne, cos come il conte di Tolosa, era un
feudatario estremamente importante, il cui potere ed influenza erano superiori
a quelli dello stesso re di Francia.  possibile che Ugo di Payns
fosse stato mandato a Gerusalemme con istruzioni specifiche di cercare
alcuni antichi manufatti biblici, forse l'Arca dell'Alleanza, o persino il
corpo dello stesso Ges.
 interessante notare che il conte di Champagne aveva anche fornito il
terreno per la fondazione, sul suo territorio, dell'abbazia cistercense di
Clairvaux (Chiaravalle). Questa fu fondata da san Bernardo, che era il
nipote di Andr de Montebard, uno dei fondatori dei templari. Sotto il
controllo di Bernardo, l'Ordine cistercense fior e divenne un'efficiente
organizzazione internazionale. Fu, inoltre, grazie a san Bernardo che i
nove cavalieri del gruppo originario furono trasformati da gruppo eterogeneo
in quello che sarebbe diventato un potente ordine religioso-militare.
Soltanto pochi mesi dopo la morte di Baldovino II nel 1126, Ugo di
Payns e Andr de Montebard fecero ritorno in Europa per quella che si
pu definire una campagna di reclutamento. Essi ottennero un notevole
successo non soltanto nell'attirare nuovi adepti e donazioni di terre, propriet
e ricchezze varie, ma anche, cosa forse ancora pi importante, nel
convincere la Chiesa ad appoggiare il loro nuovo Ordine. Questo accadde
nel 1128, al Concilio di Troyes nella regione di Champagne, a soli 13
km dal luogo in cui nacque Ugo di Payns, sotto la protezione dell'energico
Bernardo, abate di Chiaravalle, che svolse inoltre un ruolo fondamentale
nella compilazione della Regola dell'Ordine. Nel 1147, papa
Eugenio garant ai templari, ora chiamati l'Ordine Militare dei Cavalieri
del Tempio di Salomone, il diritto di portare sul mantello l'ormai nota
croce rossa templare. Da quel momento la potenza dell'Ordine and crescendo
in continuazione, permettendo la costruzione di case, tenute e
commende in tutta Europa. Circa un terzo di queste sorse nella regione
della Linguadoca; due tra le pi influenti, Douzens e Mas Dieu, avevano
il controllo sulle zone delle Corbires, Razs e Rennes-le-Chteau, e
quindi, di conseguenza, sul tesoro nascosto.
Per accrescere le loro funzioni militari e religiose, i templari svilupparono
un sofisticato sistema d'amministrazione, comprendente una gerarchia
di cariche con compiti specifici, sia militari che non militari; questi
ultimi erano svolti da domestici, ecclesiastici, lavoratori che non erano
cavalieri e persino traduttori per la lingua araba. Questi si trovavano in
tutti i loro centri pi importanti. All'inizio del XIII secolo, i templari avevano
ammassato ricchezze senza pari in terre, beni e monete preziose,
non soltanto per mezzo di donazioni e rendite, ma grazie anche ad una
politica amministrativa e ad operazioni finanziarie ben calcolate. Per fare
questo era necessario tenere i registri in modo accurato ed essere in
grado di fare delle revisioni contabili; con queste qualifiche, i templari
furono presto impiegati nelle commissioni finanziarie reali e come consiglieri
dei monarchi di tutta Europa. Traendo vantaggio da queste opportunit
ed affinando la loro competenza nelle questioni finanziarie, i
templari assunsero il ruolo eccezionale di banchieri d'Europa.
Un insieme di fattori incoraggiava l'espansione dell'economia in Europa
ed in Oriente. Le crociate avevano aperto nuove rotte commerciali, ed avevano
agevolato un flusso massiccio di beni e materie prime da Occidente ad
Oriente e viceversa, e non era insolito trovare avversari che, nonostante tutto,
continuavano il commercio. Il flusso continuo dei pellegrini in Medio
Oriente, inoltre, richiedeva prodotti e servizi, ed in questo il traffico marittimo
aveva un ruolo principale. I templari mantennero la loro flotta e divennero
esperti nel commercio marittimo;  certo che costruirono case nei porti
pi importanti dell'Europa del sud. Avendo avuto ruoli preminenti come
mercanti, marinai e finanzieri, i templari hanno lasciato un'eredit duratura.
Il mondo medievale era pericoloso. La legge e l'ordine erano applicati
in modo arbitrario, e garantivano una scarsa protezione dai fuorilegge e
dai banditi in aperta campagna. Sarebbe stato di certo sconsigliabile per
chiunque viaggiare con del denaro o dei beni preziosi senza un piccolo
esercito come protezione. Questa mancanza di sicurezza coinvolgeva sia
i semplici pellegrini che i nobili. La rete delle abitazioni fortificate dei
templari assunse ben presto la funzione di ci che oggi sarebbe considerato
un sistema bancario. Lasciando a casa, al sicuro, la propria ricchezza,
il viaggiatore o pellegrino riceveva una lettera di credito recuperabile
in altri centri templari, che, in effetti, precorse l'avvento del moderno assegno.
Fu soltanto questione di tempo prima che questo sistema raggiungesse
un'applicazione pi vasta, e che i proprietari terrieri riuscissero a
procurarsi il credito dei templari per la sicurezza delle loro terre. Naturalmente,
se il possidente non era in grado di restituire il prestito, ci che
aveva dato in pegno riempiva le casse dei templari.
La loro attivit di agenti di prestito caus inquietudine, ma questo non
li dissuase dall'offrire un servizio cos redditizio. A differenza degli
ebrei, le fedi religiose dei cristiani e dei musulmani proibivano tecnicamente
l'usura, in altre parole il prestito di denaro per interesse. Un modo
per aggirare la cosa era quello di aggiungere una commissione fissa al
prestito iniziale, essenzialmente un interesse chiamato con un altro nome;
ma anche cos, i membri pi religiosi della comunit trovavano comunque
un motivo per condannare questa attivit. Personaggi di rilievo
della Chiesa si pronunciarono energicamente contro il prestito di denaro
poich considerato un male come l'avarizia; i cristiani che si abbandonavano
a questa pratica erano accusati di non essere migliori degli ebrei,
una sorta di distorto virtuoso antisemitismo.
Ciononostante, i templari continuarono imperterriti ad accumulare una
vasta ricchezza, e inoltre questo non imped ai papi ed ai monarchi di usare
i templari come banchieri personali, per riscuotere le imposte e persino
per procurarsi prestiti. Infine, l'interesse politico volse le cose a loro sfavore
portando alla persecuzione dell'Ordine. Ma per allora, le loro attivit
si erano gi modificate. Con la caduta della Terra Santa nelle mani dei musulmani
nel 1291, i templari persero la loro iniziale raison d'tre, era
quindi giunto il momento di volgere l'attenzione ad obiettivi ben diversi.
Nonostante le loro attivit fossero diffuse in tutta Europa, il principale
centro di potere dei templari si trovava nella regione della
Linguadoca-Rossiglione ed Aragona, pi o meno nella zona dell'antico principato di
Settimania. La commenda di Mas Dieu, al centro di questa regione, era
stata fondata nel 1132, soltanto quattro anni dopo l'approvazione ufficiale
dell'Ordine al Concilio di Troyes. Ma con i fautori e fondatori dell'Ordine
provenienti dalla regione di Champagne, o in qualche modo
connessi ad essa, perch fu scelta la Linguadoca come fulcro delle attivit?
C'era qualcosa di speciale in questa regione, che la rendeva cos
particolarmente attraente?
Un gruppo cos competente in campo finanziario, con una conoscenza
diretta dell'antico Tempio di Gerusalemme, come i templari, difficilmente
poteva non essere a conoscenza della leggenda, se non dell'effettivo
resoconto dettagliato, della presenza e del valore del tesoro degli
Ebrei e dei Visigoti nella zona delle Corbires. Nel corso dei quasi 200
anni della loro esistenza, essi mantennero il totale controllo militare su
questa regione, esercitando una sovranit vera e propria sui nobili locali.
Essi avevano ricevuto dai loro signori donazioni di molte terre e propriet,
inclusi mulini, vigneti e fattorie. Gli furono donati persino sei castelli
dal conte di Barcellona. Alla fine del XIII secolo, i templari di Mas
Dieu erano al centro di un grande piano che mirava nientemeno che alla
creazione di uno Stato totalmente indipendente.
Sebbene fossero di nome contee vassalle del re di Francia, la
Linguadoca-Rossiglione e Barcellona, essendo lontane da Parigi
(la residenza del re), raramente adempivano i loro obblighi e
in modo graduale rivolsero la
loro fedelt al pi vicino regno di Aragona. Poich il potere dei templari
divenne eccezionale, il Precettore di Mas Dieu aveva la stessa autorit del
re di Aragona o dell'eminente conte di Rossiglione. Sin dalla loro nascita,
i templari d'orientamento spagnolo si erano sviluppati come forza indipendente
ed avevano sempre esercitato una forte influenza sul resto
dell'Ordine. L'opportunit di accrescere ulteriormente la loro ambizione si
present quando, con un testamento fatto a Barcellona nel
1162, Giacomo I di Aragona divise il suo regno. Il suo secondo
figlio era destinato a diventare
re di Maiorca. Il nuovo regno di Maiorca includeva Rossiglione e
le regioni limitrofe, dove si trovava la grande base del potere dei templari.
Essi avevano goduto di una stretta e fedele amicizia con Giacomo I, tanto
che in seguito alla morte del vecchio re a Valenza nel 1174, i templari di
Mas Dieu furono effettivamente in grado di fondare uno Stato sovrano indipendente
sotto la sovranit nominale del re di Maiorca. Oltre alle isole
Baleari, questo si estendeva da Montpellier a nord, a Barcellona a sud.
Le rivalit all'interno dei regni, e tra conti e citt, si rivelarono un problema
per i templari. Quando le commende iniziarono ad allearsi con i loro
signori locali, si crearono divisioni interne. Questa divisione nella scelta
dei signori a cui giurare fedelt, insieme alla ricchezza ed al potere dei
templari di Mas Dieu, si dimostr una causa importante nella loro caduta.
I re medievali di tutte le nazioni erano solitamente a corto di denaro, sia
per le spese eccessive fatte per vivere nel lusso che per le continue guerre:
mantenere un esercito, infatti, era molto dispendioso. Filippo il Bello,
re di Francia, non faceva eccezione. Tent di entrare a far parte dell'Ordine
dei templari, senza dubbio con l'obiettivo a lungo termine di diventare
Gran Maestro e ottenere il controllo della loro potenza militare e
della loro enorme ricchezza, ma l'accesso gli fu negato. Facendo altri
tentativi per ridurre i suoi debiti, egli venne meno alla restituzione dei
prestiti fattigli dai mercanti lombardi, costringendoli, inoltre, a pagare
molti soldi per le tasse; utilizz una tattica simile con gli Ebrei, arrivando
persino ad espellerli dal suo regno. Come gruppi di minoranza, questi
erano bersagli abbastanza semplici, ma i templari avrebbero richiesto
un'azione pi subdola.
Nel 1305, Filippo riusc a manovrare l'elezione al papato di Bertrando
de Got, arcivescovo di Bordeaux. Non si sa se secondo un piano deliberato
o per pura coincidenza, Bertrando, che prese il nome di papa Clemente V,
era, per parte di madre, Ida de Blanchefort, il pronipote di Bertrando di
Blanchefort, il Gran Maestro templare. Non si sa a chi egli fosse legato
da fedelt quando fu chiamato da Filippo a sostenerlo nella lotta contro i
templari. Fatto sta che quest'ultimo lo persuase a lasciare la Santa Sede di
Roma per prendere residenza ad Avignone; a questo punto Filippo aveva
il papa completamente sotto il suo controllo. Quindi, consigliato da Guglielmo
di Nogaret, abile e astuto cancelliere del re, Filippo compil una
lista incriminante di pratiche eretiche con la quale accusava i templari.
Nell'Europa del Medioevo, l'eresia era probabilmente il pi grave dei
crimini, che giustificava il ricorso a misure estreme. Venerd 13 ottobre
1307, un mandato di cattura, emesso dal re di Francia ed effettuato da Guglielmo
di Nogaret, assicur l'arresto immediato di un grande numero di
templari (molti pochi risultarono essere dei cavalieri). Il papa Clemente
fu sconcertato da quello che fece Filippo; l'eresia era una questione religiosa
e non un crimine secolare, e non c'era alcuna prova reale
della colpevolezza dei templari. Ma la politica ebbe la meglio, e nell'arco di un
anno Clemente acconsent. L'Ordine dei templari fu ufficialmente condannato,
ed alcuni anni dopo sciolto. Senza indugio, Filippo entr nel
tempio di Parigi contando di impadronirsi del tesoro dei templari: poich i
templari erano stati suoi banchieri personali, egli presupponeva che tenessero
il tesoro reale insieme al loro. Tuttavia, incredulo, non ne trov traccia,
trovando ben poco anche nelle commende che si trovavano altrove
(ogni commenda, infatti, aveva un proprio deposito di sicurezza con alcune
riserve d'oro e d'argento). Naturalmente ci che cercava non si trovava
a Parigi, ma a circa 1000 km a sud, nelle remote vallate delle Corbires.
Il castello-fortezza di Pierre d'Aniort ad Albedun (Bzu), cos come la
torre fortificata di Blanchefort, erano stati distrutti a met del XIII secolo,
per cui i templari provenienti da Rossiglione, sotto l'autorit di Mas Dieu,
costruirono una nuova base fortificata a Bzu, in vista del castello di Rennes.
A Campagne-sur-Aude, a meno di 8 km di distanza, c'era gi una fortezza
templare, che rientrava sotto la giurisdizione della casa madre a
Douzens, cos come una serie di fortezze che si trovavano sulla cima delle
colline, al comando di signori locali simpatizzanti dei templari, il che solleva
la questione del perch fosse necessaria una nuova base. La leggenda
prevalente e durevole tra i locali era che i templari avessero scoperto e volessero
sfruttare un tesoro nascosto, oppure che ne volessero nascondere
uno a loro appartenente. Di certo, i templari si volevano assicurare che n
il loro, n alcun tesoro del Tempio di Gerusalemme sarebbe stato trovato
da qualcuno, incluso il nuovo re di Francia. Inoltre, quale posto migliore
per nascondere l'enorme tesoro dei templari, lontano dalle grinfie del re
Filippo, del cuore di quello che essi avevano designato come loro regno?
Le ricerche di Corbu e Captier rivelano un legame ancora pi stretto tra
Rennes-le-Chteau ed i templari. Un documento appartenente ai templari
di Douzens dimostra che un membro dei templari viveva a Rennes ancor
prima di stabilirsi ad Albedun (Bzu). Chiamato Pierre de St Jean,
signore di Rhedae, divenne un templare nel 1147, e fece carriera fino a
diventare comandante di Douzens e Brucafel. Infine, divenne Precettore
e Maestro di Carcassonne e Rhedae, tra il 1167 ed il 1169.
Dopo l'arresto dei templari, non soltanto le loro casse furono trovate
vuote, ma anche la loro flotta era scomparsa insieme alla maggior parte
dei cavalieri. Segnali evidenti che essi dovevano essere stati avvisati in
anticipo delle intenzioni di Filippo. Un'organizzazione cos potente come
i templari, con una rete di collegamenti cos estesa, deve senza dubbio
avere avuto un servizio d'informazioni. Sembra del tutto improbabile
che essi non fossero a conoscenza dei fattori che avevano portato alla
loro fine, e che non fossero preparati a prendere i giusti provvedimenti,
quando si fosse presentato il momento. A differenza di Douzens, Mas
Dieu non faceva parte del regno del re di Francia. Sembra per questo abbastanza
logico che le isolate vallate delle Corbires, in cui gi era conservato
il leggendario tesoro del Tempio di Gerusalemme, dovessero essere
scelte come ultimo nascondiglio del tesoro dei templari.
 
Capitolo 4.
Splendore e tragedia nella Linguadoca.
I Catari;
I trovatori e il Santo Graal;
Il tesoro di Montsgur;
Contraffazione.

La misteriosa, selvaggia e romantica Linguadoca, con la sua dorata linea
costiera piena di curve, le pianure cariche di viti, le aspre colline
scarsamente ricoperte e le remote vallate,  stata anche il luogo in cui
erano conservate ricchezze di un genere ben diverso da quello dell'antico
tesoro. Si  detto spesso che il sapere  una forma di potere, ed il potere
immancabilmente porta la ricchezza. Di certo, la ricchezza spiega in
parte lo straordinario sviluppo culturale della regione nel Medioevo. Dopo
che Carlo Martello ferm nei Pirenei l'invasione islamica dalla penisola
iberica, la Linguadoca divenne un punto di collegamento tra le culture
del Medio Oriente e dell'Occidente. Oltre a questo, Marsiglia, Avignone,
Narbona e Tolosa erano, dai tempi antichi, porti di primaria importanza.
Il traffico generato dai crociati, ed il commercio che grazie a
questo si svilupp, avevano permesso ai mercanti ed ai nobili di ammassare
fortune in misura superiore a qualunque altro posto in Francia. Oltre
al commercio di materiali, che arricch la regione, i musulmani permisero
lo sviluppo di un flusso di conoscenza e di saggezza proveniente dagli
antichi mondi classici della Grecia e di Roma, che giunse di conseguenza
a sentirsi anche nella Linguadoca.
Sebbene avesse ereditato dal mondo antico la ricchezza della cultura, la
Chiesa cristiana, sia la corrente romana che quella ortodossa, adott una
politica di stretta censura sul tipo di cultura che riteneva adatta al pubblico
consumo, temendo che questa potesse costituire una minaccia per la
sua dottrina. Inoltre scoraggi la ricerca per la scoperta scientifica e lo
sviluppo di un libero pensiero, preferendo piuttosto insegnare alla
gente ci che la Chiesa riteneva fosse necessario conoscere.
La conseguenza fu la repressione, per secoli, del progresso in molti
campi, inclusa la scienza, la medicina e la filosofia. Ma non  possibile
sopprimere a lungo lo spirito umano e la curiosit innata, e vi furono coloro
che, per cercare la verit, ignorarono, a loro rischio e pericolo, le restrizioni.
Per contrasto, il mondo arabo assimil avidamente e svilupp la saggezza
degli antichi. A distanza di 300 anni dalla morte di Maometto, la
cultura islamica era di gran lunga pi avanzata di quella della cristianit
europea. Naturalmente anche nell'ambito della fede islamica c'erano
delle sette e delle rivalit, che portarono all'avvicendamento delle varie
dinastie, esercitando diversi gradi di potere e di influenza. Una delle pi
importanti era la setta degli ismailiti, nata dallo scisma del 765 e giunta
ad una certa importanza un secolo dopo. Grazie al forte richiamo intellettuale
ed emozionale, ed al rispetto per la tradizione, gli ismailiti ottennero
il supporto di buona parte del mondo islamico. Agli
intellettuali essi fornivano una spiegazione filosofica
dell'universo, ricorrendo alle
fonti del pensiero degli antichi, ed in particolare di quello neo-platonico.
Per lo spirito, essi erano portatori di una fede fervida, individuale e
confortante, alla continua ricerca della verit. Attualmente riconosciuti
come un ramo dell'islamismo, essi continuano a fiorire sotto la guida del
loro leader spirituale, l'Aga Kahn, che rivendica una discendenza diretta
dal profeta.
La causa ismailita ricevette un'enorme spinta dall'emergere della grande
dinastia dei Fatimidi (il cui nome deriva da Fatima, la figlia di Maometto),
che adott la loro fede. Nel momento di massima espansione, nel
X secolo, essi controllavano il Nordafrica, la Sicilia, la costa africana
dalla parte del Mar Rosso, lo Yemen e Higiaz in Arabia, cos come le
due citt sante La Mecca e Medina. La loro base principale era Il Cairo,
in Egitto. Al Cairo, cos come nelle altre grandi citt, essi fondarono le
prime universit del mondo, anticipando quelle europee di circa 200 anni.
Tuttavia, nel 1090, la dinastia dei Fatimidi era in declino, incapace di
opporsi alla minaccia rappresentata dal pi aggressivo Selgiuq, ed in seguito
dal sultanato di Zangid. Eppure, nonostante gli sconvolgimenti politici,
il mondo islamico continu a consentire la libera diffusione della
conoscenza.
Quando i crociati del Nordeuropa, indottrinati con una falsa concezione
delle pagane orde islamiche, arrivarono nella Terra Santa per la loro missione
di liberazione,  possibile immaginare la sorpresa nel trovare una
cultura talmente raffinata. Questo, per, non li ferm dal perseguire il loro
obiettivo con inesorabile determinazione. Ma ci sono prove abbondanti
che essi mostrarono un certo rispetto, e persino che cooperarono
con i loro avversari pagani. Ma alcuni europei erano gi entrati in contatto
con la cultura islamica 300 anni prima, alle porte dell'Europa,
quando il califfato degli Omayyadi si era esteso in tutto il Medio Oriente,
nel Nordafrica e nella penisola iberica. Nell'arco di cinquanta anni gli
Omayyadi furono sostituiti, eccetto in Spagna, dalla dinastia
degli Abbasidi, i quali fondarono la grande citt di Baghdad, che sarebbe diventata
uno dei centri di cultura pi importanti del mondo. Il principe degli
Omayyadi assunse il titolo di emiro e costitu un emirato indipendente,
stabilendone la capitale a Cordova. Come altrove, i disordini politici
continuarono a causare scompiglio, ma non riuscirono ad ostacolare la
fiorente cultura islamica. L'irrigazione permise di sviluppare nuove colture
come il cotone, il riso e le arance, e consent di piantare orchidee e
vigneti su terreni in precedenza aridi. Le spezie, le sete ed i profumi contribuirono
alla variet ed al benessere della vita, sconosciuti alla maggior
parte degli europei del nord.
Nonostante l'indipendenza degli Omayyadi, un flusso continuo di studiosi
viaggiava tra Baghdad e Cordova, portando con s sapere scientifico,
opere letterarie ed artistiche, e cosa forse pi importante, un alto livello
di filosofia.
Fondata dai Fenici, Cordova divenne la capitale della Spagna islamica,
con una popolazione che superava il milione, oltre che il centro di cultura
in Europa che vantava una biblioteca di pi di 400.000 volumi. Tale era
l'ampiezza di vedute dei suoi regnanti che persino gli avversari cristiani,
impegnati in una crociata senza fine al nord, erano trattati con tolleranza
e rispetto. Cordova, baluardo di cultura nel periodo in cui l'Europa era
ancora in pieno Medioevo, attir migliaia di uomini in cerca del sapere:
arabi, cristiani ed ebrei in ugual misura. Fiorirono scuole di musica,
astronomia, medicina, alchimia, matematica, e molte altre discipline.
Tra quelli attirati da questo raggio di luce c'era Gerberto di Aurillac, il
futuro papa Silvestro II. Alcuni storici francesi hanno
sostenuto che Gerberto, il primo papa francese,  stato l'uomo
pi istruito dell'epoca ad
indossare la tiara papale. Nato vicino ad Aurillac, il capoluogo della regione
di Cantal a nord della Linguadoca (un nome che, in villaggi come
Orbeilles, Auroux, Les Aurires ed Auriac, evoca la presenza di oro, sebbene
l'elemento Or, la parola francese per oro, derivi dal latino Aurum),
Gerberto era il figlio di un povero responsabile di una tenuta appartenente
all'abbazia di Saint-Graud. Cos come per molte altre figure dell'antichit,
la sua vita  stata abbellita dalla leggenda, e non  un compito
semplice quello di separare i fatti da quest'ultima.
Secondo l'autore francese Pierre Jamac, una sera, quando Gerberto era
ragazzo e badava al gregge del padre, fu scoperto da alcuni monaci della
vicina abbazia di Saint-Graud mentre guardava il cielo e contava le
stelle. I monaci si fermarono a parlare con lui, e restarono sorpresi dall'apparente
saggezza delle sue risposte. Con il consenso dei suoi genitori,
essi adottarono Gerberto. All'abbazia avrebbe ricevuto un'educazione
classica degna della sua capacit intellettuale. Divenne cos un monaco
benedettino, e si fece una reputazione come studioso. Dopo quindici anni,
il suo spirito libero lo spinse ad estendere la sua ricerca della conoscenza.
Come disse Voltaire, la scienza dilat la sua anima.
La storia continua riferendo che Borel, conte di Barcellona, di ritorno da
un pellegrinaggio alla tomba di Graud in Spagna, visit l'abbazia di
Saint-Graud, dove conobbe Gerberto. Infiammato dal racconto entusiastico
di Borel, Gerberto lasci l'abbazia e si rec a Cordova per apprendere
le curiose arti degli arabi che possiedono la chiave di grandi segreti.
Si racconta che in seguito Gerberto fu impiegato dall'imperatore Ottone II
come precettore del figlio, il futuro Ottone III, guadagnandosi ben presto
una reputazione di saggio educatore. Un particolare interesse per l'alchimia
lo introdusse nel mondo della trasmutazione, il segreto del trasformare
in oro i metalli vili; in generale, nel campo dell'alchimia, egli divenne,
non soltanto un iniziato, ma un vero esperto. Questo, inevitabilmente, lo
mise in conflitto con le alte sfere della Chiesa cattolica romana, che aveva
sviluppato una paranoia nei confronti del sapere scientifico. Nel suo interesse,
la Chiesa mantenne un vero e proprio monopolio sull'educazione e
la diffusione della conoscenza in tutta la cristianit; una posizione che le
conferiva un potere che era ben determinata a proteggere.
Nel Medioevo, il sapere scientifico e alchimistico era visto con sospetto,
ed in certi casi coloro che lo possedevano erano considerati dei maghi
del demonio. Forse rendendosi conto di quale fosse la cosa migliore
per il suo futuro, Gerberto cerc una riconciliazione con la Chiesa. Decise,
quindi, di tornare a Reims, luogo del battesimo di Clodoveo, dove offr
i propri servigi ad Ugo Capeto, pretendente al trono di Francia. Trov
quindi il modo non soltanto di prendere il posto dell'arcivescovo di Ravenna,
ma, nel 999, di essere eletto papa con il nome di Silvestro II. Le
capacit politiche e l'enorme intelligenza di Gerberto tennero a bada i
suoi critici, garantendogli la sopravvivenza.
Grazie al suo soggiorno in Spagna con gli studiosi arabi ed ebrei, gli fu
attribuito il merito dell'introduzione (o reintroduzione) nel resto d'Europa
dell'uso del mercurio, degli orologi meccanici con lo scappamento,
dell'astrolabio per la navigazione, e persino dell'alcol distillato. Silvestro
riport nel mondo cristiano anche le basi del nostro moderno sistema
di numerazione, incluso lo zero (sconosciuto nei numeri romani), ed
il concetto di decimali. Ma la leggenda riporta un episodio ancora pi rilevante.
Si racconta che Gerberto scopr che il fiume che scorreva attraverso
Aurillac conteneva piccole pagliuzze d'oro mischiate al sedimento.
Immergendo un pezzo di pelle di pecora nelle acque che scorrevano,
egli riusc, agitando il sedimento, ad intrappolare nella lana queste piccole
scaglie. Tirata fuori dall'acqua, la pelle di pecora brillava per l'oro,
con grande sorpresa dei suoi spettatori. Inutile a dirsi, questo forn un altro
argomento a coloro che lo accusavano di avere poteri diabolici, tanto
che, in seguito alla sua morte, nel 1003, egli fu tacciato di eresia e in
pratica cancellato dalla storia del Vaticano. Tale era il potere della conoscenza
e la paura che essa suscitava.
Gerberto era soltanto uno dei molti che fecero ritorno nell'Europa del
nord, dopo essere entrati in contatto con la cultura non soltanto degli
arabi, ma degli eruditi ebrei e persino dei filosofi persiani. Esistevano
due strade molto battute che portavano dalla Francia alla Spagna: una
era la vecchia strada romana che seguiva la costa da Narbona verso sud
oltre Elne, passando per Barcellona e proseguendo verso il sud della
Spagna; l'altra era la strada percorsa dai pellegrini che portava da Le
Puy nel Massiccio Centrale fino al grande santuario, in cui si presume
siano conservate le reliquie di san Giacomo, fondato nel IX secolo nella
Spagna nord occidentale, a Santiago de Compostela. Entrambe queste
vie attraversavano la Linguadoca in cui, tra il secolo XI ed il XIII, durante
il periodo dei troubadours (trovatori), nelle splendide corti della nobilt
locale, ci fu un'ineguagliabile fioritura delle arti come la letteratura
e la musica. Servendosi di un linguaggio elaborato ed elegante, i trovatori
componevano lunghi poemi romantici sull'amor cortese e nobili
obiettivi, declamati per il piacere dei signori della Linguadoca e della
Provenza.
Di queste grandi opere letterarie, il Parzival, di Wolfram von
Eschenbach,  una delle pi conosciute. Esso introduce anche il tema del Santo
Graal, uno degli archetipi pi duraturi del misticismo cristiano. Il dibattito
sulla vera natura del Graal  ancora aperto: secondo alcuni esso rappresenta
il sangue di Cristo oppure il calice dell'Ultima Cena; secondo
altri esso invece  il simbolo della ricerca di una purezza interiore e del
significato della vita. Ma potrebbe anche essere il segreto della vita eterna,
oppure la pietra filosofale, l'Arca dell'Alleanza, o il tesoro del tempio
di Gerusalemme. Qualunque sia la sua natura, il valore del Graal 
considerato inestimabile, e soltanto i puri di cuore possono avvicinarsi
ad esso.
Adottato come simbolo cristiano dalla Chiesa cattolica, al Santo Graal
del poema di Wolfram  attribuita un'origine diversa. Pur scrivendo per
un pubblico cristiano, sotto il patrocinio di Herman von Duringen, conte
della (moderna) Turingia, Wolfram non esit a spiegare, nel testo, di
aver appreso la storia da Kyot, un trovatore provenzale, che aveva visto
la storia di Parsifal a Toledo, scritta in un infedele arabo. Egli sostiene
in seguito che lo stesso Kyot aveva udito la storia da Flegetanis,
uno studioso ebreo della stirpe di Salomone, in grado di leggere il moto
delle stelle. Insieme al resto della storia di Parsifal, questi dettagli sulle
sue origini mirano a dimostrare come il concetto del Graal trascenda le
divisioni nei dogmi di base del cristianesimo, dell'islamismo e dell'ebraismo.
Wolfram, inoltre, sostiene la propria fede nella nobile missione
degli ordini religioso-militari, riferendosi ai templari come ai guardiani
del Graal. Senza dubbio i templari custodivano qualcosa che si trovava
nel cuore delle Corbires; potrebbe essere che il Santo Graal facesse veramente
parte dell'antico tesoro del tempio? O il tesoro era proprio il
Graal?
Strettamente connessa alle storie del Graal era l'eresia dei Catari, sviluppatasi
rapidamente in tutta la regione a partire dalla met del XII secolo. Di origine incerta, la dottrina dei Catari aveva molto in comune con
quella dei Bogomili dell'Europa orientale, basata sulla filosofia dualistica
dei manichei e zoroastriani della Persia. Nonostante una teologia radicalmente
diversa, in base alla quale essi ritenevano che il mondo materiale
fosse intrinsecamente malvagio, i Catari conducevano una vita manifestamente
pi cristiana di quella dei cattolici. Questo non pass inosservato
a Roma. Tuttavia, pur conducendo un'esistenza austera e spirituale,
si diceva che essi avessero ammassato un grande tesoro, e secondo
alcuni persino che fossero in possesso del Santo Graal. Le prove dimostrano,
senza dubbio, che i Catari godevano della protezione dei templari
locali, con alcuni dei quali avevano dei legami familiari. Inoltre, i grandi
signori della Linguadoca, pur non condividendo la loro fede, gli dettero
tutto il loro appoggio. Il risultato di questa condotta fu una persecuzione
incredibilmente sanguinaria e brutale.
Nel luglio del 1209, un esercito di nobili, cavalieri e soldati, guidato da
Simone di Montfort (nonno del famoso cavaliere inglese) e da Arnaud-Amaury, l'abate di Citeaux, scese dal Nord per cingere d'assedio la citt
di Bziers. Sul punto di entrare nella citt, quando gli fu chiesto da un
cavaliere in che modo avrebbe potuto riconoscere un eretico da un cattolico,
si racconta che Amaury rispose: Uccidili tutti, Dio riconoscer i
suoi. Questo segn l'inizio di quella che divenne nota come la crociata
albigese, dal nome della citt di Albi, in cui ebbe luogo un attacco particolarmente
violento.
Circa quaranta anni prima, dopo che l'eresia catara aveva raggiunto
una solida presa sulla regione, i vescovi cattolici della zona, allarmati
dalla conversione delle loro congregazioni a questa nuova fede, avevano
allertato Roma, ma questo avvenne molti anni prima che si passasse all'azione.
Il re di Francia, e molti dei suoi baroni pi potenti, gi impegnati
nel combattere gli inglesi che, all'epoca, avevano il controllo della
parte occidentale della Francia, erano poco interessati ad una crociata
nei loro territori. Tuttavia, il papa offr un incentivo sostenendo che tutte
le terre tolte agli eretici sarebbero state donate all'aggressore. Da pi di
un secolo i baroni del Nord avevano messo i loro occhi avidi sulla splendida
e ricca cultura della Linguadoca, ma i potenti conti della regione,
come quelli di Tolosa, Barcellona, Foix e Comminges, ed i loro vassalli,
erano stati considerati inattaccabili. All'inizio, la Chiesa cattolica invi
una missione nella regione, nel tentativo di riconvertire i Catari con le
prediche. Pur non avendo alcun successo, non fu presa nessuna misura
ulteriore fino a quando il legato pontificio, Pietro di Castelnau, non fu
ucciso. Incolpato ingiustamente Raimondo VI, conte di Tolosa, quest'omicidio
costitu una scusa ideale per avviare una crociata.
Sebbene Raimondo fosse il vero grande feudatario della maggior parte
della Linguadoca, evit un confronto diretto con l'esercito dei crociati,
con la strategia alquanto codarda di diventare lui stesso un crociato, lasciando
i suoi vassalli a sostenere il peso maggiore. Tra questi, il giovane
e coraggioso Raymond-Roger Trencavel, visconte di Bziers,
Carcassonne, Albi, e Razs, cerc inutilmente di difendere
Bziers e Carcassonne. I crociati si sparsero in questa terra colta e pacifica, saccheggiando,
bruciando, torturando ed uccidendo gli eretici, devastando i castelli,
le fortezze e le dimore dei nobili. I castelli in rovina, ancora situati in
posizione precaria su vette rocciose, sono una testimonianza durevole di
questo sanguinoso episodio. Noti comunemente come castelli dei Catari,
le loro origini sono antecedenti. In alcuni casi, hanno persino delle fondamenta
visigotiche.
 particolarmente interessante il fatto che diciassette di questi castelli
formino un ovale intorno ad un'area di circa 600 kmq, al centro della
quale si trova l'imponente ed isolato castello di Auriac. Ed  all'interno
di quest'ovale di desolate e silenziose rovine che si ritiene si trovi il tesoro
del tempio di Gerusalemme, e probabilmente quello dei templari.
Nove anni dopo la distruzione di Albi, Simone di Montfort fu
ucciso alle porte di Tolosa, che era stata riconquistata da Raimondo VI. Gli succedette
il figlio Amaury, che, dimostrandosi meno competente, fu costretto
ad interrompere la crociata ed a fare ritorno a casa. Segu un periodo di
manovre diplomatiche ed una pace difficile, e la contea di Tolosa fu annessa
alla corona di Francia. Tuttavia, nel 1240, i crociati ritornarono,
sottoponendo nuovamente la regione alle devastazioni del fuoco e della
spada.
Venticinque anni prima, un monaco spagnolo, Domenico di Guzmn,
aveva fondato l'Ordine domenicano. Incaricato della missione di sradicare
l'eresia e gli eretici, Domenico cre l'istituzione che sarebbe diventata
famosa come Santa Inquisizione. Temuta in tutto il mondo cristiano
per l'esteso e spietato uso della tortura, l'inquisizione sarebbe diventata
l'arma pi potente della Chiesa cattolica romana.
La nuova crociata ebbe il suo culmine nel 1244 nella fortezza sulla cima
della montagna di Montsgur (la montagna sicura), il cui assedio
fu nello stesso tempo tragico e misterioso, un simbolo eterno del catarismo.
In seguito al saccheggio degli altri centri, Raimondo di Pereille
aveva concesso che il suo castello di Montsgur divenisse il nuovo centro
della Chiesa catara. Ma nell'arco di poco tempo l'esercito di crociati
arriv ai piedi della montagna. A causa della sua posizione sul picco, un
assalto si dimostr difficoltoso, cos come bloccare le linee di rifornimento,
il che diede origine ad un assedio durato dieci mesi. Ma i difensori
alla fine furono costretti a negoziare una resa con un armistizio durato
quindici giorni. Nel corso di questo armistizio due eretici, Matheus
e Peter Bonnet (secondo alcuni resoconti ce ne erano altri due) lasciarono
la fortezza attraverso una strada segreta e pericolosa, portando con s
il tesoro dei Catari. Da allora in poi le ipotesi sull'esatta natura di questo
tesoro sono state numerose, ma un resoconto dell'inquisizione parla di
pecuniam infinitam, vale a dire di una grande quantit di lingotti d'oro e
d'argento. Si racconta che, in precedenza, ci furono almeno due tentativi
riusciti di trasferire parti di questo tesoro in un luogo sicuro. Montsgur
non era l'unico castello ad essere associato al tesoro; nei registri dell'inquisizione
si dicono cose simili del castello di Puylayurens e di quello di
Queribus.  del tutto possibile che il tesoro sia stato affidato ai templari
perch lo custodissero. Ma da quel momento non  pi riemerso in nessuna
forma identificabile. Avvolti nel mito e nella leggenda, i racconti
che rimangono sia del tesoro spirituale che di quello materiale dei Catari
portarono settecento anni dopo a compiere in segreto degli scavi.
Tra i cavalieri crociati che popolano questa storia, due in particolare risultano
importanti. Il primo  il nobile Guy de Levis, il cui nome evoca
le connessioni tra Merovingi, Visigoti ed Ebrei, richiamando quello del
fedele cavaliere di Dagoberto, Mrove Levi. Il secondo  il luogotenente
di Simone di Montfort, Pierre de Voisin, che avrebbe fondato una nuova
dinastia destinata a dominare le terre di Razs.
La famiglia de Voisin subentr nel ruolo di signori di Rennes-le-Chteau
ai deposti Trencavel e si assunse la responsabilit di ricostruire il
castello dei Visigoti e di restituire, almeno in parte, le rovine di Rhedae
alla loro antica gloria. Pur essendo certi che essi fossero a conoscenza
dei preziosi depositi che si trovavano all'interno dei loro domini, non si
sa con certezza se sapessero con esattezza dove si trovavano. Un po' pi
ad est, oltre il castello di Blanchefort, essi costruirono il dotijon (mastio)
del castello d'Arques. Questo nome, naturalmente, ha delle associazioni
con l'Arca dell'Alleanza. Potrebbe essere veramente l'Arca,
quello che i templari avevano trovato nel corso dei loro scavi sotto il
tempio di Gerusalemme? E la portarono in questo posto?
Il castello che si trova ad Arques  a soli 2 km ad est del vecchio meridiano
francese di longitudine zero, stabilito nel 1666 su ordine di Luigi
XIV apparentemente per competere con il meridiano inglese di Greenwich. Esso si estende lungo la parte centrale della Francia, mirando al cuore
delle Corbires come una freccia. Sembra quasi che il meridiano sia
un simbolico cartello posto ad indicare l'importanza della regione. A
meno di 1 km dal meridiano si trova il misterioso monumento conosciuto
comunemente come la tomba di Poussin, che assomiglia alla tomba
rappresentata, nei Pastori d'Arcadia, dal grande artista francese Nicolas
Poussin. Questa tomba, di origini oscure, di cui si  parlato per la prima
volta nel 1903, ha prodotto una sua mitologia. Pastori d'Arcadia, dipinto
nel 1640, presenta una notevole somiglianza con questa tomba ed il
paesaggio circostante, suggerendo che la tomba a quel tempo gi esistesse.
Gli storici dell'arte, per, sostengono che non c' alcuna prova
che Poussin visit questa zona, e che, quindi, il pittore non avrebbe potuto
essere a conoscenza della tomba, anche se questa fosse esistita.
Tuttavia, c' un forte legame, storicamente documentato, tra Poussin ed
Arques.
Poussin trascorse gran parte della sua carriera a Roma; a quel tempo
Henrietta-Catherine de Joyeuse e suo marito Carlo di Lorena erano stati
costretti in esilio a Roma dal cardinale Richelieu. Da suo padre, Ange de
Joyeuse, maresciallo governatore della Linguadoca, Henrietta-Catherine
aveva ereditato i titoli di duchessa di Joyeuse, contessa d'Eu, baronessa
di Laudun, Roquemaure, Couiza, Esperaza e Arques. Le ultime tre sono
molto vicine a Rennes-le-Chteau e Blanchefort. Potrebbe benissimo essere
stato in seguito ad un loro incontro, che Poussin si decise a dipingere
quest'opera simbolica. Dal 1640 al 1642, egli fu costretto a tornare a
Parigi dal cardinale Richelieu per il quale ci si aspettava portasse a termine
alcuni lavori. La corte di Luigi XIII era un ambiente ostile, ma
Poussin aveva la protezione di Sublet de Noyes, tesoriere reale e segretario
di Stato. Suo padre era stato consigliere finanziario della famiglia del
cardinale di Joyeuse, zio del barone d'Arques, che era stato esiliato a
Roma. Per questo motivo, i legami di Poussin con la famiglia Joyeuse
erano molto stretti;  possibile che non sapesse del grande segreto del tesoro,
nascosto nel cuore delle loro terre?
Si dice che dopo che Luigi XIV ebbe acquistato il dipinto, che teneva
nella sua camera privata, invi il capo dei ministri, Colbert, ad indagare
sulla regione. Evidentemente consapevole del suo significato simbolico,
si dice che Colbert inizi degli scavi a Blanchefort, ad Arques ed in altri
luoghi della zona, distruggendo la tomba originale. Alcuni storici locali
sostengono che si parlasse di una tomba, posta in questo luogo, in un inventario
del XVIII secolo dell'abate Delmas.
Con Pastori d'Arcadia era, in realt, la seconda volta che Poussin affrontava
questo tema. Una versione precedente, intitolata Et in Arcadia
Ego, fa parte di una coppia di dipinti appartenenti alla collezione del duca
del Devonshire che si trova a Chatsworth House, in Inghilterra. In
questa prima versione, il dio del fiume Alfeo svuota una grossa brocca
d'acqua, che simboleggia il fiume Pactolus. Nell'altro dipinto  illustrata
la leggenda di re Mida, che cerca di lavare via la maledizione del suo
tocco d'oro nello stesso fiume, mentre Alfeo lo osserva. Non  possibile
che Poussin, il grande filosofo-pittore, stesse lavorando per preservare
un grande segreto, servendosi della sua incredibile abilit nell'uso
del simbolismo e nell'arte per lasciare un messaggio in codice, che
avrebbe potuto essere compreso soltanto da altri iniziati?
C' anche un altro indizio intrigante sul fatto che Poussin fosse in possesso
di un segreto di inestimabile valore. A Roma, nel 1656, egli ricevette
una visita inaspettata dall'abate Louis Fouquet. L'abate invi una
lettera, che parlava di questo incontro, al fratello, Nicolas Fouquet, sovrintendente
alle Finanze di Luigi XIV. La lettera, conservata negli archivi
della famiglia aristocratica Coss-Brissac, contiene il seguente enigmatico
passo: Io e lui abbiamo discusso di certe cose, di cui potr parlarti
in dettaglio con calma, cose che ti porteranno, grazie a Monsieur
Poussin, vantaggi che persino i re avrebbero faticato a tirar fuori, e che,
secondo quello che lui dice, nessun altro potrebbe scoprire nei secoli a
venire. E quel che  pi importante, queste sono cose talmente difficili
da trovare che nient'altro su questa terra pu dimostrarsi migliore od
uguale ad esse.
I contenuti di questa lettera non sono mai stati spiegati definitivamente,
ma non potrebbe essere che Poussin si riferisse al Santo Graal o al tesoro
del tempio di Gerusalemme?
All'epoca, Nicolas Fouquet era l'uomo pi ricco di Francia, essendosi
appropriato indebitamente delle tasse riscosse a favore del re. In seguito
ad una visita al magnifico castello di Fouquet, a Vaux-le-Vicomte poco
fuori Parigi, tuttavia, Luigi diede avvio ad un'indagine sulle attivit del
suo ministro e, trovandolo colpevole di malversazione, lo fece imprigionare
per il resto dei suoi giorni. Fouquet, chiaramente ossessionato dal
denaro, avrebbe provato un particolare interesse per il segreto di Poussin.
... ...
Altre scoperte d'oro pi tangibili sono state fatte, naturalmente, nella
zona. La pi bizzarra  la storia, pienamente documentata negli archivi
nazionali francesi, della falsificazione delle monete d'oro nel castello in
rovina di Bzu. Circa venticinque anni dopo la soppressione dei templari
nel 1314, e a dieci anni dall'inizio del regno di Filippo VI di Valois, i ministri
del tesoro del re vennero messi in allarme dalla comparsa in circolazione
di monete contraffatte. La loro provenienza era un mistero. Ma
la cosa pi sorprendente  che queste monete contenevano pi oro della
moneta ufficiale! Ampie indagini li condussero alla Linguadoca e all'antico
castello di Bzu. Dopo aver sopportato le devastazioni della crociata
albigese e la soppressione dei templari, la fortezza non era mai stata conquistata
con la forza, ma, dal 1340, apparteneva a Jacques de Voisin, il
figlio di Pierre de Voisin, comandante in seconda di Simone di Montfort,
che nella zona si era guadagnato una reputazione di grande e onesto cavaliere.
Il Siniscalco di Parigi, primo ufficiale della casa reale, invi
Guillaume de Servin, il suo comandante in seconda, ad indagare su queste
attivit. Arrivando all'improvviso, egli scopr una grotta contenente
l'attrezzatura da conio ed un blocco d'oro pronto per l'uso. Cosa ancora
pi incredibile era che i colpevoli non erano comuni furfanti, ma membri
della nobilt locale: Guilhelm Catalini, genero di Jacques de Voisin e
nipote di papa Benedetto XII; Brunissande de Gureyo, moglie di Jacques;
Pierre de Palajan, signore di Coustaussa (un villaggio sulla collina a
nord di Rennes-le-Chteau); Agnes Mayssene, de Caderone e Dame
Franoise, signora di Niort.
Sorpresi nelle loro azioni illegali, i contraffattori fecero prigioniero
Guillaume e lo abbandonarono sulla rupe. Notando la sua scomparsa, le
autorit si recarono in forze a Bzu, arrestarono i nobili e li condussero
in giudizio. Furono tutti condannati alla prigionia ed all'esproprio dei loro
beni. Nel frattempo, Jacques de Voisin, che aveva ideato e diretto l'operazione,
si trovava lontano, a combattere nell'interesse del re, nelle
Fiandre. Dopo aver saputo della loro situazione, egli si rivolse al papa e
ad altre famiglie nobili della regione affinch intervenissero in loro favore.
Finalmente, nel 1344, il nuovo papa, Clemente VI, ottenne il loro perdono
dal re di Francia. L'atto di perdono, in cui i partecipanti sono menzionati,
 conservato oggi negli archivi nazionali francesi.
Questa storia, pi eccezionale di una storia inventata, solleva una serie
di domande che hanno a che fare con la storia del tesoro nascosto nelle
Corbires. Da dove era venuto l'oro dei contraffattori? Per quale motivo
avrebbero coniato monete contenenti pi oro di quelle ufficiali, a meno
che la loro riserva d'oro non fosse colossale, e in forma tale da non poter
essere pubblicamente rivelata?  forse una traccia della
pecuniam infnitam del tesoro dei Catari? Inoltre, questa
operazione aveva coinvolto
praticamente tutta la nobilt di Razs, coloro che molto probabilmente
avevano ereditato o erano venuti a conoscenza dei segreti del tesoro delle
Corbires. A parte i collegamenti familiari, ricevere un pieno perdono
per aver commesso tali attivit illegali era piuttosto eccezionale. Forse
poterono comprarsi la libert? Tutte queste domande restano irrisolte,
ma soprattutto non  mai stato stabilito da dove provenisse l'oro.
 
Capitolo 5.
L'oro perduto e le ricerche segrete.
Nicolas Flamel;
Papa Silvestro II;
Il generale Dagobert;
Napoleone;
La Biblioteca vaticana.

Mentre i signori di Razs erano occupati nelle loro operazioni di contraffazione,
a Parigi stava crescendo un giovane che, nonostante una prova
scritta ed un'autobiografia, sarebbe entrato a far parte del mondo mitologico.
Nicolas Flamel nacque nel 1330 a Pontoise e, evidentemente di
buona istruzione, divenne uno scrivano, acquistando alla fine una libreria.
All'et di trent'anni, spos una donna di nome Perrenelle. Essendo
un uomo istruito egli riusc a trarre un profitto intellettuale dai molti manoscritti
e libri rari che circolavano nel negozio, al punto da divenire
competente in materia di pittura, poesia, architettura, matematica ed
astrologia.
Nella sua autobiografia, Le Livre des Figures Hiroglyphques [Il libro
delle figure geroglifiche], Flamel scrive di come acquist, per 2 fiorini,
un libro scritto da bramo l'Ebreo dal titolo molto bizzarro: Il libro sacro
di Abramo l'Ebreo, principe, levita, astrologo e filosofo di quella
trib di Ebrei che per la collera di Dio fu dispersa tra i Galli. Questo
curioso libro, destinato a diventare famoso tra coloro che studiavano la
cabala (misticismo ebraico), l'alchimia e la tradizione misterica occidentale,
consisteva di ventuno pagine di testo in latino scritto in modo eccellente,
e di illustrazioni enigmatiche. Nicolas e Perrenelle trascorsero inutilmente
ventuno anni tentando di comprendere il significato recondito
di questi scritti ermetici. Allora Nicolas si rec in Spagna, all'epoca il
fulcro del sapere cabalistico e alchimistico, dove nel 1382, a Leon, incontr
un cabalista ebreo convertitosi al cattolicesimo, in grado di spiegargli
il significato dei sacri testi. Messo a conoscenza del loro contenuto,
Flamel ritorn a Parigi. Lui e Perrenelle si misero al lavoro, nel suo
laboratorio, sulla trasmutazione dei metalli, poich questo era il segreto
codificato nei testi.
Il 17 gennaio, una data che ricorrer spesso nei capitoli seguenti, egli
afferm di aver trasformato metalli vili in oro ed argento allo stato puro.
Pur restando scettici sull'efficacia di questi esperimenti di alchimia,
 di pubblico dominio che egli divenne molto ricco. Acquist pi di
trenta case, fece donazioni agli ospedali, alle chiese ed agli istituti di
carit, e fece costruire un arco a Saint-Jacques-la-Boucherie, su cui sono
inscritte immagini simboliche, a commemorazione del suo successo
alchimistico.
Questo straordinario episodio racchiude una serie di elementi ricchi
d'importanza nel contesto pi ampio rivelato fino a questo punto.  interessante
notare che le informazioni, che probabilmente condussero Flamel
ad acquisire la sua fenomenale ricchezza, provenivano da una fonte
cabalistica ebraica, un libro che faceva riferimento ad una stirpe ebraica
tra gli antichi Galli; e che per accedere a questa conoscenza Flamel fu costretto
a recarsi in Spagna, l'antico regno dei Visigoti.  possibile che, nel
farlo, la cosa pi importante in cui s'imbatt non fu il segreto dell'alchimia,
ma una conoscenza che gli consent di recuperare una parte dell'antico
tesoro degli Ebrei e dei Visigoti, nascosto nelle Corbires, vicino ad
una strada principale che porta dalla Francia alla Spagna. Considerata
questa possibilit, non  una sorpresa venire a sapere che egli  coinvolto
nella storia di una societ segreta, che si trova oggi al centro di una rete
tessuta attorno al tesoro; e che Flamel e le sue scoperte attirarono l'attenzione
di uomini del calibro di Isaac Newton e di altri, anch'essi probabilmente
implicati in questo mistero senza fine. Ma  interessante che, nonostante
sia entrato a far parte del mito, e soprattutto essendo un documento
che si suppone contenga tali smisurati segreti, il libro di Abramo
l'ebreo si pu trovare nella Bibliothque de l'Arsenal di Parigi.
Le ricerche di Jean-Pierre Deloux e di Jacques Brtigny hanno rivelato
che, nel corso dei secoli, l'associazione dell'oro alle Corbires  innegabile
sia nei fatti sia nella leggenda. Nel 746, le miniere di Auriac furono
sfruttate congiuntamente dai monaci dell'abbazia di
Saint-Martin-d'Albires e dai signori di Rennes; un centinaio
di anni dopo, le miniere furono
incluse nella diocesi dall'arcivescovo di Narbona, quindi nell'898,
questi diritti furono confermati, includendo per i rinnovati diritti dei signori
di Rennes. Nel Medioevo si lavor anche nella miniera di
Blanchefort, anche in questo caso sotto la supervisione dei signori di Rennes.
Ma ci che risulta pi sorprendente  che si riteneva che in queste miniere,
in cui si lavorava dai tempi dei Romani e forse dei Fenici, tutte le
fonti vitali fossero esaurite; quindi, quale era la vera fonte dell'oro scavato
e coniato nel corso dei secoli?
A met del XVII secolo le Memoires de l'Hstoire du Languedoc,
Tome 1 [Memorie della storia della Linguadoca, volume 1] di Guillaume de
Catel raccontano che per scavare nelle miniere vicino a
Rennes-les-Bains furono portati operai tedeschi. All'incirca
nello stesso periodo inizi
a circolare la storia di un pastore di nome Jean (in alcune versioni si
chiama Ignace Paris). Cercando un agnello scomparso, Jean cadde in un
fossato dal quale si entrava in una camera sotterranea, nella quale egli
scopr un gran numero di monete d'oro. Quando port al villaggio alcune
di queste monete, Jean fu accusato da alcuni abitanti del villaggio di
averle rubate, e fu lapidato. Il signore locale rimase, stranamente, tranquillo!
Nel 1734, Lamdignon de Basville scrisse: I Romani avevano delle miniere
d'oro in queste montagne, ma quando le miniere furono esaurite, il
metodo per ritrovarle cadde nell'oblio, ed i tesori sono ormai talmente
nascosti che  impossibile recuperarli. Ma un articolo su Carcassonne
che comparve nel Dictionaire Historique de Moreri, 1759 [Dizionario
storico di Moreri, 1759] riafferma la possibilit dell'esistenza, ancora a
quei tempi, del tesoro dei Visigoti, che comprendeva quello degli Ebrei.
In seguito, nel 1832, un perspicace viaggiatore in visita a
Rennes-les-Bains, Labouisse-Rochefort, s'imbatt in una storia
locale sul tesoro di
Blanchefort, valutato 19 milioni e mezzo di franchi oro e custodito dal
Diavolo, che egli poi raccont nel suo libro, Voyage  Rennes-les-Bains
[Viaggio a Rennes-les-Bains]. Alcuni anni dopo, un archeologo dell'Aude
conferm le leggende locali sul tesoro e, nel 1876, un rispettabilissimo
e ben informato bibliotecario locale, Justin Firmin di Limoux, che in
seguito divenne sovrintendente della biblioteca locale e segretario della
Societ delle arti e delle scienze di Carcassonne, port a termine un'analisi
dettagliata dei fatti noti e delle storie popolari riguardanti il tesoro,
giungendo anch'egli alla conclusione che il tesoro dovesse esistere veramente.
Alcune importanti scoperte aumentano l'importanza di tutto ci. Nel
1860, un lingotto d'oro piuttosto notevole, fatto con antiche monete fuse
in modo imperfetto, del peso di 50 kg, fu ritrovato in un campo; altri 20
kg d'oro furono ritrovati, in un'altra occasione, in un bosco. Da quel
momento ci sono stati svariati ritrovamenti di antiche monete d'oro e
d'argento, e si sostiene che alcuni abitanti di Rennes-le-Chteau, all'inizio
del XX secolo, beneficiarono di doni di gioielli dei Visigoti e di altri
oggetti preziosi, scoperti dal loro parroco. Comprensibilmente, coloro
che ricevettero questi doni sono stati riluttanti a parlarne, sebbene il ricercatore
Grard de Sde sostiene che gli siano stati mostrati. Infine, nel
1928, una piccola statua d'oro, fusa in parte, fu ritrovata nei pressi del
fiume Blanque.
Riferimenti al tesoro sepolto nella regione delle Corbires si possono
trovare, seppur introdotti in modo enigmatico, nelle storie di almeno due
importanti autori francesi, Maurice Leblanc e Jules Verne. Nel 1905,
Maurice Leblanc cre il personaggio del ladro gentiluomo,
Arsenio Lupin. Molte storie delle avventure dell'eroe di
Leblanc contengono un numero
notevole di riferimenti indiretti ai misteri di Rennes-le-Chteau, in
particolare a quello del tesoro. Gli ampi riferimenti mostrano una conoscenza
approfondita non soltanto della storia principale della regione,
ma delle tradizioni, del simbolismo e dei personaggi che come si  visto
sono collegati a questi misteri. Ma, cosa ancora pi degna di nota, queste
storie furono scritte cinquanta anni prima del pi recente interesse nelle
vicende dell'abate Saunire, di Rennes-le-Chteau e dell'antico tesoro.
Un'analisi veramente completa di questi collegamenti si pu trovare nel
testo di Patrick Fert, Arsne Lupin - Suprieur Inconnu [Arsenio Lupin
- Superiore in incognito] del 1992.
Sembrerebbe improbabile che Jules Verne, un nome familiare grazie a
Il giro del mondo in ottanta giorni e Ventimila leghe sotto i mari, condividesse
il segreto del tesoro. Nato nel 1828, Verne pubblic, all'et di
trentasei anni, Viaggio al centro della terra, che divenne un classico nel
genere della fantascienza. Ma  un libro molto meno conosciuto, Clovis
Dardentor, a legarlo ai misteri delle Corbires. Maestro riconosciuto nei
giochi di parole e negli anagrammi, sembra che egli abbia codificato dei
messaggi nelle sue storie, in modo particolare in Clovis.
Il ricercatore e scrittore francese Michel Lamy ha analizzato ampiamente
questa ed altre opere nel suo libro Jules Verne - Initi et Initiateur
[Jules Verne - Iniziato e iniziatore] del 1984. Egli esamina come l'appartenenza
di Verne a societ segrete, cos come alla Massoneria, lo introdusse
con ogni probabilit al mistero del tesoro. Lo stesso titolo, Clovis
Dardentor, contiene una forte indicazione al messaggio nascosto del
libro: Clovis (Clodoveo)  riferito a quel re dei Merovingi che riun i
Franchi e sconfisse i Visigoti a Vouille, respingendoli ai piedi dei Pirenei;
Dardentor pu essere diviso in D'ardent (l'ardente), il titolo dato
ai discendenti di Clodoveo al momento in cui persero il loro potere regale,
e or, che  la parola francese per oro. Per cui il titolo, in effetti, descrive
l'oro visigotico di Clodoveo e dei suoi discendenti deposti, che
non sono altro che i conti di Razs, i signori di Rennes e le altre antiche
famiglie delle Corbires, guardiani del segreto del tesoro!
La traccia del tesoro viene alla luce pi spesso in associazione alle attivit
di certi gruppi, famiglie ed individui. Senza dubbio le antiche famiglie
nobili della regione conoscevano a fondo il segreto della presenza
del tesoro, se non i luoghi precisi in cui si trovava. E guardando pi attentamente
a queste famiglie ed ai loro membri, si possono scoprire indicazioni
fondamentali sulla pista del tesoro.
 nel tardo XVIII secolo, un decennio prima della Rivoluzione francese,
che entra in scena una figura veramente concreta ed illustre, le cui imprese
hanno un ruolo importante nel corso futuro degli eventi. Lue
Simon-Auguste Dagobert, che in seguito divenne un generale dell'esercito
repubblicano, discendeva da un'antica ed insigne famiglia, di cui facevano
parte anche i re merovingi Dagoberto I e II. L'architetto in pensione
Roger-Ren Dagobert, che ora vive a Nantes, ha compilato una
storia completa della sua famosa famiglia, dopo venti anni di ricerche,
per rivelare un capitolo prima sconosciuto nel mistero delle Corbires.
Il giorno 8 agosto 1780, Lue Simon-Auguste Dagobert, marchese di
Fontenille, capitano-comandante del contingente reale italiano
a Perpignan, spos Jacquette-Claire Josephe, figlia di Joseph-Gaspard Pailhoux
de Cascastel, giudice della corte suprema e membro del Consiglio supremo
di Rossiglione. Il testimone del matrimonio fu Jean-Pierre Duhamel,
un cugino di Dagobert che aveva fatto incontrare la coppia. Uomo di una
certa importanza, Jean-Pierre Franois Duhamel era, a quel tempo, sovrintendente
delle miniere e delle fucine per il re Luigi XVI, e corrispondente
dell'Accademia delle scienze di Parigi.
Un anno prima del matrimonio, Joseph-Gaspard Pailhoux aveva stretto
una societ con Duhamel ed un imprenditore, Peltier, per intraprendere
lavori di scavo nella regione. Nell'agosto del 1779, essi
ottennero il permesso dal monastero di Lagrasse di riaprire le
miniere che si trovavano
nei suoi territori, e di costruire una fucina ed uno stabilimento a Grau de
Padern (di cui si possono ancora vedere le rovine). Questo permesso fu
in seguito approvato dal re per un periodo di trenta anni. L'originale di
quest'atto  oggi conservato da Roger-Ren nei suoi vasti archivi.
Come risultato del suo matrimonio, a Dagobert fu dato un sesto della
fucina al quale egli aggiunse la parte di Duhamel che aveva comprato. Il
terzo proprietario, Peltier, incapace di far fronte ad altri impegni finanziari,
fu costretto a vendere a Pailhoux e Duhamel. Cos che, quando alla
fine Dagobert ricevette in dono i possedimenti del suocero Pailhoux, nel
1782, ebbe il pieno controllo delle miniere e delle fucine, su un'area che
si estendeva da Termes a nord a Tuchan a sud, e da Cascastel ad est a
Roco-Negr, vicino Blanchefort, ad ovest. Poich Dagobert era ancora
un ufficiale dell'esercito, fu costretto a nominare un amministratore, al
quale forn una casa a Villerouge Termenes, che aveva il compito di sovrintendere
alle operazioni di scavo. Per questo motivo  particolarmente
sorprendente che, nonostante la grossa impresa, non ci sia alcun resoconto
dell'estrazione di metallo o di altri minerali!
Le terre di Blanchefort, in cui furono trovate le antiche miniere, appartenevano
al marchese de Fleury, signore di Rennes, che aveva sposato
Gabrielle, la figlia di Marie de Negr di Hautpoul Blanchefort. Un ingegnere
di nome Duboscq tent di riaprire queste miniere senza avere il
permesso; il marchese protest, ma senza alcun risultato, perch le azioni
di Duboscq erano appoggiate dall'intendenza della Linguadoca. In effetti,
Duboscq aveva ottenuto gi svariate concessioni sulle miniere della
regione, accordate dal sovrintendente del re, che era nientemeno che il
cugino di Dagobert, Jean-Pierre Duhamel. Appare quindi chiaro
che Duboscq non era altro che un rappresentante di Dagobert,
cui era, infatti,
stata concessa la licenza di sfruttare tutte le miniere delle Corbires. Probabilmente
era pi di una coincidenza che sia Dagobert che Duboscq
fossero originari della Normandia.
Provenendo da una famiglia merovingia cos nobile ed antica, Dagobert
doveva ben essere a conoscenza del segreto del tesoro accumulato dai
Merovingi, dai Visigoti e proveniente dal Tempio di Gerusalemme, e per
quanto il suo matrimonio sembri frutto dell'amore, non fu certamente affidato
al caso. Tuttavia, per comprendere appieno il ruolo cruciale avuto
da Dagobert negli eventi successivi,  necessario guardare un po' alla
storia della sua famiglia.
In seguito all'usurpazione del trono ad opera dei Carolingi, i discendenti
merovingi della famiglia di Dagoberto II rimasero nella Francia settentrionale,
ad eccezione di Sigeberto (o di Magdala, a seconda della leggenda
che si accetta), che fu portato nella regione di Razs. Insediatasi in
quella che sarebbe diventata la Normandia, questa famiglia di antico sangue
reale fu infine integrata per mezzo del matrimonio nella nobilt locale.
Nella met del XVI secolo, la famiglia Dagobert abbracci la nuova religione
di Lutero e Calvino, divenendo protestante; nel corso delle guerre
di religione il maniero di famiglia vicino a Saint Lo fu bruciato, ed i loro
archivi furono distrutti. Tuttavia, i membri maschili della famiglia continuarono
nella loro tradizione militare, e molti di loro conquistarono posizioni
degne di nota nell'esercito reale. Essi, inoltre, consolidarono ulteriormente
il loro stato per mezzo di matrimoni con altre famiglie nobili.Per entrare nella guardia reale, era necessario accertare una genealogia
che confermasse nobili origini; cos che nel 1728, Robert Dagobert
present la storia della sua famiglia ad una commissione. Nonostante la
perdita dei loro archivi nell'incendio di Saint Lo, la commissione accett
che la famiglia Dagobert fosse realmente di nascita nobile, anzi, persino
reale.
Nel 1685 fu revocato l'illuminato Editto di Nantes, che aveva concesso
libert limitate ai protestanti, ed i cattolici diedero inizio ad una nuova
ondata di persecuzioni. Alla ricerca di un aiuto, la famiglia Dagobert abbracci
con entusiasmo i nuovi gruppi emergenti dei cosiddetti massoni,
che attirarono filosofi della libert di pensiero, scienziati, atei, protestanti,
ebrei, mercanti e banchieri pronti ad adottare i principi di uguaglianza,
libert e fraternit. Successivamente riunite sotto il nome di Grande
Oriente, queste prime logge avevano come obiettivo l'abolizione della
monarchia assoluta, la riduzione del potere di alcuni aristocratici e la liberazione
dalla stretta della Chiesa cattolica romana. In seguito furono
incolpate dai monarchici di aver causato la Rivoluzione francese. La
Massoneria, all'epoca, aveva riunito molti grandi nomi della Francia che
avevano un qualche interesse nelle ricerche intellettuali ed esoteriche.
Nel 1745 fu creata la Loggia della Camera del re, costituita principalmente
di ufficiali dello Stato Maggiore di sua maest e persino il cappellano
del re. Un ufficiale dell'esercito, Luc-Simon Dagobert, e i suoi due
fratelli, anche loro ufficiali, fondarono alla corte di Versailles la Loggia
dei Tre Fratelli, all'interno della quale fu introdotto il duca d'Orleans,
cugino di Luigi XVI. Assegnato al presidio reale italiano di Perpignan, il
capitano Dagobert fu introdotto nel ramo dell'Antico Rito Scozzese della
Massoneria dallo zio Hector, governatore della fortezza di Salses, vicino
Narbona. Egli introdusse anche il visconte di Chefdebien, che proveniva
da un'antica famiglia della piccola aristocrazia, in passato della
Bretagna, con parentele che risalivano al Medioevo, con i signori di
Rennes nelle Corbires, ma che si erano ormai stabiliti a Narbona.
Questo fu un momento di enorme crescita nel numero delle societ segrete;
alcune erano rami cadetti della capostipite Massoneria, alcune
sembravano massoniche ma erano in realt in opposizione con la vera
Massoneria, ed altre erano dichiaratamente cavalleresche o comunque
con basi tutt'altro che massoniche. Generalmente in opposizione alla
corrente principale della Massoneria, gli ordini cavallereschi e le societ
segrete tendevano ad appoggiare la monarchia, l'aristocrazia, rispettando
il simbolismo tradizionale e le pratiche legate alla condizione sociale, se
non sempre il dogma, della Chiesa cattolica. Fu su questo sfondo che,
nel 1771, fu fondata a Parigi la Loggia degli Amici Riuniti, che nell'arco
di tre anni aveva attirato l'associazione di nobili ufficiali dell'esercito,
ricchi borghesi e dignitari. Uno di questi iniziati, Savalette de Lange, figlio
del tesoriere reale, rinunci al suo lavoro di consigliere parlamentare
per dedicare il suo tempo ai suoi interessi massonici. Questo lo port
ad essere nominato Gran Segretario del Grande Oriente, nel 1777. Prima
di questo, tuttavia, egli era riuscito a persuadere la loggia madre ad approvare
la costituzione di una Commissione di gradi ed archivi, per indagare
sulle origini dei riti e rituali della Massoneria, sotto la sua presidenza.
Questa non fu nient'altro che una scusa per creare una nuova loggia,
Rgime des Philalethes (Regime dei Filaleti), con l'intento di acquisire
pi documenti d'archivio possibile dalle altre logge per scoprire
tracce di un antico e segreto sapere perduto o dimenticato! Savalette si
serv di qualunque mezzo necessario a portare a termine il suo scopo, e
coltiv attentamente buone relazioni con altri gruppi massonici o neo-
massonici, acquisendo i documenti di quelli che si scioglievano.
Fu nel 1779 che il marchese di Chefdebien, esperto massone, cavaliere
di Malta, colonnello di fanteria, fu introdotto nel dodicesimo e pi elevato
grado del Regime dei Filaleti, avendo accesso, in questo modo, ai tanti
registri di cui si erano appropriati. Un anno dopo, il marchese, insieme
al padre, fond un nuovo rito, noto nella storia della Massoneria come la
Loge des Philadelphes de Narbonne (Loggia dei Filadelfi di Narbona).
Visti con un certo scetticismo dagli osservatori esterni per le sue attivit
curiose, apparentemente occulte, i Filadelfi erano nati in realt, come i
Filaleti, per rubare i segreti custoditi dalle altre logge. Era una tattica destinata
a dimostrarsi fruttuosa.
Nel 1789, il futuro della Francia era irreversibilmente cambiato con lo
scoppio della Rivoluzione francese ed il suo strascico, il Terrore, che,
ironia della sorte, rimpiazz nel modo pi violento la monarchia e l'aristocrazia
con una Repubblica basata sui principi massonici di libert,
uguaglianza e fraternit.
E ancora argomento di discussione fino a che punto la Massoneria fosse
implicata con la Rivoluzione; ma  fuori di dubbio che l'esito piacque
ad un grande numero di fratelli massoni, seppure i mezzi li preoccuparono.
Le ideologie concorrenti della Massoneria e della Cavalleria divennero
l'anima della politica francese, ed i politici pi astuti divennero
sempre pi esperti nel tenere il piede in due staffe.
Nel tumulto politico che segu, molti colsero l'occasione di risolvere
alcuni conti in sospeso e di far circolare varie accuse supportate da ben
poche prove. Gli estremisti, comandati da Robespierre, portarono a termine
un'epurazione pressoch indiscriminata e paranoica di chiunque
pensassero potesse rappresentare una minaccia. Fu giustiziato anche il
Gran Maestro del Grande Oriente, insieme a gran parte dell'aristocrazia
e della famiglia reale, incluso il cugino del re, Filippo d'Orleans. Dagobert,
accusato di tradimento perch nobile e sospettato di sentimenti nostalgici
per l'ancien rgime, fu imprigionato. In attesa di essere condotto
al patibolo, si racconta che fu salvato dall'intervento dei suoi fratelli
massoni repubblicani, che attirarono l'attenzione sulla popolarit e la
competenza di Dagobert come ufficiale dell'esercito.
I re di Francia appartenevano alla dinastia dei Borboni, ed i loro cugini,
che occupavano il trono di Spagna, decisero di trarre vantaggio dagli
sconvolgimenti in Francia lanciando un'offensiva. La Francia aveva un
disperato bisogno di ufficiali dell'esercito competenti, e cos Dagobert
fu richiamato, promosso generale, e mandato a raggiungere l'esercito dei
Pirenei orientali, al comando del marchese di Chefdebien, figlio del visconte
e Gran Maestro dei Filadelfi. Di conseguenza due uomini, divisi
da ideologie diverse, essendo Dagobert un sostenitore protestante della
Repubblica e Chefdebien un aristocratico cattolico, furono uniti da una
causa apparentemente comune, la difesa della Francia. Questa singolare
situazione si present per il marchese di Chefdebien, che era in qualche
modo riuscito a scampare al patibolo (probabilmente anche grazie ai
suoi contatti con i massoni), come un'eccellente opportunit di favorire
le sue segrete ambizioni.
Dal matrimonio del generale Dagobert con Jacquette Pailhoux nacquero
due figlie. La mancanza di un erede maschio lo spinse a lasciare i suoi
archivi, gli Arcanes des mines des Corbires [I segreti delle miniere delle
Corbires], contenenti il grande segreto del tesoro nascosto, in custodia
ai fratelli massoni del Grande Oriente. In caso di morte prematura,
minaccia sempre presente nel corso della guerra, essi potevano farne
buon uso in supporto degli ideali massonici. Accolto nuovamente dalle
sue truppe nella regione di Rossiglione, il generale Dagobert ebbe un
certo successo iniziale nel suo piano per l'invasione della Spagna, ma il
18 aprile 1794 mor. Circa otto giorni prima a Montella, era stato colto
da un'inspiegabile febbre; l'effetto di un avvelenamento da cibo in base
ad alcuni resoconti, ma le misteriose circostanze hanno portato altri a
credere che egli fu deliberatamente avvelenato. Nessun altro ebbe gli
stessi sintomi in quei giorni, ed il cuoco di Dagobert scomparve improvvisamente
alcuni giorni prima della morte del generale.
Con la residenza di famiglia a Narbona, a meno di 40 km da Cascastel
e dalle operazioni di scavo di Dagobert, il marchese di Chefdebien
avrebbe dovuto essere ben a conoscenza dello sfruttamento delle miniere;
sembra, infatti, improbabile che egli non fosse, inoltre, a conoscenza
delle leggende che parlavano del tesoro nascosto. L'estensione e la segretezza
della rete di collegamenti dei massoni gli consentirono di raccogliere
altre informazioni sulle imprese di Dagobert ed infine di impossessarsi
dei suoi archivi per mezzo del Grande Oriente, avendo probabilmente
escogitato il modo per eliminarne il proprietario. Il nome di
Chefdebien salter fuori in seguito in questa strana storia, nuovamente in circostanze
misteriose.
Piuttosto casualmente, la morte del famoso generale Dagobert (la cui
tomba a Mont Louis nei Pirenei orientali, vicino al confine spagnolo, 
sormontata da una piramide commemorativa di pietra, che richiama forse
i suoi interessi massonici) anticip l'ascesa di un altro
grande ufficiale francese, un generale che avrebbe influito sul futuro non soltanto della
Francia, ma della maggior parte dell'Europa ed ancora pi lontano. Guadagnatosi
il soprannome di piccolo caporale, Napoleone Bonaparte
evoca l'immagine del soldato del popolo, un ufficiale venuto dalla gavetta
e che non dimentic mai le sue origini. Ma la realt  piuttosto diversa.
Napoleone nacque ad Ajaccio, nell'isola della Corsica, nel 1769, il
quarto figlio di Carlo Bonaparte, un avvocato, e di sua moglie Letizia
Ramolino. La famiglia del padre apparteneva all'antica nobilt italiana
della Toscana, emigrata in Corsica nel XVI secolo. Pur essendo corso,
Napoleone fu educato in Francia dall'et di nove anni, e prosegu la sua
educazione in tre scuole militari, inclusa l'accademia militare di Parigi.
Si diplom nel 1785 e divenne sottotenente d'artiglieria nel reggimento
di La Frre, una sorta di scuola d'addestramento per ufficiali d'artiglieria,
dove continu ad ampliare la sua educazione in materia militare.
Dopo un'alterna carriera militare frammista all'attivit politica, egli si
un ad una loggia di giacobini di cui appoggiava il fine di una monarchia
costituzionale. Napoleone fu infine promosso generale di brigata in
seguito alla fortunata riconquista di Tolone agli inglesi nel dicembre del
1793.
L'abilit militare di Napoleone fu in seguito utilizzata per reprimere i
tumulti dei monarchici. Come risultato del suo successo gli fu affidato il
comando dell'esercito nazionale, e da questo momento divenne intensamente
attento a tutti gli sviluppi politici in Francia. Per quanto apparentemente
leale al Direttorio repubblicano, sembra che Napoleone avesse
un altro obiettivo, e che abbia ricevuto un sostegno da fonti non repubblicane.
Non v' alcun dubbio che egli si opponesse violentemente ad un
ritorno della vecchia monarchia, ma sembrava allo stesso modo scontento
del sistema che si era sostituito ad essa, l'esecutivo composto da cinque
uomini con potere assoluto, noto come il Direttorio.
Campagne di successo in Europa accrebbero la sua reputazione, ma la
sua campagna in Egitto, apparentemente organizzata per ottenere il controllo
della rotta commerciale verso l'india, fu un disastro. La sua flotta
fu distrutta dalla Marina inglese mentre si trovava all'ancora nella Baia
di Abukir nel delta del Nilo. Temporaneamente confinato in Egitto, Napoleone
seguit ad utilizzare la sua innata abilit politica per introdurre
nel paese l'organizzazione politica, l'amministrazione e le abilit tecniche
occidentali. Da pi di due secoli filosofi ed eruditi erano affascinati
da questa antica e mistica terra con i suoi straordinari
geroglifici, che essi ritenevano contenessero un antico sapere
scomparso. Per questo motivo,
la campagna in Egitto aveva ricevuto appoggio da molti ambienti,
incluso quello di alcuni massoni. Napoleone fu accompagnato, e probabilmente
finanziato, dalla nobilt controrivoluzionaria, come gli Hautpoul
della regione di Razs e gli Chefdebien, la cui loggia, i Filaleti, si
occupava proprio della scoperta dell'antico sapere.
Nel corso della sua permanenza in Egitto, Napoleone inizi un'ampia
ispezione degli antichi siti che divennero fondamentali per l'archeologia
degli anni seguenti. Il ritrovamento pi importante fu quello di una tavoletta
di pietra, su cui erano inscritti tre antichi testi paralleli, che permettevano
la decifrazione dei geroglifici egizi. In base alle ricerche di Barbara
Watterson, che in passato ha fatto parte del Dipartimento di egittologia
dell'Universit di Liverpool, la pietra fu ritrovata vicino alla citt
di Rosetta da un soldato di nome Hautpoul, un nome inestricabilmente
correlato a Rennes-le-Chteau.
Si  suggerito, tuttavia, che Napoleone fosse mosso da una motivazione
meno benevola della ricerca del sapere, per la sua campagna d'Egitto. In
un articolo, che fu pubblicato sulla Gazette Nationale ou le Moniteur
Universel del 22 maggio 1799,  riportato che Bonaparte aveva fatto un
appello agli Ebrei, affinch si unissero a lui nella ricostruzione dell'antica
Gerusalemme. A causa delle sue esperienze della Rivoluzione e del
ruolo svolto dai giacobini e dalle logge massoniche radicali, che si diceva
avessero avuto dei rapporti finanziari con gli Ebrei, Napoleone era
senza dubbio divenuto diffidente nei confronti di tale rete di collegamenti
segreta, ed era determinato a che il nuovo Stato non restasse vulnerabile
di fronte ad un nuovo sconvolgimento. Per questo motivo, pur adottando
in seguito un'attitudine pi tollerante nei confronti degli Ebrei, 
possibile che, inizialmente, Napoleone volesse istituire uno Stato ebraico
in Egitto o vicino ad esso nel quale potesse esiliare tutti gli Ebrei che
si trovavano in Francia, a causa del loro presunto supporto alle logge
massoniche. Questa era una strategia che potrebbe persino essere stata
ben accetta da alcuni degli Ebrei pi ortodossi, che sognavano da sempre
di riconquistare una patria.
In realt, nel 1811 James Rothschild, uno dei cinque figli del gigante
ebreo del sistema bancario, Meyer Amschel Rothschild, giunse a Parigi
per aiutare a finanziare la restaurazione della monarchia borbonica;
un'azione che avrebbe preoccupato Napoleone. In generale, le banche e
gli istituti finanziari trovano la monarchia pi favorevole ai loro affari,
poich le repubbliche o i sistemi di governo a controllo statale tendono a
porre alcune restrizioni all'impresa privata.
Mettendo da parte i principi e la lealt, gli Hautpoul e gli Chefdebien,
avendo messo gli occhi sul possibile recupero del tesoro degli Ebrei nelle
Corbires, avrebbero di certo visto il vantaggio di allontanare gli
Ebrei, i legittimi eredi del tesoro, dalla Francia. A questo punto  pi
semplice comprendere per quale motivo essi avrebbero voluto, e cos si
dice che fecero, finanziare la campagna d'Egitto di Napoleone.
Nel novembre del 1799, Napoleone mise in atto un coup d'tat con
l'appoggio di due dei cinque membri del Direttorio, scontenti della vecchia
amministrazione. Essi costituirono un consolato che diede a Napoleone
l'effettivo controllo politico della Francia. Divenne chiaro che egli
non credeva nella sovranit del popolo, nel volere popolare o nel dibattito
parlamentare, ma piuttosto che un proposito saldo ed illuminato, con
l'appoggio dell'esercito, potesse ottenere qualunque cosa.
Disprezzando e temendo le masse, egli impose in Francia una dittatura
militare, con una costituzione che non prevedeva alcuna garanzia dei diritti
dell'uomo o dei principi di libert, uguaglianza e fraternit. Egli introdusse
una riforma che sarebbe divenuta nota come Codice napoleonico,
che  ancora alla base del codice civile francese, ma dedic una maggiore
attenzione al suo esercito che, dopotutto, era il suo strumento di
controllo. Realizzando il ruolo indispensabile della religione per il popolo,
come affermato da Voltaire, Napoleone strinse un accordo opportunistico
con il Vaticano, restaurando diritti limitati di culto. Pur essendo
del tutto indifferente alla religione, nel corso della sua permanenza in
Egitto, egli espresse, in modo chiaramente interessato, il desiderio di diventare
musulmano. Ed in effetti, alcuni dei suoi ufficiali si convertirono
all'islamismo.
Con il passare del tempo, e dopo essere sopravvissuto ad un complotto
inglese per assassinarlo, Napoleone si rese conto che il consolato a vita
non era sufficientemente sicuro. Nel maggio del 1804, su consiglio di
Joseph Fouch, il capo della polizia, Napoleone proclam la Francia un
impero, e se stesso imperatore. Nonostante il suo cinismo nei confronti
della religione e la sua precedente lealt alla Repubblica, volle essere
consacrato dal papa in persona, di modo che la sua incoronazione fosse
pi solenne di quella dei precedenti re di Francia, che non avevano mai
ricevuto un'incoronazione cos diretta. Nel 1653, fu scoperta la tomba
dell'antico re merovingio, padre di Clodoveo, Childerico I, e vi furono
trovate armi, tesori e le insegne regali. Tra le ricchezze c'erano 300 api
d'oro in miniatura, un simbolo sacro per i Merovingi. Napoleone fece
cucire queste stesse api nell'abito dell'incoronazione. Ugualmente oltraggiosa
per i monarchici e per i sostenitori della Repubblica, la cerimonia
ebbe luogo nella cattedrale di Notre-Dame il 2 dicembre 1804, in
presenza del papa Pio VII, a cui fu negato l'atto vero e proprio dell'incoronazione,
nel momento in cui Napoleone afferr la corona e se la mise
in testa. Vantando una legittimit non soltanto per grazia di Dio, come
i re borbonici, ma anche per volere del popolo, egli era molto pi potente
di qualsiasi altro monarca prima di lui. Le sue spese di corte superavano
anche quelle dello stravagante Luigi XIV, il Re Sole.
Furono ripristinati titoli principeschi per i membri della sua famiglia,
cos come una nobilt imperiale di conti, baroni e cavalieri per diritto
ereditario. Sempre nel tentativo di assicurare e consolidare la sua posizione,
Napoleone circond l'impero con un anello di stati vassalli governati
dai suoi parenti. Inoltre, per ottenere il controllo del mondo occulto
delle logge massoniche, che molti credevano essere state di valido aiuto
per la Rivoluzione, Napoleone fece in modo di mettere i suoi fratelli come
successori del Gran Maestro del Grande Oriente.
Probabilmente come risultato della sfiducia di Napoleone per le societ
massoniche e neo-massoniche, e del suo desiderio di inventare una nuova
aristocrazia, emerse un rinnovato interesse negli ordini cavallereschi.
L'esempio pi chiaro  la rinascita dei templari.
In seguito allo scioglimento dell'Ordine dei templari nel 1314, ben poco
 stato scritto su una segreta sopravvivenza dell'Ordine fino al 1804
circa. Appena cinque anni dopo la Rivoluzione, due dottori, uno di nome
Ledru e l'altro Bernard Raymond Fabr-Palaprat, affermarono di aver
scoperto dei documenti che confermavano che l'Ordine aveva continuato
ad esistere in segreto sin dall'epoca del suo scioglimento. Essi affermavano
che l'Ordine era riemerso ad una riunione nel 1705, e di averne
scoperto degli statuti in cui era rivelata l'elezione a Gran Maestro del
duca d'Orleans. Ma costretto alla clandestinit ancora una volta a causa
degli sconvolgimenti della Rivoluzione, l'Ordine rimase inattivo, con gli
archivi protetti dal reggente, il cavaliere Radix de Chevillon. Alla sua rinascita,
Fabr-Palaprat divenne il nuovo Gran Maestro. Sotto il regime
napoleonico, il rinnovato Ordine dei templari fu lasciato fiorire, riuscendo
ad attirare alcune delle figure pubbliche di maggior rilievo, che ne assicurarono
la protezione.
Il 28 marzo 1808, cavalieri, splendidi negli abiti da cerimonia templari,
assistettero ad una funzione religiosa in memoria di Jacques de Molay,
l'ultimo Gran Maestro dei templari conosciuto, martirizzato nel 1314.
Questa funzione grandiosa e fastosa, approvata dalle autorit e apparentemente
dallo stesso Napoleone, fu celebrata da un sacerdote anziano e
rispettato, l'abate Pierre Romains Clouet, descritto come il Primate dell'Ordine.
Quindi, il capo della Repubblica e poi di un nuovo impero era
apparentemente felice di accettare la rinascita di un ordine militare-religioso
che era stato il braccio armato della Chiesa cattolica, ed un cimelio
dell'epoca medievale dei re, dei signori e dei baroni feudali. Napoleone
credeva che l'Ordine fosse veramente sopravvissuto in segreto nei 500
anni precedenti, e che con esso fosse sopravvissuto anche il grande segreto
delle sue ricchezze?
L'interesse di Napoleone per i Merovingi sembra essere andato al di l
della sua incoronazione. In base ad alcuni documenti conservati nella
Bibliothque Nationale di Parigi, egli commission un'analisi della discendenza
merovingia a partire da Dagoberto II, che fu assassinato nel
679, e pi precisamente da suo figlio, Sigeberto, stabilitosi
a Rennes-le-Chteau. E quando si fu stancato della sua unione
sterile con Giuseppina,
Napoleone la ripudi per sposare Maria Luisa, figlia dell'imperatore
d'Austria Francesco I, di discendenza merovingia. Tuttavia, Napoleone
si considerava l'erede dell'impero di Carlo Magno, la cui dinastia aveva
deposto i Merovingi. C'era una spiegazione del tutto diversa per il fascino
che provava per i Merovingi?
Nel 1810, Napoleone ordin la confisca degli archivi vaticani ed il loro
trasferimento a Parigi. Circa 3000 scatole di materiale furono portate
nella Bibliothque de l'Arsenal di Parigi, dove i documenti furono esaminati
e catalogati da Charles Nodier e dai suoi colleghi. Nodier, nato
nel 1780, acquis una certa reputazione nei circoli letterari avendo scritto
svariati libri, incluso un compendio in pi volumi sui luoghi d'interesse
archeologico in Francia. In questo egli dedic una sezione
piuttosto ampia all'epoca merovingia, generalmente poco
menzionata. Egli scrisse
anche, in forma anonima, un libro intitolato Storia delle societ segrete
nell'esercito napoleonico, nel quale fa riferimento ai Filadelfi, che sostiene
siano la somma societ segreta, che esercita il comando sulle altre.
Se questa sia la loggia fondata dal marchese di Chefdebien, o uno
dei molti altri gruppi massonici, o persino un gruppo probabilmente fondato
dallo stesso Nodier nel 1797, non  spiegato. Tuttavia, la coincidenza
 sorprendente. All'insaputa, probabilmente, di Napoleone, Nodier
era anche ben inserito nei circoli esoterici. Amico di Elifas Levi, il rinomato
occultista, e mentore di Victor Hugo, Nodier infine divenne uno
stimato Maestro massone; nel 1824 fu nominato capo bibliotecario dell'Arsenal,
in cui era conservata la pi grande collezione di manoscritti
medievali e dell'occulto esistente in Francia.
Il filo comune che sembra pervadere questi secoli di conflitto e collusione
 la ricerca d'informazioni, in modo specifico quelle riguardanti
l'epoca merovingia, un periodo storico che all'epoca di Napoleone era
alquanto dimenticato e trascurato dalle classiche opere storiche. I depositari
di questo sapere sembrano essere stati gli archivi segreti della
Chiesa cattolica e quelli della Massoneria e di altre societ segrete collegate
ai Merovingi e ai loro discendenti, o alla regione della Linguadoca.
La conclusione logica deve essere che Napoleone, consapevole dell'esistenza
del tesoro nelle Corbiers, tentasse di acquisire tutte le informazioni
possibili a riguardo, cos come avevano fatto in molti prima di lui.
Tuttavia, egli si stava anche adoperando per stabilire una legittimit di
possesso, nel caso in cui fosse riuscito a recuperare il tesoro.
Ma questo desiderio non fu mai realizzato. L'altro impegno di Napoleone
nel mantenere ed espandere l'impero fin con il causare la sua caduta.
Dopo la sconfitta nella battaglia di Waterloo, egli fu costretto ad
abdicare in favore di suo figlio, il 22 giugno 1815.
In seguito alla scomparsa del generale Dagobert e dell'imperatore Napoleone,
la ricerca del leggendario tesoro era, naturalmente, destinata a
continuare. Ma  a causa delle bizzarre attivit di un semplice sacerdote
di campagna, circa settanta anni pi tardi, che questo filo nascosto torn
alla luce. Questo filo suggerisce che documenti vitali che avrebbero potuto
fare luce sulla presenza del grande tesoro, siano stati attentamente
nascosti in una cripta segreta, nel 1781, circa otto anni prima della Rivoluzione
francese.
 
Capitolo 6.
Il curato miliardario.
Saunire e Rennes-le-Chteau;
Boudet;
Bigou e il segreto degli Hautpoul;
Strane morti.

Il primo giugno 1885, l'abate Brenger Saunire arriv nella sua nuova
parrocchia in cima alle montagne nel cuore delle Corbires. Non pi la
fortezza reale ed il vasto accampamento dei Visigoti, o a turno, la residenza
dei conti di Razs, degli Hautpoul e dei de Voisin, Rennes-le-Chteau
era all'epoca soltanto un piccolo villaggio trascurato di circa 300 abitanti.
Dal punto pi alto del villaggio, vicino all'antico castello degli Hautpoul,
Brenger Saunire poteva guardare in basso alla citt di Couiza,
con il suo impressionante castello del XVI secolo, dimora atavica dei duchi
di Joyeuse, che nel corso della guerra della Francia rivoluzionaria
contro la Spagna, era stato temporaneamente trasformato in ospedale per
i soldati feriti agli ordini del defunto generale Dagobert.
Guardando la citt dall'alto, sul pendio a nord-est di Rennes sono appollaiati
il castello e le abitazioni di Montazels, il villaggio in cui nacque
Brenger, il maggiore dei sette figli di Joseph Saunire; quest'ultimo occupava
l'invidiabile posizione di amministratore della tenuta del marchese
di Cazemajou, un cugino degli Hautpoul, che condivideva il controllo
di Niort. Si racconta che nella sua infanzia Brenger mostr doti di
comando, capeggiando i suoi amici nei giochi, tra cui il pi popolare era
quello di cercare tesori nascosti nella campagna circostante.
Provenendo da una famiglia di zelanti cattolici e leali monarchici, non
 sorprendente che Brenger ed il fratello pi piccolo, Alfred, decisero di
intraprendere il sacerdozio, per la gioia dei loro genitori. Entrando nel
Gran Seminario nel 1874, Brenger port a compimento con successo i
suoi cinque anni di studio, e dopo la sua ordinazione fu nominato viceparroco
nella prestigiosa parrocchia di Alet, luogo in cui si trovava la
grande abbazia in rovina, in passato cuore dell'eresia giansenista e sede
del suo grande sostenitore, il vescovo Nicolas Pavillon. Nel
1882 Saunire fu mandato nel remoto villaggio di Clat, che si
poteva raggiungere soltanto attraverso un lungo sentiero
tortuoso dalla citt di Axat, a circa
23 km a sud di Couiza e di Rennes. Si sa ben poco dei suoi tre anni di
sacerdozio in questa parrocchia isolata.
Al contrario, la sua nomina a Rennes-le-Chteau ha dato il via ad una
vera e propria proliferazione di misteri e di ipotesi.
Ma cosa c' veramente in fondo a questi misteri, e in che modo possono
essere spiegate le irregolari attivit di questo semplice parroco di
campagna?
Al suo arrivo nel villaggio, egli deve essersi sentito mancare il cuore
alla vista dello stato cadente della piccola chiesa dedicata a santa Maria
Maddalena. L'edificio, con buchi nel tetto, finestre rotte e mura che si
sgretolavano, era stato addirittura condannato alla demolizione, nel
1883, dall'architetto Guiraud Cals, che riteneva non valesse la pena di
restaurarlo. Ma con una determinazione ed una fiducia tipiche della giovane
et, Saunire si accinse a creare una dimora degna del Signore.
Soltanto con un modesto stipendio mensile di 75 franchi, fu costretto a
chiedere in prestito del denaro al comune per le riparazioni essenziali.
Ma entro alcuni mesi da quando egli aveva occupato il suo posto ed aveva
iniziato le riparazioni pi urgenti, fu sospeso dal suo ufficio per aver
pronunciato dal pulpito discorsi antirepubblicani, e fu costretto a trascorrere
nove mesi ad insegnare al Seminario di Narbona.
Al suo ritorno a Rennes, continu con il suo lavoro pur avendo dei debiti
con i bottegai del luogo. Tuttavia, nel 1886, egli ricevette una donazione
molto gradita di 3000 franchi, nientemeno che da Marie-Thrse,
la contessa di Chambord, vedova di Enrico, l'ultimo pretendente dei
Borboni al trono di Francia. A prima vista sembra strana una tale munificenza
da parte di una persona cos eminente come la contessa MarieThrse
d'Asburgo nei confronti di uno sconosciuto, umile parroco di un
luogo remoto, lontano dallo scorrere degli eventi, ma diventa ben presto
chiaro che la stessa tentacolare rete di collegamenti, incontrata in altri
momenti di questa storia, si pu scorgere anche in questo caso.
Il legame di Saunire con il conte di Chambord e l'aristocrazia (monarchica)
ebbe inizio con il padre che lavorava per il marchese di
Cazemajou; era un leale servitore e da ardente monarchico
aspettava con ansia
il ritorno di Enrico, duca di Bordeaux, conte di Chambord, come legittimo
pretendente al trono. I Cazemajou erano signori di Niort dal
1696, insieme ai loro cugini, i Negr d'rbles. La figlia di Franois de
Negr d'Arbles, Marie, spos Franois di Hautpoul-Rennes nel 1752, legando
in questo modo i Cazemajou con la famiglia Hautpoul, signori di
Rennes e Blanchefort, il cui castello  adiacente alla chiesa
di Rennes-le-Chteau. Flines di Hautpoul era stato precettore
del giovane conte di
Chambord e, nel 1843, il marchese Armand di Hautpoul lo aveva accompagnato
in viaggio in Germania e a Londra, dove fu accolto con calore
dalla regina Vittoria. Si deve, inoltre, ricordare che la famiglia Hautpoul
discendeva dal re visigoto, Ataulfo, arrivato nella Linguadoca un
paio di anni dopo il sacco di Roma nel 410 ed il trasferimento del tesoro.
Cos come gli altri monarchici, il conte e sua moglie sostenevano la
Chiesa cattolica e la rinnovata missione del Sacro Cuore, un'istituzione
cattolica fondamentale per il rinnovamento della Chiesa in Francia e
considerata necessaria per la restaurazione della monarchia. Nel 1870,
Rohault de Fleury aveva dato inizio ad un progetto per erigere un'imponente
nuova chiesa, dedicata al Sacre Coeur (Sacro Cuore), per focalizzare
l'attenzione su questo culto che si stava diffondendo. La costruzione
inizi cinque anni pi tardi sulla collina sopra Montmartre, a
Parigi. Alcuni anni prima della sua morte nel 1883, il conte di Chambord, un
fedele fervente, don 500.000 franchi al progetto, divenendo in questo
modo il maggiore donatore. Se la vedova, la contessa Marie-Thrse,
avesse saputo degli sforzi di Saunire per mezzo del legame con gli
Hautpoul oppure se egli la contatt direttamente non si sa, ma qualunque
sia stato il modo, questa donazione deve essere sembrata una manna dal
cielo. La devozione di Saunire al Sacro Cuore ed alla monarchia  evidente
in tutto il territorio della sua parrocchia. Si deve, inoltre, ricordare
che Rohault de Fleury era un membro della famiglia de Fleury che possedeva
le terre vicino a Rennes-le-Chteau in cui si trovano le miniere di
Blanchefort.
Con i nuovi fondi, Saunire continu con la sua opera di restauro e rivolse
l'attenzione all'antico altare formato da una lastra di pietra sorretta
da due colonne scolpite, probabilmente del IX secolo. In base ad alcune
ricevute esistenti, egli ottenne un'altra piccola donazione grazie alla quale
riusc ad acquistare un nuovo altare; successivamente, sistem la lastra
dell'altare originale in una cappella privata ed una delle due colonne
scolpite in un piccolo giardino di fronte alla chiesa.
Fu durante la sostituzione dell'altare che Saunire sembra aver fatto la
sua prima scoperta importante. I dettagli veri e propri sono approssimativi,
e vari autori fanno resoconti lievemente diversi, ma l'opinione generale
 che egli scopr una tomba coperta da una pietra scolpita, posta a
faccia in gi nella navata centrale di fronte all'altare. Si racconta che
nella tomba egli trov delle ossa, alcuni gioielli ed un mucchio di monete
d'oro che, agli operai presenti al momento, egli disse erano soltanto
medaglioni privi di valore.
Un vero e proprio registro del restauro non  disponibile, ma si pu tentare
di mettere insieme una cronologia approssimativa dei lavori dalle ricevute
sopravvissute. Entro il 1891, che sembra essere un anno critico
nel mistero di Rennes-le-Chteau, le vetrate dipinte erano state sostituite,
ed il portico, con i suoi intagli elaborati e le iscrizioni, era stato aggiunto.
Ma  una serie di altri fattori che ha fatto di quest'anno un momento
fondamentale nella vita dell'abate Saunire, e un momento chiave
nella nostra indagine sulla fitta trama che riconduce all'oro.
Nel giugno dello stesso anno, egli organizz un rito della prima comunione,
durante il quale alcuni uomini del villaggio portarono sulle spalle
la statua della Vergine Maria, in processione dalla chiesa attraverso l'intero
paese, fino a tornare nel giardino della chiesa. L essi posero la statua
sopra l'antica colonna. In condizioni normali, questo sarebbe stato
un avvenimento irrilevante, eccetto che per il fatto che la colonna era
stata messa deliberatamente capovolta (come si poteva notare dall'incisione
di una croce processionale e di un'alfa e un'omega sulla parte anteriore).
Su una parte della colonna Saunire aveva fatto scrivere: Penitenza,
penitenza, ed in un altro punto: Missione 1891. Mettendo la
colonna nel verso giusto, la data che si leggeva era 1681, data che si trova
scritta erroneamente anche sulla pietra tombale dell'ultima
Hautpoul che visse nel castello. Marie de Negr d'Arbles di Hautpoul mor in
realt nel 1781, ma nell'iscrizione sulla sua lapide  scritto MDC0LXXXI
(1681). Stabilito che questo  effettivamente sbagliato (per non parlare
del fatto che non esiste lo 0 nel sistema di numerazione romano), l'iscrizione
potrebbe avere un altro significato?  interessante notare che il
numero potrebbe essere interpretato come 1-681, vale a dire, gennaio
681, la data in cui si ritiene che l'erede sopravvissuto di Dagoberto fu
portato a Rennes-le-Chteau. Questa pietra tombale oggi non  visibile;
si racconta che sia stata danneggiata dall'abate Saunire, che desiderava
nasconderne il messaggio segreto. Fortunatamente, tuttavia, l'iscrizione
originale era stata copiata da un archeologo locale e pubblicata nella
XVII edizione del bollettino della Socit des Etudes Scientifques de
l'Aude (Societ per la ricerca scientifica dell'Aude), nel 1906. Inoltre,
il soggetto della lastra di pietra scolpita, ritrovata a faccia in gi nella navata
principale da Saunire, potrebbe essere il salvataggio del giovane
Sigeberto ed il suo arrivo a Rennes-le-Chteau.
In seguito, sempre lo stesso anno, Saunire scrisse nel suo diario di
aver scoperto una tomba; una circostanza non del tutto insolita nel
corso del restauro di una chiesa, tanto che si deve concludere che questa
tomba avesse un significato particolare. Ancora pi enigmatica  un'altra
annotazione nel suo diario, L'anno 1891 porta in superficie il frutto di
ci di cui si parla. A quell'epoca si verificarono due avvenimenti, uno
dei quali, o entrambi, possono aiutare a fare luce su queste annotazioni,
il cui possibile significato si trova indubbiamente al centro delle successive
attivit dell'abate.
Nel corso dei lavori per sostituire il pulpito, sembra che Saunire scopr
ancora un'altra tomba, chiaramente di una certa importanza, poich
mand via gli operai impegnati nel restauro per dieci giorni, durante i
quali si dice che abbia intrapreso in segreto degli scavi nella chiesa. C'
poi la storia raccontata dal suo vecchio campanaro, Antoine Captier, secondo
la quale egli trov un piccolo rotolo di pergamena contenuto in
una fiala di vetro che era stata nascosta in cima ad un palo di legno.
Questo palo, che in origine era parte della balaustra, era stato rimosso e
gettato da parte nel corso dei lavori di restauro. Come risultato, si era
staccato un piccolo listello di legno, rivelando una cavit sulla sommit
del palo. E qui Captier trov la fiala. Si racconta che la pergamena contenesse
informazioni sull'accesso alla cripta, e sulla natura del suo contenuto.
In base ad alcuni resoconti, l'entrata della cripta si trovava sotto
la tomba nella navata principale coperta dalla pietra del cavaliere. La
tomba era stata sistemata intenzionalmente per nascondere l'entrata
della cripta, presumibilmente per ulteriore sicurezza.
Queste precauzioni erano state prese dal parroco di Rennes-le-Chteau,
un centinaio di anni prima dell'arrivo di Saunire. Nel 1780, quando il
generale Dagobert spos la nobile Jacquette Pailhoux de Cascastel, e suo
suocero ebbe formato l'associazione per la riapertura delle miniere delle
Corbires, Marie de Negr d'Arbles, signora di Hautpoul de Blanchefort,
sentendo che si avvicinava la fine per lei, fece convocare il suo parroco,
l'abate Bigou, nel suo castello. Non avendo eredi maschi, essa aveva deciso
di confidare il grande segreto del tesoro, tramandato nel corso dei
secoli, e condiviso soltanto da un gruppo ristretto di famiglie nobili del
luogo, all'abate Bigou. Essa gli affid anche i gioielli di famiglia e documenti
di considerevole importanza, chiedendo che a sua volta egli li passasse
a qualcuno degno di tale cosa. Pochi anni dopo la morte di Marie,
avvertendo l'imminente sovvertimento ed il pericolo della Rivoluzione,
il parroco ripose questi gioielli e i documenti nella cripta della chiesa.
Questa conteneva gi le tombe dei signori di Rennes e di altri notabili.
Dopodich Bigou cel attentamente l'entrata, nascondendo le istruzioni
per accedervi nella sommit di un palo della balaustra. Annotazioni nel
vecchio registro della parrocchia, che  ora esposto nel museo di Rennes,
confermano l'esistenza di un tombeau des seigneurs (tomba dei
signori) ed il punto approssimativo della sua entrata. Questa tomba, in
cui erano stati apparentemente sepolti i signori di Rennes, potrebbe essere
una cripta nascosta.
Servendosi di documenti originali inediti, Jean-Pierre Deloux e Jacques
Brtigny continuano la storia dell'abate Bigou e del segreto degli Hautpoul.
Temendo per la vita a causa delle sue simpatie monarchiche, nel
1792, quando la Rivoluzione assunse risvolti sanguinari, l'abate Bigou
fugg a Sabadell in Spagna, dove rimase fino alla sua morte avvenuta diciotto
mesi dopo. Tuttavia, egli aveva gi raccontato il suo grande segreto
all'abate Franois-Pierre Cauneille, in precedenza parroco di Rennes-
les-Bains, che a sua volta lo confid ad altre due persone. Una di queste,
l'abate Jean Vie, divenne parroco di Rennes-les-Bains dal 1840 al 1870,
e l'insolita iscrizione sulla sua tomba nel cimitero della chiesa mette in
evidenza la data del 17 gennaio, la stessa data che ricorre nel mistero di
Rennes. L'altro collega, l'abate mile-Franois Cayron, divenne il parroco
di Saint Laurent-de-la-Cabrerisse. In base alla pagina dei necrologi
di La Semaine Religieuse del 1897, l'abate Cayron aveva ...quasi
completamente ricostruito la sua chiesa con meravigliose proporzioni
gotiche... nessuno sapeva dove avesse trovato i fondi per finanziare tali
grandiosi restauri. Inoltre, egli pag anche l'educazione del giovane
Henri Boudet di Axat, che nel 1872 sostitu l'abate Jean Vie come sacerdote
di Rennes-les-Bains, circa tredici anni prima che Brenger Saunire
arrivasse a Rennes-le-Chteau.
Prima di continuare ad indagare sulle insolite attivit di Saunire,  utile
guardare un po' pi da vicino i suoi colleghi pi vecchi delle parrocchie
vicine. Nel 1886, dopo nove anni di ricerche, l'abate Boudet pubblic
a sue spese un libro intitolato Le Vrai Langue Celtique et le Cromlech
de Rennes-les-Bains [La vera lingua celtica e il cromlech di Rennes-les-Bains],
di cui sono ancora in circolazione delle copie. Il libro dimostra
che la vera lingua celtica era l'inglese, e che la chiave per l'origine
del celtico risiede nella pronuncia delle parole e non nella loro ortografia.
Boudet era uno stimato erudito del luogo, un membro della locale
Societ per la ricerca scientifica dell'Aude, e per questo motivo  sorprendente
che il suo libro contenga una serie di assurdit e di ipotesi azzardate,
che hanno portato molti ricercatori a credere che quest'opera
avesse un fine del tutto diverso. Chiaramente, egli riteneva che il suo libro
avesse una certa importanza dal momento che ne invi una copia alla
regina Vittoria, che rispose con un biglietto di ringraziamento tramite
il suo rappresentante in Francia. Una copia del libro  stata trovata anche
alla Bodleian Library dell'Universit di Oxford, insieme ad una lettera
di pugno dell'autore. Ciononostante, molti ricercatori ritengono che il testo
del libro nasconda un messaggio in codice, che si riferisce al grande
segreto degli Hautpoul ed al tesoro. Infatti, l'abate Vannier scrisse: L'abate
Boudet  il custode di un segreto che potrebbe essere causa di pi
grandi sconvolgimenti.
Dopo la sua morte, Boudet fu sepolto insieme al fratello nella tomba di
famiglia ad Axat, sulla quale c' una curiosa pietra tombale a forma di libro
chiuso con un'iscrizione consumata dalle intemperie, I X I O 3, che potrebbe
essere la parola greca per pesce (utilizzata come simbolo dai primi
cristiani). Tuttavia, se capovolta l'iscrizione pu leggersi come 3 0 I X I,
che pu benissimo riferirsi alle pagine 301 e 11 del suo libro; per una
strana coincidenza, nell'edizione originale, la pagina 301  una mappa
della vallata di Rennes-les-Bains. Firmata dal fratello Edmond, che si ritiene
l'abbia disegnata, la mappa contiene una serie di anomalie, nomi
ed elementi che sono stati deliberatamente eliminati da allora, o che erano
puramente immaginari o simbolici. Allo stesso tempo, a pagina 11, si
trova un passaggio interessante riguardo a chiavi che si possono ottenere
per mezzo di interpretazioni linguistiche della lingua francese, irlandese
e scozzese. Considerate insieme ai nomi dei luoghi che si trovano
sulla mappa, queste chiavi linguistiche, applicate correttamente, possono
rivelare dei significati nascosti.
Deluso dal modo in cui i suoi pari accolsero il suo libro, sembra che
Boudet pens ad un modo pi originale e durevole di rendere immortale
il suo segreto. Per fare ci egli si procur l'aiuto del suo vicino pi giovane
a Rennes-le-Chteau, l'abate Saunire, che si era appena imbarcato,
con energia ed entusiasmo, nel restauro della sua piccola chiesa.
Un'analisi veramente completa e ben documentata dei lavori di costruzione
si pu trovare in un libro di Jacques Rivire intitolato Le Fabuleux
Trsor de Rennes-le-Chteau! - Le Secret de l'Abb Saunire [Il favoloso
tesoro di Rennes-le-Chteau! Il segreto dell'abate Saunire]. Al momento
della cerimonia d'inaugurazione, nel 1897, a cui intervenne il suo
superiore, Arsne-Flix Billard, il vescovo di Carcassonne, Saunire
aveva completato il restauro della struttura della chiesa e del vicino presbiterio,
riorganizzato il cimitero, con grande preoccupazione dei suoi
parrocchiani, sistemato un giardino geometrico in cui fu posta l'antica
colonna dell'altare sormontata dalla statua della Vergine Maria e costruito,
a circa 15 metri dalla statua della Vergine, una croce del Calvario. All'interno
della chiesa, Saunire sembra aver lasciato la sua
immaginazione libera di scatenarsi con decorazioni sontuose e,
sotto alcuni aspetti,
bizzarre. Si possono trovare vari tipi di simbolismo, alcuni sono puramente
cattolici, nello stile di Saint Sulpice in voga all'epoca, altri sono
probabilmente massonici, rosacrociani o templari. Ed  in mezzo a questa
profusione di decorazioni, che si ritiene che il messaggio dell'abate
Boudet sia stato attentamente codificato.
Cos come in tutte le chiese cattoliche, sulle pareti sono appese le quattordici
stazioni della Via Crucis, ma qui esse sono molto particolareggiate,
e furono ordinate appositamente da Giscard & Fils, scultori e fabbricanti
di statue, di Tolosa. L'abitazione di Giscard, dedicata alla Massoneria,
la porta accanto a quella del suo laboratorio al numero 27 della
Rue de la Colonne,  coperta di simboli massonici, chiaramente visibili
anche al giorno d'oggi. Pensando a questo, sono stati fatti svariati tentativi
di decifrare le singole stazioni con risultati interessanti e convincenti,
ma fino a questo momento non si  giunti a conclusioni definitive (o
comunque non sono state rese note), ad eccezione, forse, della stazione
numero uno, che sembra fortemente indicare l'esistenza della miniera di
Blanchefort. In seguito, Saunire commission a Giscard un grande affresco
murario, sul tema del Discorso della Montagna, che occupa la
parte alta della parete ovest e sembra contenere svariati altri indizi. Innanzi
tutto, la collina  ricoperta di fiori, un'allusione al fatto che il luogo
 una collina nella terra della famiglia de Fleury; secondo, nel terreno
ai piedi della collina, c' una borsa con un laccio ed un buco, attraverso
il quale si pu vedere il luccichio dell'oro; inoltre, la croce collocata sul
confessionale attira intenzionalmente l'attenzione sulla borsa d'oro. Infine,
nel paesaggio sulla sinistra si pu notare un fiore comunemente noto
come sigillo di Salomone, probabilmente un riferimento al tesoro del
tempio di Salomone.
Ma la caratteristica pi inaspettata si trova non appena entrati dalla porta
della chiesa, a sostegno dell'acquasantiera: un orrendo diavolo con le
corna ed una smorfia sul volto, mezzo acquattato, che tiene il pesante
piatto concavo a forma di conchiglia. Nella didascalia di un disegno di
un'immagine quasi identica, che si trova in un libro della biblioteca dell'abate
Saunire, c' scritto Asmodo. Nella mitologia ebraica Asmodo
era il re dei demoni ed il guardiano del tesoro di Salomone!
Statue ed altri elementi decorativi abbondano nella chiesa, ma 
sant'Antonio da Padova, il cui aiuto  richiesto dai fedeli per recuperare
gli oggetti perduti, ad avere un piedistallo speciale sorretto da quattro
angeli; questo potrebbe essere un gesto di gratitudine di Saunire per le
sue importanti scoperte. Ancora un'altra sorpresa attende il visitatore
nella sacrestia, dove parte dello scaffale a muro componibile sulla sinistra
si apre, come una porta, e rivela una piccola stanza. Gli abitanti del
villaggio raccontavano che l'abate Saunire, quando tornava da lunghe
passeggiate nelle colline circostanti, si chiudeva a chiave in sacrestia,
con uno zaino pieno di pietre. Perch questa segretezza? Di che natura
erano queste pietre? Perch costruire una stanza segreta?
La strana annotazione nel taccuino di Saunire, riguardante l'anno
1891,  accompagnata da un'illustrazione presa dal giornale La Croix,
di un bambino portato in cielo da tre angeli. Sotto a questa c' un'altra
illustrazione dell'adorazione dei tre Re Magi con il seguente commento:
Melchior; Reois, O Roi, l'or, symbole de la royaut. Gaspard; Reois
la myrrhe, symbole de la spulture. Balthasar; Reois l'encens, o toi qui
es Dieu (Melchiorre: Ricevi o re, l'oro, simbolo della regalit. Gaspare:
Ricevi la mirra, simbolo del sepolcro. Baldassarre: Ricevi l'incenso,
o tu che sei Dio).
L'interesse di Saunire per questa leggenda (i nomi o il numero dei Re
Magi non sono in realt menzionati nei Vangeli) assume un nuovo significato
alla luce del fatto che tre affioramenti rocciosi, che dominano l'accesso
settentrionale alla vallata di Rennes-les-Bains, erano noti nel Medioevo,
come Melchiorre (Rocco Ngre), Baldassarre (Roc Pointu) e
Gaspare (Blanchefort). Pu trattarsi ancora di un riferimento alle antiche
miniere d'oro di Blanchefort e Rocco Ngre con i loro depositi segreti?
La chiesa di Rennes-le-Chteau era quindi quasi sicuramente il fulcro e
il luogo depositario di tre importanti segreti. Primo, i documenti degli
Hautpoul, il cui contenuto sembra rivelare alcuni dettagli, sebbene non
le vere e proprie posizioni, dei depositi del tesoro, cos come genealogie
che attestano la sopravvivenza dei Merovingi per mezzo dei loro discendenti,
i signori di Rennes. Secondo, oggetti appartenenti da sempre agli
Hautpoul, gioielli preziosi, manufatti e monete, alcuni dei quali furono
dati in dono ed altri venduti, consentendo a Saunire di continuare il restauro
e la decorazione della sua chiesa. Terzo, la decorazione della chiesa
con i suoi misteriosi riferimenti ai luoghi in cui si trova il leggendario
tesoro. Le chiavi per decifrare questi indizi erano chiaramente note, e
custodite dall'abate Boudet, ma apparentemente non rivelate a Saunire
fino agli ultimi anni di vita di Boudet, ammesso che in seguito gli fossero
rivelate.
La scoperta di Saunire di antiche pergamene nella cripta ha fatto nascere
molte ipotesi su che tipo d'informazioni esse contenessero ed anche
sulle azioni di Saunire in seguito alle sue scoperte. Due delle quattro
pergamene, copie delle quali sono state svelate per la prima volta in
un libro del 1967 di Grard de Sde intitolato L'Or de Rennes [L'oro di
Rennes], e intitolato in un'edizione successiva Le Trsor Maudit [Il tesoro
maledetto], sono testi latini tratti dal Nuovo Testamento che potrebbero
contenere messaggi in codice. De Sde sostiene che, essendo sicuro di
questo, ma incapace di decifrarli lui stesso, Saunire si rec a Saint Sulpice
a Parigi dove esperti in tali materie potevano aiutarlo. Il seminario
di Saint Sulpice aveva acquistato la reputazione di centro cattolico pi
importante per gli studi occulti. Tuttavia, non c' alcuna prova che egli
and a Parigi e persino l'origine delle copie di cui parla de Sde  in
dubbio. Su queste basi, molti hanno liquidato questi documenti come
falsificazioni prive di valore. D'altra parte per, nei passaggi possono
essere decifrati dei messaggi che coincidono con altre prove note.
In particolare, la pergamena pi breve fa un riferimento diretto alla pista
del tesoro di Gerusalemme: A DAGOBERT II ET A SION EST CE
TRESOR ET IL EST LA MORT (Di Dagoberto II re e di Sion  questo tesoro,
ed egli  l morto). La pergamena, inoltre, contiene le parole Redis
bles, dove Redis pu riferirsi a di Rhedae, l'antico nome di
Rennes-le-Chteau, e bles  la traduzione di grano o pane. Nel
linguaggio parlato
francese questa parola significa anche denaro.
Infine, le ultime parole, solis sacerdotibus, possono essere tradotte come
soltanto per il clero, ad indicare forse che il segreto doveva essere
trasmesso soltanto ai sacerdoti, come era di certo accaduto da quando
Marie de Ngre di Hautpoul de Blanchefort si confid con
l'abate Bigou.
Divenuto sacerdote gesuita, il fratello di Brenger Saunire, Alfred, si
assicur il ruolo di precettore e cappellano della famiglia del marchese
di Chefdebien a Narbona, il nipote del fondatore della loggia massonica
dei Filadelfi che aveva acquisito gli archivi del generale Dagobert. In base
al libro contabile di Brenger, Alfred aveva sfruttato le sue conoscenze
aristocratiche per ottenere donazioni per il fratello, e tra le varie entrate
ce n' una di 30.000 franchi, raccolti tra il 1895 ed il 1903, attribuiti
ad Alfred. C' anche un'entrata, registrata come anonima, di 20.000
franchi nel periodo dal 1895 al 1905, da parte di un misterioso M. de C.,
che in genere si ritiene riferito al marchese di Chefdebien. Non  impossibile
che Saunire ricevesse dei finanziamenti per continuare i suoi scavi
e le sue ricerche, con l'intento di recuperare il tesoro nascosto nella
sua parrocchia e in quelle circostanti. Tuttavia, in base ai ricordi della famiglia
Chefdebien, Alfred perse il suo posto presso il marchese dopo essere
stato sorpreso a rovistare tra le carte private della famiglia, ma probabilmente
non prima di aver trasmesso le sue scoperte al fratello! Quindi,
per mezzo delle attivit segrete di Alfred, Brenger venne a conoscenza
dei segreti custoditi sia negli archivi degli Hautpoul che in quelli
di Dagobert.
Nel frattempo, avendo completato il suo lavoro nella propriet della
chiesa, Brenger Saunire volse l'attenzione alla creazione di una propriet
privata adiacente alla chiesa. Consisteva in due parti distinte, una
parte comprendeva una villa con giardino ornamentale, l'altra una terrazza
sulla cima di un dirupo, con l'aspetto e le dimensioni di un bastione
che collegava una torre di tre piani in falso stile gotico ed una serra,
le quali racchiudevano ancora un altro giardino ornamentale. Entrambe
le costruzioni erano arredate con i migliori mobili ed objet d'art, e gli
abitanti del villaggio ricordavano che egli viveva come un signore, ricevendo,
di frequente, ospiti alla villa, un'affermazione convalidata dai
conti consistenti per l'alcol ed altri lussi. Le sue spese fino a questo momento
erano sorprendenti, e si  stimato che il disavanzo delle spese sulle
entrate dichiarate ammontava ad almeno 250.000 franchi. La fonte di
questi fondi, piuttosto considerevoli per l'epoca,  stata oggetto di dibattito
per lungo tempo per i ricercatori. Nessuna spiegazione  pi
convincente della scoperta di un deposito segreto di denaro, oro o oggetti preziosi,
visto il numero di indizi che portano a questo.
... ...
Pur essendo sottoposto ad una fortissima pressione dal suo nuovo vescovo,
monsignor Beausjour, che prese il posto dell'amabile monsignor
Billard nel 1902, Saunire rifiut di rivelare la fonte della sua ricchezza.
Furono presi provvedimenti disciplinari nei suoi confronti, ed all'inizio
gli fu ordinato di trasferirsi nella parrocchia di Coustouge a circa 40 km
a nord-est di Rennes in linea d'aria, ma egli si rifiut di andare, avendo
fatto un nuovo contratto d'affitto del presbiterio (che era propriet del
comune). Fu allora sospeso da tutti gli incarichi sacerdotali e fu sostituito
dall'abate Marty; ma Saunire era talmente popolare tra gli abitanti
del posto che essi continuarono a recarsi alle funzioni private nella sua
villa, celebrate nella serra che egli aveva adattato a cappella. Quando le
autorit della diocesi tentarono nuovamente di confiscare la sua propriet,
si venne a sapere che ogni cosa era registrata a nome della sua
governante e confidente, Marie Dnamaud, e di conseguenza intoccabile.
Saunire quindi riusc, a costo della sua salute, ad opporsi ai formidabili
e implacabili sforzi del suo vescovo per spostarlo o per spogliarlo
della sua ricchezza. Per quale motivo era cos importante per lui restare
a Rennes-le-Chteau?
Marie Dnamaud appoggi Saunire in tutte le sue traversie. Di sedici
anni pi giovane di lui, ella divenne la sua compagna pi fidata e leale.
Originaria del villaggio di Esperaza, era giunta a Rennes con la sua famiglia
nel 1892 e, per ragioni non ancora spiegate, i quattro trovarono
alloggio presso Saunire, nel presbiterio, che egli si era affrettato a restaurare.
Dopo poco tempo, ella abbandon il lavoro nella fabbrica di
cappelli ad Esperaza per occuparsi delle faccende domestiche del prete.
Ci sono alcune prove che la madre, Alexandrine, non fosse contenta di
questa situazione, ma sembra che non potesse fare nulla per porvi fine.
Marie rimase con Saunire fino alla sua morte, restando nella villa fino
alla sua stessa morte, nel 1953.
Per quanto riguarda gli abitanti del villaggio, essi non dubitavano che il
loro parroco si fosse imbattuto in una piccola fortuna. Infatti, Madame J.
Vidal, una grande amica di Marie (che le diede persino una stanza nella
villa la notte delle sue nozze), raccont una conversazione nel corso della
quale ella disse: Con ci che Monsieur le Cur ha lasciato, si potrebbe
sfamare tutta Rennes per cento anni e ne resterebbe ancora un po'.
Tuttavia, quando le fu chiesto come mai conducesse una vita cos austera
dopo la morte di Saunire se le cose stavano cos, ella replic: Lei
non lo poteva toccare. Un'altra volta, aveva detto: La gente che vive
qui cammina sull'oro e non lo sa.
Nel 1925 arriv una giovane insegnante per iniziare a lavorare nella
scuola del villaggio. Il comune non era in grado di fornirle
una sistemazione appropriata, cos Marie Dnamaud accett di
alloggiarla alla villa. Nel corso dei suoi quattro anni di
permanenza, anche lei divenne molto
amica di Marie, ma la trov riluttante a parlare dei tempi trascorsi con
Saunire. Tuttavia i suoi alunni erano pi disponibili, e le raccontarono
che i loro genitori erano fermamente convinti che egli avesse scoperto
un tesoro nascosto. Per quanto questa testimonianza sia aneddotica, il
potere di una diceria di paese non dovrebbe mai essere sottovalutato!
La guerra di logoramento con il vescovo Beausjour infine riscosse il
suo tributo dall'abate Saunire, che mor, all'et di sessantacinque anni,
cinque giorni dopo un improvviso attacco di cuore il 17 gennaio 1917.
Nei cinque giorni precedenti alla sua morte egli fu curato e confortato
dal suo caro amico e medico di Rennes-les-Bains, il dott. Paul Courrent,
che nel corso di quei giorni risiedette alla villa. Courrent, come l'altro
amico di Saunire, il defunto abate Boudet, era un rispettato membro
della Societ per la ricerca scientifica dell'Aude, ed  quindi piuttosto
naturale che Saunire dovesse aver trasmesso a lui tutti gli archivi degli
Hautpoul e di Dagobert che aveva scoperto e acquisito. Come  consueto
nella Chiesa cattolica, egli ricevette l'estrema unzione nelle sue ultime
ore, ma coloro che erano presenti al momento raccontarono che il suo
vecchio amico, l'abate Rivire, che celebr quest'ufficio solenne, era rimasto
talmente sconvolto dall'ultima confessione di Saunire che da
quel momento divent un altro uomo.
La segretezza aveva seguito Saunire come un'ombra, essendo molte
delle sue azioni avvolte dalla nebbia del mistero e dell'insinuazione senza
che lui facesse alcun tentativo di disperderla. Tuttavia, egli non era
solo. Accanto all'abate Boudet, che senza dubbio svolse un ruolo chiave
nelle sue attivit, sembra che altri preti condivisero i suoi segreti. C'
l'abate Grassaud a cui egli regal un calice magnifico. Grassaud all'epoca
era il parroco di Amelie-les-Bains, ma fu in seguito nominato parroco
di Saint-Paul-de-Fenouillet, un villaggio a sud-ovest di Rennes, dove anche
lui prov a restaurare la chiesa. L'interessante annotazione nel diario
di Saunire. il 21 settembre 1891, rivela un'altra possibile collaborazione.
Soltanto otto giorni dopo la scoperta di una tomba non specificata,
Saunire scrisse, Vu cur de Nvian - Chez Glis - Chez Carrire - Vu
Cros et Secret (Visto il curato di Nvian, da Glis, da Carrire - Visti
Cros e Secret), riferimenti ad incontri con alcuni colleghi, nel corso dei
quali essi probabilmente discussero della sua ultima scoperta. Quasi
venti anni dopo, due lettere sopravvissute di questi intimi amici fanno riferimento
al fatto che Saunire aveva accesso ad un particolare denaro e
che nessuno aveva il diritto di accusarlo di atti illeciti. Essi indicavano,
inoltre, che egli aveva il compito di custodire un segreto che a quel tempo
non poteva essere rivelato.
Sembrerebbe anche che custodire questo segreto fosse un compito pericoloso,
ed in alcuni casi fatale. Il summenzionato abate Glis era parroco
del villaggio di Coustaussa appollaiato sul pendio della collina appena
a nord di Rennes, dominato dal suo imponente castello in rovina. Nel
1897, l'anziano abate Glis, che viveva da solo, fu aggredito con violenza
ed ucciso nella cucina del suo presbiterio, chiaramente non per compiere
un furto, visto che nei cassetti furono trovati circa 800 franchi che
non erano stati toccati. Tuttavia, era evidente che qualcuno aveva frugato
tra le sue carte private e forse ne aveva presa qualcuna. Ancora pi
strano fu che il corpo era stato composto diritto, con le braccia ben incrociate
sul petto, ed una piccola cartina per sigarette, sulla quale era
scritto Viva Angelina, fu trovata vicina al corpo. Il nipote del prete fu
accusato, ma assolto al processo. Il caso rimase irrisolto.
Ma un'altra strana morte si era verificata in precedenza nel 1732, quando
l'abate Bernard Monge, parroco di Niort-de-Sault (non lontano da Le
Clat, la seconda destinazione assegnata all'abate Saunire) fu trovato
morto vicino l'entrata del giardino del suo presbiterio, per un colpo letale
ricevuto alla testa. Si scopr che l'assassino era Franois de Montroux,
il tutore della giovane Marie de Negr d'Arbles, che in seguito spos
Franois d'Hautpoul, il signore di Rennes e Blanchefort. Montroux fu
esiliato per il crimine commesso, ma si scopr che aveva prestato del denaro
a Franois d'Hautpoul per acquistare il presbiterio.
Tre generazioni dopo, quando lo scrittore e ricercatore Grard de Sde
intervist l'erudito storico locale ed ex avvocato, l'abate Mazires, fu
avvisato che Questa questione di Rennes  veramente avvincente, ma
devo avvisarla che  anche pericolosa.... Pensando a questo, la morte
nel 1905 del fratello pi giovane di Brenger Saunire, Alfred, che non
aveva ancora cinquantacinque anni, fu veramente dovuta esclusivamente
a cause naturali? Il fatto che lo stesso Brenger mor il simbolico 17
gennaio solleva dubbi di questo genere.
 
Capitolo 7.
Mani invisibili e influenze occulte.
Massoneria;
Martinismo;
Visioni della Vergine Maria;
Sinarchia;
Gli Asburgo.

La segretezza che circondava Saunire e le sue attivit,  indicativa del
suo profondo coinvolgimento in un mondo non gradito al sistema, all'ampia
comunit locale o alla congregazione del suo villaggio. Molto
probabilmente egli eredit dall'abate Boudet il fardello del grande segreto
degli Hautpoul. Questo consisteva non soltanto nella conoscenza dell'esistenza
del leggendario tesoro, ma anche del vero destino dell'antica
dinastia merovingia, che si era assunta l'onere di potente archetipo della
monarchia. A parte questo, egli condivideva la visione di una Francia in
netta opposizione con la Repubblica liberale e democratica nella quale
viveva.
La visione era quella di una societ con echi di feudalesimo, in cui un'associazione
tra Chiesa cattolica, aristocrazia e monarca avrebbe dato alla
popolazione un governo paternalistico.
Questa concezione guardava indietro ad una fusione dello Stato pre-rivoluzionario
dei monarchi borbonici, del Sacro Romano Impero di Carlo
Magno, e persino del periodo dell'unificazione dei primi Franchi per opera
del re merovingio, Clodoveo I.
Vivendo in un'amministrazione repubblicana in aperto antagonismo
con le aspirazioni monarchiche, era inevitabile che l'esistente rete di
logge o di societ segrete fosse una tentazione irresistibile per coloro che
si adoperavano per realizzare questa visione. Persino le reti in precedenza
apolitiche, ma influenti, potevano essere ingegnosamente infiltrate a
livello amministrativo e sfruttate per i loro contatti o come copertura per
altri scopi.
Il dissenso covato, ed in realt alimentato, dei tempi in cui
visse Saunire, era in fermento da secoli. In seguito alla
Riforma del XVI secolo,
la Chiesa cattolica aveva trovato un avversario nel protestantesimo. Questo
non poteva essere soppresso con i metodi tradizionalmente usati per
l'eresia, energicamente esercitati dall'inquisizione. Persino la fondazione
dell'austera Compagnia di Ges da parte di Ignazio di Loyola, nel
1534, i cui membri sono comunemente noti come gesuiti, impegnati
nella difesa del cattolicesimo, non riusc a contrastare il flusso di conversioni
al protestantesimo. Modellati sul vecchio Ordine dei templari, i
gesuiti erano il braccio destro della Chiesa, con la differenza che l'abilit
nell'uso delle armi era sostituita dallo studio e dal dibattito intellettuale.
A poco a poco essi acquisirono una grande influenza nell'ambito del Vaticano,
impegnandosi in diverse strategie per indebolire e distruggere nemici
sia all'interno che all'esterno della Chiesa. Dopo un succedersi di
guerre e persecuzioni religiose, sia i cattolici che i protestanti rimasero
ben radicati nella societ e nella politica europee. In Francia, la Chiesa
di Roma detenne complessivamente il controllo fino alla Rivoluzione,
che, nel periodo del Terrore, la priv delle sue vaste propriet, e di molti
dei suoi ricchi sostenitori aristocratici, per mezzo della ghigliottina. Anche
dopo l'accordo di Napoleone con il Vaticano, la Chiesa cattolica non
recuper mai il potere avuto in precedenza.
In Gran Bretagna, la battaglia religiosa per la monarchia era stata vinta
dai protestanti di Hannover in seguito al crollo finale della causa degli
Stuart. Cattolici di nome, e con una storia di matrimoni dinastici (Maria,
regina di Scozia, figlia di Giacomo V e di Maria di Lorena, aveva sposato
il Delfino, divenuto poi Francesco II di Francia), gli Stuart, di radici
scozzesi, cercarono aiuto dai loro cugini francesi. In seguito all'esecuzione
di Carlo I, la sua famiglia cerc protezione in Francia dove le fu
garantito un porto sicuro nel palazzo di Saint-Germain-en-Laye, fuori
Parigi. Non trascorse molto tempo prima che agli ospiti regali si unissero
membri della nobilt scozzese e sostenitori dei giacobiti che, determinati
a restaurare il loro monarca ed il loro potere in Gran Bretagna, organizzarono
una rete di logge massoniche attraverso le quali potevano comunicare
e cospirare. Questa rete divenne nota come la Massoneria di
Rito Scozzese, e logge indipendenti proliferarono in tutta la Francia. Nel
1730 esistevano alcune logge che non avevano collegamenti diretti con
la causa degli Stuart, ma i loro membri erano affascinati dai riti, dai rituali
e dai benefici sociali. Essendo per la maggior parte cattoliche ed
aristocratiche, queste logge attiravano il fior fiore della nobilt francese.
Era inevitabile che fosse creato un sistema rivale, e se ne svilupp ben
presto uno, affiliato alla Gran Loggia degli Hannover a Londra (costituita
nel 1717). I suoi membri erano protestanti, ebrei, appartenenti alla
piccola aristocrazia ed alla borghesia. Ben presto, quest'ala francese, dimostrando
l'indipendenza tipica dei francesi, decise di rompere con
l'amministrazione inglese, e di formare la Gran Loggia di Francia.
La maggior parte delle logge e dei loro membri di fatto non era politicamente
attiva; nel complesso i loro obiettivi erano sociali: si trattava, in
poche parole, di un ampliamento del club per gentiluomini. Tuttavia,
parte del fascino risiedeva nell'atmosfera di mistero, aumentata dalla segretezza
e da una rigida struttura gerarchica, mentre il concetto di iniziazione
e di gradi di potere generava una forte sensazione di esclusivismo
ed elitarismo. Di per s questo potrebbe essere considerato innocuo, ma
furono questi aspetti, associati all'ampia rete di logge, che resero la
Massoneria ed altre societ segrete simili cos attraenti e vulnerabili allo
sfruttamento di agenti sovversivi. Questo potenziale  stato di certo
sfruttato nel corso dei passati 250 anni, ed  ancora causa per gli osservatori
esterni di sospetto e preoccupazione.
In effetti, la Rivoluzione francese, per quanto essenzialmente atea, potrebbe
essere vista come una vittoria per i massoni della Grande Loggia
di Francia. Essi avevano una maggiore affinit con gli obiettivi dei rivoluzionari
di quanta non ne avessero gli appartenenti al Rito Scozzese ed
agli altri Ordini neo-cavallereschi. E, infatti, la coincidenza dei loro intenti
ha condotto alle accuse che la Rivoluzione francese fu ispirata, se
non guidata, dalla politica della Massoneria. C'era, infatti, una rete di
club politici di sinistra giacobini, il cui nome derivava dai conventi
giacobini in cui tennero i loro primi incontri, che si davano da fare per
guadagnarsi il supporto del popolo; la loro agitazione port all'intensificazione
del conflitto interno, ed infine, alla rivoluzione vera e propria.
Ma non  mai stato dimostrato che la natura di questi club fosse massonica,
sebbene sia possibile che alcuni dei loro membri fossero anche
massoni.
All'epoca dell'abate Saunire, i politici francesi erano divisi tra i sostenitori
della repubblica e i fautori di un ritorno della monarchia, ognuno
dei quali era sostenuto dalla sua rete di logge massoniche. Nonostante
avessero perso temporaneamente il potere, i monarchici erano speranzosi
di ottenere presto una restaurazione. Un'indagine su molti sostenitori
eminenti di entrambe le parti rivela una non chiara distinzione tra aristocratici
e cittadini comuni e le loro rispettive affiliazioni; la nuova aristocrazia
di Napoleone, costituita soprattutto dai militari e dalla borghesia,
non appoggiava necessariamente la monarchia.
Ma la scelta tra un re o un presidente non era una decisione semplicemente
politica, perch molti cattolici (e naturalmente la stessa Chiesa)
ritenevano che il monarca regnasse per diritto divino. Questo implicava
che il monarca potesse avvalersi dell'aiuto spirituale del cielo. Secondo i
monarchici, la loro era l'unica soluzione possibile se si voleva che la
Francia fosse protetta dai suoi nemici.  implicito che i politici francesi
stavano, ancora una volta, sperimentando la manipolazione della mano
invisibile della Chiesa di Roma.
... ...
Recentemente, dalle ricerche dello scrittore francese Andr Douzet 
venuta alla luce la prova che l'abate Saunire trascorse molto tempo nella
citt di Lione, nota come il centro dell'occultismo francese. In questo
contesto, occulto si riferisce ad un interesse per gli aspetti soprannaturali,
magici e mistici della vita, da non confondere con la magia nera o il
satanismo, sebbene i confini a volte diventino sfocati. La corrispondenza
indirizzata a Saunire dimostra che egli era in contatto con una societ
segreta di Lione, i martinisti, e che egli spesso alloggi in una casa a due
porte di distanza da quella di Joanny Bricaud, un esponente importante
di questo gruppo. Com' tipico di Lione, le loro case erano persino collegate
da un passaggio sotterraneo che consentiva liberi spostamenti da
una casa all'altra.
Utilizzando una strana mistura di magia esoterica, riti d'iniziazione e
simbolismo cattolico, i martinisti cercavano di entrare in contatto con
l'invisibile, in altre parole, con il mondo spirituale. Il martinismo fu fondato
nella met del XVIII secolo da Martinez de Pasqually, un ebreo portoghese
la cui famiglia si era convertita al cattolicesimo, che affermava
di aver ottenuto un sapere segreto da una vecchia famiglia domenicana. I
domenicani erano i responsabili dell'operato dell'inquisizione, nel corso
del quale essi avevano accumulato una grossa quantit di cos detti documenti
eretici, per mezzo dei quali poterono raccogliere un'immensa
conoscenza segreta ed esclusiva. Questa conoscenza potrebbe aver incluso
alcuni dettagli del tesoro, grazie ad informazioni ottenute durante
l'inquisizione dei Catari. Partendo dal suo interesse per il cristianesimo
mistico, Pasqually aveva sviluppato anche una cosmogonia costruita attorno
alla figura di Cristo, ma che introduceva anche elementi di esoterismo
e della cabala ebraica, che ebbe come risultato la fondazione dei
neo-massonici Elus Cohen (Sacerdoti eletti, dove Cohen  la parola
ebraica che significa sacerdote).  interessante notare la scelta del simbolismo
ebraico in questa societ per il resto mistico-cristiana, e lo stato
elitario dei suoi iniziati.
Pasqually fu sostituito dal suo ex segretario, Louis Claude de
Saint-Martin, che era stato introdotto nell'Elus Cohen nel
1765. Ad un livello
apparentemente spirituale, il martinismo originario offriva un sistema
per mezzo del quale l'uomo poteva ricongiungersi al suo io divino, attirando
in questo modo coloro che anelavano ad una tale meta spirituale.
Saint-Martin mantenne il ruolo centrale di Cristo, ma aggiunse elementi
di magia e d'iniziazione, che portarono il martinismo ancora pi vicino
al mondo della Massoneria. Tuttavia, nonostante il suo ruolo dichiaratamente
spirituale, il martinismo inizi ben presto a svolgere un ruolo politico
di una certa importanza.
All'epoca del coinvolgimento di Saunire, il martinismo era sotto il
controllo di Papus, lo pseudonimo del dott. Grard Encausse, un guaritore
ed occultista che aveva organizzato un sistema per la loggia
martinista, la maggior parte dei membri della quale erano sacerdoti interessati al
cattolicesimo mistico. Ma, cos come per molte societ segrete, gruppi di
rottura fondarono le loro sette. Si  dimostrato che persino i Filadelfi,
fondati dal marchese di Chefdebien un secolo prima, e dedicati all'acquisizione
dei segreti e degli archivi massonici, mostrarono influssi martinisti.
L'affiliazione di Saunire  visibile in un'illustrazione, in quello
che si ritiene fosse il suo ex-libris personale, in cui  raffigurato il simbolo
martinista consistente in due triangoli intrecciati che formano la
Stella di Davide, uno bianco ed uno nero. All'interno c'erano le sue iniziali,
B. S. Questo simbolo composto da triangoli bianchi e neri intrecciati,
inspiegabilmente aggiunti allo scudo blu dell'insegna nobiliare di
Rennes-le-Chteau, compare in un'illustrazione trovata nel dossier riservato
di un'altra societ segreta che comparve nella met del XX secolo,
come si dir in seguito in questo capitolo.
I triangoli intrecciati formano non soltanto il simbolo ebraico della
Stella di Davide, conosciuta altrimenti come sigillo di Salomone, ma anche
il simbolo dell'ermetismo raffigurante la filosofia del come sopra,
cos sotto, ad intendere che la situazione dei cieli  riflessa sulla Terra.
Si pensa che questa filosofia sia stata trasmessa dalle antiche civilt, che
si ritiene abbiano avuto una maggiore conoscenza dell'uomo e del suo
posto nel cosmo, oltre ad aver avuto accesso a tecniche sacre come la divinazione
astrologica, le trasformazioni alchimistiche e l'abilit a trascendere
il mondo fisico. I cristiani ritengono che quest'antica conoscenza
o gnosi, sia contenuta negli insegnamenti di san Giovanni, specialmente
nella sua Apocalisse. Questa  la base del cristianesimo esoterico
che fa appello agli intellettuali, appoggiando la convinzione che la Chiesa
cattolica fosse la depositaria di tale sapere perduto.
Nel mondo dell'occulto si reputava, in genere, che i martinisti custodissero
arcani segreti e che perseguissero un obiettivo misterioso. Nonostante
l'abbondanza di societ segrete e massoniche, i martinisti raggiunsero
uno stato di preminenza attirando ed influenzando alcuni dei pi grandi
nomi nei circoli dell'occulto, cos come un vasto numero di preti cattolici.Il coinvolgimento di preti non fu disapprovato, poich il martinismo
non era un'organizzazione massonica e non subiva la stessa condanna da
parte della Chiesa cattolica. Infatti, in considerazione dei suoi eminenti
affiliati cattolici e monarchici, essa pu persino essere stata incoraggiata
dalla Chiesa. Certamente, dopo il periodo del coinvolgimento
di Saunire, il martinismo sembra aver assunto un ruolo sempre pi politico che
spirituale, prendendo parte al mondo nascosto della politica occulta.
... ...
Anche un altro devoto importante del cristianesimo esoterico, Josephin
Pladan, fu introdotto al martinismo. Poco tempo dopo, egli fond l'Ordine
della Rosa-Croce del Tempio e del Graal con il supporto di Papus,
capo dei martinisti, e di un fantasioso poeta dell'occulto, il marchese
Stanislas de Guita. Questo era un tentativo di far rivivere l'antica fratellanza
dei rosacroce dell'inizio del XVII secolo; una setta misteriosa e non
identificata che, oltre a promuovere una filosofia sovversiva, si riteneva
fosse in possesso di antichi segreti. I simboli dei rosacroce si trovano in
abbondanza nella chiesa di Rennes-le-Chteau; un indizio che Saunire,
o il suo mentore, era attivamente coinvolto nella rinascita dei neo-rosacroce.
Assumendo lo pseudonimo sar Merodack (di origini assire, sar significa
re, mentre Merodack era il nome di un Dio assiro), Pladan istitu a
Parigi i Salons de la Rose-Croix, in cui allest degli spettacoli con l'intento
di risanare quella che considerava l'arte ideale, basata su influssi
tradizionali e cattolici. Di grande successo per cinque anni, i Salons attirarono
l'esibizione di molti personaggi insigni ed abili, si ricorda persino
che Debussy vi si recava quasi tutti i giorni a suonare il
pianoforte. Il legame con Debussy  importante, poich egli 
menzionato come Gran
Maestro, cos come Nicolas Flamel e Charles Nodier prima di lui, della
societ segreta i cui membri sostengono di aver svolto il ruolo di guardiani
di Rennes-le-Chteau e del suo grande segreto.
Lo stesso Pladan lasci un discreto corpo di opere letterarie dedicate
all'occultismo, al misticismo ed alla magia del cattolicesimo. Nel 1889
egli aveva compiuto una visita a Gerusalemme, ed al suo ritorno sostenne,
senza alcuna prova evidente, di aver scoperto il vero sito della tomba
di Ges, non nel Santo Sepolcro come comunemente si crede, ma sotto
la moschea di Omar. Quel luogo, si ricorda, costituiva parte della dimora
occupata dai templari al loro arrivo nella citt santa. Pubblicamente non
furono mai date altre spiegazioni, ma nonostante la sua devozione alla
Chiesa cattolica, egli credeva fermamente nella mortalit di Ges. Oltre
all'affiliazione al martinismo ed ai rosacroce, Pladan era
collegato all'Ordine dei templari, poich era stato investito
nel ricostituito Ordine
Supremo e Militare del Tempio di Gerusalemme e, in base alla storia
dell'Ordine, divenne Reggente per due anni (al posto di un Gran Maestro)
nel 1892.
Nel tardo XIX secolo il mondo dell'occultismo in Francia consisteva in
un gruppo compatto di logge, sette ed individui spesso in competizione,
con alleanze che si stringevano e si scioglievano in continuazione. Al di
fuori di questa mischia di misticismo esoterico, templarismo e massoneria,
si svilupp una nuova rete di segretezza e di influenza, destinata a diventare
molto importante nella politica francese ed europea degli anni seguenti.
Proprio questa rete di collegamenti divenne inestricabilmente collegata all'acquisizione
ed alla trasmissione degli archivi che narravano dell'oro nascosto.
Ma un altro fenomeno affascinante, direttamente collegato alla
Chiesa cattolica, si manifest ed arriv a svolgere un ruolo importantissimo
nella politica del tempo: quello delle apparizioni miracolose.
La causa monarchica appoggiata dai cattolici giunse a maturazione nel
1876 con il pellegrinaggio nazionale francese a Lourdes dei sostenitori
monarchici per incoronare la Vergine Maria come regina del cielo, procurandosi
in tal modo il suo aiuto spirituale per la loro causa. Lourdes, che
si trova ai piedi dei Pirenei occidentali francesi, era stata nel 1858 il luogo
delle famose visioni di una giovane pastorella di nome
Bernadette Soubirous. Essa sosteneva di aver visto la Vergine
Maria non meno di diciotto
volte, in una grotta sul fiume Gave de Pau dove, come per miracolo, inizi
a scorrere una sorgente d'acqua fresca che sembra aver guarito i mali
dei fedeli che hanno visitato il posto da quel momento in poi. Qualunque
sia la verit che si cela dietro agli avvenimenti del 1858, Lourdes  diventata
un potente simbolo della fede cattolica, ed uno dei principali siti turistici
del mondo, che attira pi di 4 milioni di pellegrini l'anno (probabilmente
pi di quelli che visitano Roma o la Mecca). Grazie ad uno spirito
commerciale senza vergogna, Lourdes  diventata una citt molto ricca.
Il movimento cattolico monarchico si era gi introdotto in un livello
pi alto, come detto precedentemente, attraverso il culto del
Sacro Cuore. Riesumato da Rohault de Fleury (la cui famiglia
era intimamente collegata
con Rennes-le-Chteau e Blanchefort), il culto del Sacro Cuore
traeva la sua originaria ispirazione dalle visioni profetiche di una suora,
sorella Alocoque, che nel 1671 sostenne di aver visto Ges che mostra il
cuore sanguinante. Egli le disse che la Francia sarebbe stata protetta dai
suoi nemici soltanto se l'intera nazione avesse abbracciato il culto del
Sacro Cuore.
Nel 1873 anche un'ex suora, Constance Estelle Faguette, ebbe una visione
della Vergine Maria. Nata nel 1843 vicino a Chlons-sur-Mame,
all'et di diciotto anni divenne novizia delle suore agostiniane, ma fu costretta
a lasciare dopo due anni essendosi ferita ad un ginocchio. Ottenne
quindi un lavoro di domestica nella famiglia della contessa di Rochefoucauld
nel castello di Pellevoisin. Per dieci anni viaggi tra Parigi
e Pellevoisin fino a quando non si ammal di una malattia
polmonare. Scrisse
allora alla Vergine Maria, chiedendole aiuto, una lettera, che fu posta ai
piedi della sua statua. Durante la sua malattia, i Rochefoucauld pagarono
per la sua assistenza e, non aspettandosi la sua guarigione, provvidero
anche per la sepoltura. Ma, proprio al momento giusto, si verific la prima
delle sue quindici visioni della Vergine Maria, in cui spesso essa vedeva
il Diavolo sopraffatto dalla Vergine, e la richiesta che, se fosse guarita,
ponesse una targa di marmo a Pellevoisin. Nella visione, la targa di
marmo aveva una rosa d'oro in ogni angolo e, al centro, un cuore, dalla
cui sommit fuoriuscivano delle fiamme. Inutile a dirsi, Estelle fu guarita,
continu a lavorare a servizio dei Rochefoucauld e visse fino all'et
di ottantatr anni. Nel resto della sua vita ebbe altre due visioni, una delle
quali convalida un altro messaggio ancora, che era stato ricevuto nel
1846 in una visione a La Salette. Pellevoisin non raggiunse mai la condizione
di altri luoghi di pellegrinaggio e rimase un luogo rurale, lontano
dallo scorrere degli eventi; non si indag mai adeguatamente sulle visioni,
e, in realt, l'intero episodio  molto sospetto.  interessante che il
conte Antoine de la Rochefoucauld fu uno dei membri fondatori, insieme
a Pladan, dell'Ordine della Rose-Croix Catholique, e che inizialmente
finanzi i Salons de la Rose-Croix.
Tra tante curiosit, nel territorio che rientrava sotto il controllo dell'abate
Saunire a Rennes-le-Chteau si trovano una serie di chiare indicazioni
della sua devozione alla monarchia ed al Sacro Cuore. Ad esempio,
in una nicchia in alto, sopra alla porta della sua villa, c' una grande
statua di Ges che mostra il Sacro Cuore, mentre nelle due vetrate
colorate immediatamente al di sopra della porta ci sono rosseggianti
immagini del Sacro Cuore, circondato dalla corona di spine; in cima al
frontone della villa, si poteva vedere il simbolo reale del giglio e, incise
sul piedistallo su cui era appoggiata la croce del calvario, c'erano le parole
d'apertura dell'antico inno dell'incoronazione, Christus Vincit,
Christus Regnat, Christus Imperat. Inoltre, la decorazione della sua
piccola chiesa risplendeva del simbolismo del Sacro Cuore e dei rosacroce.
Ma uno degli elementi religiosi pi enigmatici  il complesso della Vergine
Maria incoronata posta sull'antica colonna capovolta, sulla quale
egli aveva inciso le parole Penitenza, penitenza e Missione 1891.
Mentre la Vergine incoronata fa riferimento alle visioni di Lourdes, l'esortazione
Penitenza, penitenza, si riferisce pi appropriatamente alla
visione cui si assistette dodici anni prima di quelle di
Bernadette Soubirous, nel settembre del 1846, a La Salette,
vicino Grenoble nelle Alpi
francesi. L, la Vergine beata apparve ad una povera, innocente pastorella
di quattordici anni, Melanie Calvet, ed al suo giovane compagno,
Maximin Giraud. Il messaggio rivelato a questi due ragazzi innocenti,
come fu interpretato dal loro confessore Jean-Marie Vianney, il curato
d'Ars, consisteva in un avvertimento ai francesi, che se non avessero
modificato il loro atteggiamento e fatto ritorno agli insegnamenti della
Chiesa, sarebbero stati abbandonati da Ges Cristo. Si dice che la parte
finale del messaggio, nota come il segreto di La Salette, sia stata tramandata
soltanto da un papa all'altro e mai rivelata; si presume che si tratti
di una critica politica alla Chiesa ed al papato. Cos come per la visione
di Lourdes, la storia ha un substrato monarchico. Un certo Charles
Naundorff, spalleggiato da una setta di riformatori della Chiesa cattolica,
dichiar di essere il figlio naturale, in precedenza creduto morto, di Luigi
XVI; in questo modo la visione di La Salette sembra essere stata manovrata
da dietro le quinte per promuovere la sua causa.
Il pastorello di nove anni, Maximin, in seguito confess a Jean-Marie
Vianney, il curato d'Ars, di non aver visto niente in realt, e di essere
stato, fino ad un certo punto, guidato da Melanie. Il curato, sconvolto da
questa rivelazione, reclam con il suo superiore, Philibert Brouillard, il
vescovo di Grenoble, che gli consigli di andare a casa e non dire nulla.
In seguito venne fuori che la visione della bellissima signora era in
realt Constance de la Merlire, un'eccentrica del luogo che amava vestirsi
sfarzosamente, e che dopo l'apparizione, fu notata in svariati posti
con indosso lo stesso abito descritto da Melanie. Accusata d'inganno
da due preti, essa intraprese una causa di diffamazione che in seguito
perse nonostante gli sforzi del suo avvocato.
Il caso evidenzia una strana collaborazione. Constance de la Merlire
era una monarchica fanatica, ma il suo avvocato era Jules Favre, un ardente
repubblicano e membro della loggia Les Coeurs Reunis (I cuori
riuniti) del Grande Oriente di Tolosa. Riuscire a comprendere le motivazioni
che portarono a questa collaborazione, legata ad un'aula di tribunale,
 piuttosto difficile, ad eccezione del fatto che il risultato del processo
sembr screditare sia la Chiesa che il movimento di restaurazione,
con l'ovvia soddisfazione di Jules Favre, che probabilmente si aspettava
tale risultato sin dall'inizio. Nonostante la rivelazione di questa truffa,
La Salette continua ad essere un luogo di pellegrinaggio che attira migliaia
di pellegrini ogni anno, una pratica che non  mai stata scoraggiata
dalla Chiesa cattolica.
L'episodio di La Salette ha fatto emergere ancora altre coincidenze; una
statua straordinaria di Jean-Marie Vianney, il curato d'Ars, si pu trovare
nella piccola chiesa di Bzu, un villaggio vicino alla vecchia commenda
templare, a soli 6,5 km da Rennes-le-Chteau. Si scopr che Melanie
Calvet, la giovane pastorella, aveva una parente famosa, la cantante
d'opera Emma Calv (in origine Calvet, modificato poi per esigenze
professionali), che era strettamente collegata ai circoli occulti di Parigi
con cui si presumeva che fosse in contatto anche l'abate Saunire.
Un certo mistero circondava Emma Calv. Nata nel 1858 a
Decazeville, essa trascorse buona parte della sua adolescenza
nel villaggio di montagna
di Bastide-Pradines, vicino alle commende protette dei templari di
Saint Eulalie-de-Cemon, La Cavalerie e La Couvertoirade. Dopo l'iniziale
successo all'Opera, essa don del denaro per finanziare un sanatorio
a Cabrires, a nord di Millau, ma alla fine del 1893, il suo diario dimostra
che essa aveva un debito di 100.000 franchi. Tuttavia, un anno
dopo essa aveva estinto il debito ed iniziato l'acquisto del castello in rovina
di Cabrires.
Sebbene a quel tempo fosse l'amante del noto occultista parigino, Jules
Bois, il suo rapido cambiamento di fortuna  stato attribuito ad un aiuto
finanziario da parte dell'abate Saunire, con cui si sostiene abbia avuto
una relazione intima. Si dice che i due si incontrarono durante la sua visita
a Parigi. Mentre si occupava della ricerca della storia della sua antica
famiglia, essa scopr anche che la vecchia famiglia di Cabrires aveva
posseduto una copia dell'antica opera alchimistica e cabalistica di Abramo
l'ebreo, il testo studiato da Nicolas Flamel. La conferma si pu trovare
in un libro, Trsor des Recherches et Antiquits Gauloises et
Franaises [Il tesoro delle ricerche e delle antichit galliche e francesi]
di Pierre Borel, pubblicato a Parigi, nel 1655. Durante una visita al castello
del signore di Cabrires, Borel sostiene di aver visto il libro originale
utilizzato da Flamel.
Verso la fine della sua vita, Calv ebbe nuovamente problemi economici
e vendette il castello a Madame Aubin, ex istitutrice degli Asburgo.
Essa mor in seguito ad una malattia nel 1942, in un appartamento di
Millau. Sebbene non sia stato possibile verificare la sua presunta relazione
con Saunire, non v' alcun dubbio che essi frequentassero gli stessi
circoli d'occultismo.
Altri membri di questi circoli sembrano aver avuto una diretta influenza
su Saunire; come ad esempio l'eccentrico Eugene Vintras e l'abate
Boullan, che aveva uno strano rapporto con la suora Adle Chevalier,
un'amica di Melanie Calvet, che aveva incontrato a La Salette. Per i loro
riti e le loro cerimonie essi adottavano il simbolo della croce capovolta,
che rappresentava non soltanto il martirio di san Pietro, ma anche i
profondi e segreti insegnamenti e le tradizioni della Chiesa cattolica.
Questo potrebbe spiegare perch Saunire pose una Vergine incoronata
sopra una croce capovolta.
Sebbene gli avvenimenti di Rennes-le-Chteau si verificassero soltanto
un centinaio di anni fa, ed alcuni figli dei parrocchiani di Saunire siano
ancora vivi, districare i fatti reali dalla finzione  notevolmente difficile.
Nel tentativo di discernere la verit, si analizzano le prove disponibili insieme
alle dichiarazioni allusive, ma prive di dimostrazione; ma la segretezza
che circonda molte delle attivit di Saunire accentua inevitabilmente
il problema. Grard de Sde nel suo libro, L'Or de Rennes
(1967), fornisce un resoconto che aiuta a stabilire un quadro d'insieme
credibile.
Avendo scoperto le pergamene nella cripta e realizzandone il potenziale
valore, Saunire ne fece delle copie accurate e tent di decifrarle. Dopo
aver trascorso un paio d'anni a studiarle senza successo, nonostante l'assistenza
del suo collega, l'abate Boudet, egli cerc il consiglio del suo
vescovo, disposto a collaborare, che si trovava a Carcassonne, monsignor
Billard. Fu Billard a suggerire a Saunire di portare le pergamene
nella chiesa di Saint Sulpice a Parigi, dove avrebbe trovato esperti in documenti
antichi ed esoterici. Egli gli forn una lettera di presentazione
per il direttore del Seminario di Saint Sulpice, l'abate Bieil, anticipandogli
le spese di viaggio. (Sebbene difficile da confermare, altri ricercatori
sostengono che il suo viaggio a Parigi e a Saint Sulpice sia registrato per
mezzo di alcune annotazioni in un messale). Nel corso della sua permanenza
a Parigi, mentre gli esperti studiavano le pergamene, si ritiene che
Saunire alloggiasse insieme al nipote dell'abate Bieil, un certo Monsieur
Ane, un creatore di immagini religiose.  qui che si dice egli abbia
incontrato un altro nipote dell'abate, il giovane novizio Emile Hoffet,
che in seguito divenne un esperto di occultismo e Massoneria, accumulando
una fantastica biblioteca di opere esoteriche. Cos come gli incontri
con Emma Calv, Claude Debussy ed altri coinvolti nei circoli parigini
dell'occulto, si suppone anche che Saunire incontr e mantenne una
corrispondenza regolare con un giornalista, Charles Plantard, che aveva
visitato in varie occasioni la regione di Razs ed era divenuto amico dell'abate
Boudet. Quest'associazione si riveler decisiva nel dipanarsi del
mistero di Rennes, specialmente considerato il coinvolgimento del nipote
di Charles, Pierre Plantard, circa cinquanta anni dopo.
Ma proprio come l'esattezza della storia del viaggio a Parigi  discutibile,
cos il destino delle stesse pergamene  misterioso. Quelle portate
presumibilmente da Saunire a Saint Sulpice furono affidate ad Emile
Hoffet per studi pi approfonditi, probabilmente in seguito alla morte
dello zio, e rimasero nascoste nella sua biblioteca fino alla sua morte nel
1946. Le pergamene furono allora acquisite, se comprate o rubate non 
chiaro, da un gruppo che sosteneva di essere rappresentante della Lega
dei librai antiquari di Londra, che richiesero, e a quanto sembra ottennero,
il permesso di trasportare tre dei documenti in Inghilterra, dove furono
depositati in una cassaforte alla Lloyds Bank International. Altri resoconti
aggiungono che questi tre documenti furono inizialmente ereditati
dalla nipote di Saunire, Madame James, che in seguito li vendette, non
apprezzandone il valore, alla Lega dei librai antiquari. Di certo, dopo la
morte dell'abate Hoffet, Marius Fatin, archeologo e proprietario del castello
di Rennes, ricevette una lettera da questa misteriosa Lega, nella
quale si affermava che il suo castello era un luogo di grande importanza
storica, essendo stato la dimora di Sigeberto IV in seguito all'omicidio di
suo padre, il re Dagoberto II. La lettera faceva riferimento, inoltre, all'acquisizione
da parte della Lega delle pergamene che facevano parte
della biblioteca di mile Hoffet, e persino della loro iniziale scoperta ad
opera di Saunire.
Ma per quale motivo una societ inglese di libri antichi dovrebbe essere
cos interessata a delle pergamene che si riferiscono ad una linea di
discendenza merovingia alquanto oscura (specialmente per gli inglesi)?
Che tipo d'interesse avevano nel destino dei discendenti merovingi e nel
castello di Rennes? Nel frattempo, le copie di Saunire e i documenti,
rubati dal fratello al marchese di Chefdebien, furono affidati al suo amico
e medico, Courrent, poco prima della sua morte.
La traccia delle pergamene, le cospirazioni per impossessarsene, e le
straordinarie figure che si trovano dietro la Lega dei librai antiquari sono
di per s affascinanti. Ma questa  pi di una storia d'avventura: i suoi
cambiamenti e le sue svolte hanno implicazioni di vasta portata, e sempre
pi sinistre.
L'iniziazione dell'abate Saunire nell'ordine martinista lo introdusse in
un mondo oscuro di societ segrete, le attivit dei cui devoti possono essere
individuate in tutta Europa. A prima vista queste distrazioni mistiche
non sembrano nient'altro che tentativi innocui e lodabili (o risibili!)
di acquisire una conoscenza ed una crescita spirituale per mezzo di segreti
insegnamenti, riti e rituali. Tuttavia, uno sguardo pi approfondito
rivela che l'influsso della politica non  mai troppo lontano.
Nell'intreccio delle societ di occultismo del XIX secolo, alcuni individui
si distinguono dagli altri. Uno di questi era Alphonse Louis Constant
(che in seguito prese il nome di Elifas Levi). Nato a Parigi nel 1810, egli
entr nel seminario superiore di Saint Sulpice ad Issy per completare la
sua istruzione per il sacerdozio. Fu qui che scopr un interesse per la magia.
Tuttavia, essendosi innamorato di una ragazza, fu costretto ad abbandonare
il ministero pastorale. In seguito incontr Flora Tristan, un'esponente
di rilievo della classe lavoratrice e del movimento femminista,
che lo present al grande romanziere Honor de Balzac, un occultista
cattolico in particolar modo influenzato dal martinismo. Influenzato da
queste e da altre filosofie Levi, impegnandosi nella trasformazione della
societ e nell'abolizione della disuguaglianza sociale, scrisse una serie di
libri che talvolta lo misero in conflitto con la Chiesa cattolica. Egli era
molto ammirato, per la sua apertura mentale e per la fede nelle scienze
occulte, dagli artisti progressisti (ed in seguito dai surrealisti), che, casualmente,
ammiravano anche l'alchimista Nicolas Flamel. Levi era fermamente
convinto che praticando riti magici potesse procurarsi l'aiuto
di poteri supremi per determinare i cambiamenti personali e sociali
che desiderava e persino per compiere miracoli che contrastassero quelli
della religione autorizzata.
Una visione di cambiamento sociale era chiamata sinarchia, o governo
esercitato da pi persone; un governo tripartito che comprendeva tre
funzioni essenziali basate sull'educazione, la giustizia e l'economia. La
sinarchia era l'idealistico frutto dell'ingegno di Saint-Yves d'Alveidre,
che aveva sposato la seconda moglie di Balzac, grazie alla quale aveva
acquisito una considerevole ricchezza cos come il titolo di marchese
d'Alveidre. Egli credeva anche nella leggenda di Agarthi, l'esistenza di
una citt sotterranea al centro dell'Asia, patria di grandi maestri di scienza
e saggezza, da dove sarebbe giunto l'illuminato Re del Mondo. Egli
scrisse una serie di libri, incluso Les Missions des Juifs [Le missioni degli
Ebrei], e La France Vrai [La vera Francia], in cui sviluppa le sue
idee della sinarchia. Il concetto di sinarchia sarebbe stato adottato in seguito
dalla politica massonica, ed al momento in cui fu integrato con il
martinismo diede origine all'esoterico e politicamente attivo Ordre de
Martiniste-Synarchique (Ordine dei martinisti sinarchici).
Ma di tutte le straordinarie personalit coinvolte in queste societ esoteriche,
una delle pi notevoli ed influenti era quella di Papus. Nato in Spagna
con il nome di Grard Encausse, ma educato a Parigi, egli inizi la
sua carriera studiando medicina, ma abbandon questi studi per dedicarsi
a quelli di occultismo. Fu iniziato al martinismo, che in seguito prese a
riorganizzare, istituendo una rete di logge, la prima delle quali era a Lione,
esistente all'epoca della partecipazione di Saunire. Papus
aiut Pladan, il fanatico cattolico monarchico, a fondare
l'Ordine cabalistico dei
Rosacroce, e divenne una figura centrale nella diffusione di idee occulte,
scrivendo non meno di 260 opere. Facendo infine ritorno ai suoi interessi
medici svilupp e pubblic una filosofia dell'anatomia, e nel 1897 apr
una scuola di scienze ermetiche. Essendosi fatto una reputazione per la
medicina e la guarigione alternativa per mezzo dell'occultismo, egli fu
convocato alla corte dello zar russo Nicola II, dove l'esoterismo e lo spiritismo
erano diventati famosi tanto quanto nei salotti degli altri rami dell'alta
societ europea. Sin dai primi anni del 1800, le societ segrete, incluso
il martinismo, avevano vissuto alterne vicende alla corte russa, e
persino durante i periodi di maggiore influenza non godevano della fiducia
di coloro che temevano una politica sovversiva o rivoluzionaria. Nel
corso di una seduta spiritica Papus, stando alle apparenze, invoc lo spirito
del defunto padre dello zar, Alessandro III, di cui interpret il consiglio
su come trattare la crescente agitazione sociale in Russia.
Ma Papus non era l'unica fonte di consiglio ed influenza per la corte: lo
zar e la zarina erano caduti vittime del sortilegio del monaco folle Rasputin,
seguendo la cura che egli aveva loro consigliato per il figlio, malato
di emofilia. Molti erano preoccupati del fascino esercitato sulla famiglia
reale e sulla corte russa da questo sporco, scarmigliato ed apparentemente
amorale falso sant'uomo; alcuni credevano che egli fosse un rappresentante
delle societ segrete massoniche che complottavano per causare la caduta
dei regnanti Romanov. Lo stesso Papus li mise in guardia contro il
potere di Rasputin ed il pericolo rappresentato dai suoi consigli.
Fu in questo periodo che i fortemente anti-semiti Protocolli degli Anziani
di Sion apparvero anche alla corte di Russia.
Questo documento dava l'impressione di essere il resoconto di un congresso
ebraico mondiale che aveva avuto luogo a Basilea, in Svizzera,
nel 1897, nel corso del quale era stato concordato dagli Ebrei e dai massoni
un piano per conquistare il dominio mondiale finanziario, e di conseguenza
politico.
Comunemente considerato un falso, l'origine dei Protocolli resta sconosciuta.
 possibile che furono scritti e pubblicati dai martinisti per
screditare la crescente influenza degli Ebrei e dei massoni in rapporto alla
corte. Come nel caso di Rasputin, i martinisti ritenevano che anche
queste influenze avessero come intento quello di indebolire il potere dellozar portando alla caduta della dinastia dei Romanov. Qualunque sia la
verit sulla loro origine, da quel momento in poi i Protocolli sono stati
utilizzati come giustificazione per continui atti di anti-semitismo da molte
organizzazioni nazionaliste di destra.
Geograficamente, San Pietroburgo  ad una grande distanza da Rennes-
le-Chteau, ma la rete di logge e di societ segrete le avvicina molto pi
di quanto non sembri dalla carta geografica. L'Europa di Saunire all'inizio
del XX secolo era quella delle dinastie, tra loro collegate, in competizione;
gli Asburgo regnavano sull'Impero Austro-Ungarico, la Germania
unita alla Prussia era sotto il controllo di Bismarck, i Romanov regnavano
sulla Russia, la Gran Bretagna ed il suo impero erano governati
dai cugini degli zar di Russia e dei Kaiser tedeschi, i Borboni erano ancora
sul trono di Spagna, pur essendo stati spodestati in Francia dalla Rivoluzione.
Tuttavia, era rimasto poco tempo per molti appartenenti al
vecchio ordine; le lamentele e lo scontento del popolo per il modo in
cui erano governati, e le fragili alleanze tra le varie dinastie in competizione,
stavano per suonare la campana a morto per alcuni di loro, e dare
avvio a grandi sconvolgimenti per altri. Con questo sfondo,  facile capire
perch le societ segrete proliferarono ed in molti casi furono trascinate
nell'arena politica, assumendo posizioni di supporto a fazioni tra loro
in conflitto con obiettivi separati.
Nel 1889, ancora un altro curioso ed inspiegato episodio entr a far
parte della storia misteriosa di Rennes-le-Chteau. Esso riguarda le visite
fatte all'abate Saunire da un individuo che si faceva chiamare Jean
Orth, ma che in realt era l'arciduca Johan Salvator d'Asburgo. Nipote
dell'imperatore Francesco Giuseppe, Johan era anche cugino del principe
ereditario Rodolfo, la cui morte nel 1889, in un padiglione di caccia a
Mayerling, fu ritenuta un patto suicida stretto con la sua amante Maria
Vetsera. Le circostanze sospette hanno suggerito varie alternative. Poco
dopo questa tragedia Johan rinunci alla sua eredit ed ai suoi titoli, incorrendo
nell'ira dello zio, l'imperatore, e partendo in esilio. Egli cambi
il suo cognome in Orth utilizzando il nome del suo castello di famiglia.
Il suo arrivo a Rennes fu registrato dalla polizia locale a Couiza,
che fu informata dal dott. Espezel del vicino villaggio di
Esperaza. Interessato ad alcuni aspetti della vita pubblica di
Saunire, Espezel sospettava
di tutti gli stranieri che facevano visita al prete. Si
racconta che Saunire e Jean Orth aprirono dei conti nella
stessa banca con numeri di
conto consecutivi, e che una grossa somma di denaro fu trasferita sul
conto di Saunire. Poi, nel 1890, avendo acquisito un brevetto di capitano
della marina mercantile, Johan salp per il Sudamerica sulla Saint
Margaret, e non c' alcuna prova ad indicare che fu mai pi rivisto.
Altri due fatti, per quanto oscuri di per s, collegano il mistero di Rennes
agli Asburgo. Primo, il conte di Chambord (la cui moglie aveva donato
3000 franchi a Saunire) e l'arciduca Johan Salvator erano cugini,
in quanto avevano in comune il nonno paterno, Francesco I, re delle Due
Sicilie. Secondo, dopo la sua sventurata morte, Rodolfo aveva lasciato
una cassetta di sicurezza chiusa, che si dice contenesse documenti in codice
ed altri oggetti di grande importanza per l'impero Asburgico. Questa
cassetta fu in seguito consegnata a Johan, che l'affid alla sua fedele
amante, Milli Stubel, affinch la tenesse al sicuro. Il mistero ancora circonda
il destino ed il contenuto della cassetta, sebbene Otto d'Asburgo,
il suo discendente pi vecchio ancora in vita, sostenga di esserne in possesso.
Gli Asburgo possedevano gi la leggendaria Lancia del destino,
che si dice fu usata dal centurione Longino per trafiggere il fianco di Ges
sulla croce (sebbene le moderne tecniche di datazione lo smentiscano
decisamente), quindi  concepibile che, essendo a conoscenza del grande
tesoro biblico e simbolico nascosto vicino a Rennes-le-Chteau, Johan,
forse per conto di altri, desiderasse aiutare Saunire nelle sue ricerche.
Il 1975 vide la visita a Rennes-le-Chteau di monsignor l'arciduca Rodolfo
d'Asburgo, il sesto figlio dell'imperatore austro-ungarico Carlo I e
dell'imperatrice Zita. Secondo gli autori Grard de Sde e Jean Robin,
con la conferma del ricercatore Pierre Jamac, Rodolfo fece delle domande
ai ben informati abitanti del luogo, sulla vicenda di Saunire, della
quale egli sembrava gi conoscere molte cose. In seguito parl con due
esperti di Rennes, a Carcassonne, monsignor Boyer, il vicario generale,
e l'abate Mazires; Rodolfo fece molta attenzione al racconto della visita
a Saunire del suo avo. Le ricerche di Jamac rivelano, inoltre, che esiste
ancora un fascicolo della polizia contenente alcuni dettagli di un'indagine
giudiziaria, in seguito alla morte di Saunire nel 1917, sulla fonte delle
sue entrate. Sebbene la natura della prova  attualmente sconosciuta,
l'inchiesta concluse che egli aveva intrapreso un traffico d'oro con la
Spagna. Dunque Saunire trov davvero una parte dell'antico tesoro?
 
Capitolo 8.
Ricerche spirituali e l'eredit di Sion.
Spiritismo;
Hiron du Val d'Or;
Ebraismo e sionismo;
L'Ordine dei Nuovi templari;
Il nazismo.

Dunque, all'inizio del XX secolo il villaggio di montagna di Rennes-le-
Chteau aveva recuperato parte della sua passata gloria. Un brano di un
resoconto di una visita effettuata nel 1905 dalla Societ per la ricerca
scientifica dell'Aude riporta: improvvisamente, scoprimmo un meraviglioso
muro merlato, una splendida villa, una torre costruita di recente...
un fantastico giardino protetto da un bellissimo terrazzo da cui si pu
godere di uno splendido panorama, indubbiamente un'oasi sperduta nel
mezzo di un deserto... Tutto questo  la splendida propriet dell'abate
Saunire. Inoltre, gli abitanti del villaggio raccontavano di stranieri illustri,
ospitati principescamente dal loro parroco nella sua nuova villa,
testimonianza sostenuta da fatture che rivelano l'acquisto di quantit abbondanti
di cibo, vini, e liquori.
Esistono ancora svariate lettere da parte di altri sacerdoti che ringraziano
Saunire per la sua eccellente e generosa ospitalit nel corso della loro
permanenza.
Ma che cos'era che attirava tali personalit in questa parrocchia lontana
dal resto del mondo? In che modo questi modesti preti di campagna potevano
aver accettato uno stile di vita cos strano e fastoso per uno di loro?
La risposta potrebbe trovarsi nel coinvolgimento di Saunire con il
martinismo.
Una delle convinzioni centrali del martinismo  che l'uomo possa riscoprire
il suo io spirituale o divino, lo stato in cui si trovava prima della
caduta di cui si parla nella Bibbia. Strettamente correlata a questo c'era
una seconda convinzione, e cio che, con l'allenamento e l'illuminazione,
fosse possibile entrare in contatto con lo sconosciuto, vale a dire,
il mondo spirituale. Agli iniziati veniva insegnato che queste erano le
loro mete, e che entrambe potevano essere raggiunte per mezzo di riti
magici e di rituali, incentrati sulla figura di Cristo. Seguaci provenienti
dal sacerdozio si sarebbero considerati alla ricerca spirituale di uno scopo
persino pi elevato di quello che essi avevano contemplato per le loro
congregazioni.
La convinzione e l'obiettivo di entrare in contatto con una natura superiore
alla propria  comune a molte organizzazioni e filosofie occulte.
Giunto dall'America nel tardo XIX secolo, lo spiritismo si diffuse presto
in Europa, guadagnando in poco tempo seguaci importanti, come gli
scrittori Victor Hugo e Sir Arthur Conan Doyle. Persino la regina Vittoria
si dice ricevesse messaggi dal suo amato principe Alberto grazie al
potere medianico di John Brown, che lavorava nella sua tenuta di Balmoral.
Non v' alcun dubbio che essa intrecci una relazione molto intima
con John Brown, restando sempre devota al suo defunto marito.
Papus, il grande organizzatore delle logge martiniste in Francia, acquis
una grande influenza tenendo sedute spiritiche ed invocando gli spiriti. 
piuttosto comprensibile che, essendo stato immerso nell'attivit dei martinisti
a Lione, lo stesso Saunire fond quella che era essenzialmente
una loggia, a Rennes-le-Chteau, dove poteva occuparsi di una crescita
spirituale personale e delle sedute spiritiche. Tuttavia, non  anche possibile
che, essendo a conoscenza della notevole storia della regione,
Saunire ed i suoi compatrioti credessero che contattando gli
spiriti degli antichi
signori di Rhedae, o forse dei templari, avrebbero scoperto i luoghi
esatti in cui si trovava il leggendario tesoro?
Per Saunire questo non sarebbe servito ad un mero profitto personale,
ma avrebbe consentito a lui ed ai suoi soci di realizzare i loro appassionati
obiettivi: la restaurazione della Chiesa cattolica e della perduta monarchia.
Il possesso del tesoro avrebbe consolidato la loro causa e datole
un'approvazione, considerato il suo significato simbolico. La fiducia
nella capacit di entrare in contatto con il mondo dello spirito, ed il
coinvolgimento diretto di Saunire, possono spiegare le azioni della sua
confidente, Marie Dnamaud, dopo la sua morte. Dopo tutto, in L'Hritage
de l'Abb Saunire, Marcel Captier e Claire Corbu raccontano che
Marie si recava al cimitero ed alla tomba del parroco ogni notte, come
se avessero un appuntamento gi predisposto. Essi fanno anche notare
che poco dopo la morte di Saunire, il 22 gennaio 1917, essa and in
giro per il villaggio, ovviamente sconvolta dal dolore, gridando, Mon
dieu! Mon dieu! Monsieur le cur est mort... Maintenant tout est fini...
(Mio Dio! Mio Dio! Il curato  morto... Ora  tutto finito...). Saunire
aveva delle capacit medianiche? Aveva fatto da medium per i suoi iniziati?
In base ai racconti dei suoi parrocchiani, il loro parroco aveva
senza dubbio un grande carisma, una qualit che si ritrova spesso tra i
sensitivi. Egli era, inoltre, determinato a restare a Rennes-le-Chteau,
nonostante l'enorme pressione esercitata su di lui dal suo ultimo vescovo,
monsignor Beausjour, affinch desse delle spiegazioni per la sua
ricchezza e il suo stile di vita. Di certo qualcosa di grande importanza
lo tratteneva l.
A conferma che Saunire aveva creato un centro di spiritismo a Rennes-le-Chteau,
un esame approfondito della pianta del territorio, accuratamente
studiata da Alain Fral, artista, ricercatore e residente da lungo
tempo nel villaggio, rivela una notevole e complessa geometria di fondo.
Gli edifici e gli altri elementi della tenuta erano stati costruiti del tutto
intenzionalmente a formare pentagoni regolari rispettivamente nel giardino
della chiesa e in quello della villa, ed un altro pentagono irregolare
nel giardino della Tour Magdala. Tutti e tre sono perfettamente integrati
in un gigantesco pentagono regolare che domina l'intero luogo: una costruzione
geometrica cos rigida non pu essere stata casuale.
Il pentagono  probabilmente uno dei simboli pi antichi ed universali.
La geometria del pentagono ha una sezione aurea, un rapporto costante
(come quello del pi greco) che si trova spesso in natura, riverito dagli
architetti e dai filosofi dell'antichit come manifestazione del divino.
Esso  anche il simbolo dell'uomo nell'universo, come  illustrato nei
famosi disegni di Albrecht Drer e di Leonardo da Vinci. Ma il pentagono,
e la sua derivazione, il pentacolo (una stella a cinque punte), sono
pi comunemente conosciuti per il loro utilizzo nei riti magici, e sono
esemplificati dal disegno ermetico di Elifas Levi. Quest'importante occultista
e mago della met del XIX secolo, riteneva che l'originaria
unione del cristianesimo e la scienza dei Magi sono essenziali. In altre
parole, il percorso verso la verit dello spirito si trova in una fusione degli
insegnamenti cristiani con il sapere e la saggezza del mondo classico,
una credenza parallela a quella dei martinisti.
Mettendola a confronto con un altro luogo, questa geometria pentagonale
assume un ulteriore significato. Paray-le-Monial, una cittadina a
nord del Massiccio Centrale, dove suor Alacoque ebbe le visioni del Sacro
Cuore, divenne dalla fine del XVII secolo un luogo importante di pellegrinaggio,
che attirava molte migliaia di fedeli. A dividere il luogo con
i monaci e le suore nella basilica del XI secolo, c'era un'istituzione segreta,
Hiron du Val d'Or, che aveva un rapporto ambiguo con la sua devozione
al Sacro Cuore. Di natura esoterica, dava grande importanza alla
scelta di antichi siti celtici ed all'uso di una geometria sacra, occupando
persino un edificio disposto a forma di pentagono. L'insolito nome di
Hiron du Val d'Or non  mai stato spiegato in modo convincente, ma 
possibile che du Val d'Or (della valle dell'oro) si riferisse in modo
specifico ad un posto importante. Potrebbe essere, forse, la valle in cui
fu nascosto un tesoro?
Tra coloro che erano collegati al Sacro Cuore, c'era lo scrittore, artista
ed archeologo, Louis Charbonneau-Lassay. Attratto dal mondo del simbolismo
cristiano, dai segni araldici e dalla geometria sacra,
Charbonneau era particolarmente interessato ai templari ed
alla possibilit che
essi avessero scoperto qualche antico sapere. Nell'arco degli anni egli
accumul un'inestimabile collezione di armi, gioielli e monete, dell'epoca
gallico-romana e medievale. L'origine di questi ritrovamenti  sconosciuta,
ma, poich Saunire e Lassay erano entrambi devoti del culto del
Sacro Cuore e probabilmente entrambi erano membri dell'istituzione
Hiron du Val d'Or, non sarebbe sorprendente se Lassay avesse trovato
qualcuno degli oggetti della sua collezione nella regione delle Corbires.
Jean-Luc Chaumeil sostiene che uno degli obiettivi segreti della Hiron
era la creazione di un nuovo Sacro Romano Impero sotto il controllo degli
Asburgo e del Vaticano, esattamente sul modello di un'lite gerarchica
e paternalistica favorita da molti monarchici ed aristocratici del tempo,
ma in diretta opposizione alla democrazia liberale della Repubblica
di Francia, che essi identificavano con il male. Dal suo pulpito, nell'ottobre
del 1885, nel corso delle elezioni locali nella regione dell'Aude,
l'abate Saunire inve contro la Repubblica, incoraggiando i suoi parrocchiani
a darle un voto contrario, dicendo: Les Republicains, voil le
Diable a vaincre et qui doit plier le genou sous les poids de la Religion
et des baptises. Le signe de la croix est victorieux et avec nous... (I
repubblicani, ecco il diavolo da sconfiggere, che deve piegarsi sotto il
peso della religione e dei battezzati. Il segno della croce  vittorioso e
con noi...). Questo lascia poco spazio a dubbi sull'opinione
che Saunire aveva della Repubblica e dei suoi seguaci non cattolici.
I superiori del culto del Sacro Cuore a Paray-le-Monial produssero una
rivista intitolata Regnabit (Regner), con articoli
presentati da Charbonneau-Lassay e da altri famosi discepoli
dell'esoterismo cristiano come
Ren Guenon, un famoso adepto dello spiritismo e, inizialmente,
della Massoneria. Guenon conobbe Papus ed altri esoteristi, ma fu anche
particolarmente attratto dall'induismo, dal sufismo e dall'esoterismo
islamico; infine, dopo la morte della sua prima moglie, egli si convert al
ramo sufista dell'islamismo. Anche lui riteneva che tutte le branche dell'esoterismo
avessero le stesse radici. Tuttavia, da tradizionalista, egli
era coinvolto nelle attivit dell'ala di estrema destra e scrisse, La storia
chiaramente dimostra che il fallimento nel riconoscere un ordine gerarchico
(basato sulla supremazia dello spirituale sul temporale) ha le stesse
conseguenze in ogni luogo ed in ogni tempo: l'instabilit sociale, la
confusione nei compiti, la dominazione delle classi inferiori e la degradazione
intellettuale. Guenon era anche un discepolo di Saint-Yves
d'Alveidre, la cui concezione sinarchica di governo fu adottata dalla politica
massonica. In seguito, la sinarchia divenne alleata del martinismo,
ed  ora l'impegno occulto degli anarchici. Guenon fece propria anche la
credenza di Saint-Yves nel regno sotterraneo di Agarthi nell'Asia centrale,
che egli riteneva potesse essere sia reale che simbolico. Inoltre, queste
ossessioni metafisiche lo condussero ad entrare in contatto con un altro
strano gruppo occulto, i Polaires, la cui origine, reale e leggendaria,
era oscura tanto quanto le sue idee.
I Polaires e le loro relazioni con le altre societ ed individui dediti all'occultismo
sono esaminati in dettaglio da Joscleyn Godwin in Arktos:
The Polar Myth [Arktos: il mito polare] che rivela alcune coincidenze interessanti.
Il simbolo dei Polaires consiste in due triangoli intrecciati, lo
stesso simbolo dei martinisti e, naturalmente, degli Ebrei. Ma, cosa pi
importante,  che tra il 1929 ed il 1930 si suppone che questo gruppo abbia
intrapreso degli scavi e delle ricerche di documenti storici nell'antica
regione catara a sud di Carcassonne, nelle valli dei fiumi Aude e Arige.
Nello stesso tempo, in Inghilterra, nell'ambito della societ esoterica la
Loggia dell'Aquila Bianca, si era lentamente sviluppata una consapevolezza
dell'importanza dei Catari. Si credeva che, nel corso delle sedute
spiritiche tenute nella loggia, lo spirito di Conan Doyle avesse comunicato,
per mezzo della medium Grace Cooke, di lavorare al piano astrale
insieme ad un iniziato dei rosacroce che sosteneva l'opera dei Polaires.
Messaggi successivi, ricevuti nel 1937, rivelarono che qualcosa di grande
importanza, ma non ben definito, era nascosto nella regione catara, e
che i membri dei Polaires dovevano organizzare un'altra spedizione nella
zona. L avrebbero preso contatto con qualcuno di nome Walter.
Questa persona pu essere identificata come Walter Birks che, avendo
studiato storia alla Oxford University, insegn in Inghilterra ed in Francia,
fino a quando nel 1937 non decise, inspiegabilmente, di andare nei
Pirenei per ritrovare le tracce di una Fratellanza. La sua permanenza
nella regione di Arige e la gente che ha incontrato sono raccontati nel
suo libro del 1987 Treasure of Montsgur [Il tesoro di Montsgur], scritto
in collaborazione con R. A. Gilbert, oggi un massone di alto grado ed
un occultista. Buona parte del libro  dedicata all'esame della natura di
un tesoro spirituale, ma  data anche la conferma dell'esistenza di un
vasto tesoro materiale posseduto dai Catari. Walter Birks, che in seguito
divenne un maggiore dell'esercito e beneficiario di un MBE (Member of
th Order of British Empire, membro dell'Ordine dell'Impero Britannico),
afferm anche di aver lavorato per i servizi segreti inglesi, e sembra
poco credibile che un uomo del genere abbia intrapreso questo tipo
di avventura, in una simile regione remota della Francia, senza una ragione
veramente concreta.
Sette anni prima dell'arrivo di Walter Birks, un altro devoto del Santo
Graal divenne famoso. Alle calcagna del primo gruppo di Polaires nella
regione dei Catari, c'era un giovane tedesco di nome Otto Rahn, che nella
sua ricerca del Santo Graal si trov coinvolto in una vicenda sinistra
e, in definitiva, fatale. Evidentemente accecato dall'idealismo, Rahn all'inizio
sosteneva un regime impegnato nella rigenerazione della nazione
tedesca. La ricerca di questo obiettivo era destinata ad influire drammaticamente
sulla storia mondiale a causa degli orrori della seconda guerra
mondiale, ma le sue radici possono essere ritrovate negli avvenimenti
europei di circa sessanta anni prima.
Mentre il giovane Brenger Saunire cresceva nel piccolo e tranquillo
villaggio di Montazels, situato in cima ad una collina assolata, da cui si
dominava il vivace fiume Aude, le grandi dinastie dell'Europa si stavano
gi avvicinando al disastro. La Francia aveva gi sperimentato una sanguinaria
rivoluzione, ed aveva sostituito una monarchia assoluta con la
relativamente democratica Repubblica. Tuttavia, nella maggior parte del
resto d'Europa, il potere era ancora nelle mani delle dinastie ereditarie. I
Romanov restavano in Russia, gli Asburgo in Austria e Ungheria, l'impero
Ottomano dei Turchi continuava ad esistere ed i Kaiser ancora governavano
la Germania. Ma la guerra di Crimea, che scoppi nei primi
anni della seconda met dell'Ottocento, vide l'inizio della disintegrazione
di questi imperi, giunta a completamento dopo la guerra del 1914-18.
In ogni caso, l'effetto delle conquiste di Napoleone, sia quelle portate a
termine con successo che quelle soltanto tentate, ebbero come risultato
un senso d'insicurezza che incentiv un fiero nazionalismo, che avrebbe
dettato i termini della politica estera della maggior parte dei paesi europei.
L'impegno nell'espandere il territorio o nel proteggere i confini esistenti
ebbe la priorit sulla politica interna, e i sintomi sempre pi forti
di inquietudine sociale passarono inosservati.
Questa situazione fu facilmente sfruttata dalle societ segrete che stavano
acquisendo una certa influenza politica. Gli storici tradizionali tendono
a trascurare il ruolo delle societ segrete in questi turbolenti avvenimenti,
non credendo che esse abbiano un qualche effetto o significato
nella politica. Al contrario si pu ben dire che buona parte dell'attivit
politica in qualunque momento storico  motivata da obiettivi misteriosi,
decisi in segreto.
L'altra grande influenza , naturalmente, quella della religione. Per circa
2000 anni l'Europa era stata un vero e proprio campo di battaglia di
sette in competizione: il cattolicesimo romano, l'arianesimo, il protestantesimo,
il calvinismo, il giansenismo, l'islamismo e l'ebraismo, per
menzionare soltanto le pi importanti. Anche se per secoli la Chiesa cattolica
ha avuto il predominio, esso  stato sempre sotto una continua minaccia.
Pur agendo come una monarchia universale che rivendicava
un'autorit spirituale sui poteri temporali, la Chiesa si  trovata soggetta
a restrizioni da parte dei governi, persino nei paesi in cui era la religione
di Stato. Questo significa che fu costretta a ricorrere a metodi clandestini
e ad alleanze d'interesse per continuare la battaglia e per recuperare il
suo precedente potere. Tuttavia, la Chiesa cattolica continu a perdere
terreno durante il processo di unificazione nazionale che si verific in
tutta Europa.
Nello stesso tempo, le comunit ebraiche d'Europa iniziarono a godere
della temporanea abolizione delle restrizioni, e di una maggiore libert
di movimento. Nei paesi economicamente meno sviluppati, in particolar
modo nell'Europa dell'Est, questa emancipazione forn agli Ebrei l'opportunit
di inserirsi nella corrente delle imprese commerciali ed industriali,
e di essere accettati nelle sfere professionali che in precedenza
erano loro negate. Ma questo vero e proprio successo provoc una reazione
di estremo antisemitismo. Nel settore commerciale e finanziario, i
fallimenti e le bancarotte furono attribuite agli Ebrei che, considerati come
parassiti, traevano vantaggio dalle condizioni sfavorevoli. Le politiche
che avevano adottato un atteggiamento pi tollerante furono immediatamente
denunciate dalla Destra conservatrice: i cattolici conservatori
sostenevano persino che la Massoneria era stata creata dagli Ebrei come
copertura per le loro attivit finanziarie e politiche! L'uccisione dello zar
Alessandro II nel 1881 fu classificata come un complotto degli Ebrei, ed
i pogrom che ad esso seguirono causarono un esodo di massa verso le
citt dell'Europa occidentale, principalmente degli Ebrei ortodossi e che
parlavano yiddish (una lingua derivata dai dialetti dell'alto tedesco con
aggiunte di termini ebrei e slavi, che si era gradualmente sviluppata per
il desiderio di mantenere una separata identit culturale). Vergognosamente,
la Chiesa cattolica fu svelta ad apprezzare i benefici
dell'antisemitismo e, inoltre, etichettando gli Ebrei come gli
assassini di Cristo,
cerc di riunire le masse sotto la fede cattolica. Un avvenimento come il
collasso della banca cattolica Union Generale, nel 1882, fu un regalo per
gli antisemiti che poterono ingiustamente attribuirlo alla manipolazione
del mercato monetario da parte degli Ebrei. In breve, gli Ebrei furono utilizzati
come utile capro espiatorio dal sistema politico, religioso e finanziario,
per tutte le sventure sociali, economiche e politiche dell'epoca.
Ma l'arrivo di un grande numero di immigrati ebrei, la maggior parte
dei quali erano noti come ashkenaziti, nell'Europa occidentale cre problemi
anche alle comunit ebraiche stabilite da lungo tempo ed integrate.
Contrariamente a quello che si crede, gli Ebrei non costituiscono un
gruppo razziale o religioso omogeneo. Per secoli, quelli conosciuti come
sefarditi avevano costituito delle comunit in tutta l'Europa occidentale
in cui potevano commerciare, generalmente nelle grandi cittadine e citt
sulle coste del Mediterraneo. Nonostante le periodiche persecuzioni da
parte dell'lite dominante, di solito per rubare le loro ricchezze, essi lavorarono
duro per integrarsi con i loro concittadini.
Era dalla comunit sefardita di Marsiglia e delle cittadine
della Linguadoca che era stato fondato l'antico principato
ebraico di Settimania. Talora
costretti a vivere nei ghetti, questi Ebrei sefarditi erano, per lo pi,
contenti di adottare la nazionalit dei loro paesi ospiti; essi conservavano
le loro tradizioni religiose e culturali, ma non cercavano un'identit
nazionale individuale. Per contrasto, l'afflusso degli ashkenaziti port
l'invocazione di una rinnovata identit nazionale, e persino la richiesta
di una patria distinta ed indipendente. Questa richiesta fu accolta con
preoccupazione dalla comunit sefardita che, avendo stabilito un accordo
fragile, ma che funzionava, con i loro vicini non ebrei, temeva una rinascita
dell'antisemitismo e delle restrizioni a cui erano state soggette le
loro vite ed il loro modo di vivere.
Tale comprensione delle differenze tra la comunit sefardita e quella
ashkenazita  cruciale per capire le tensioni che esistevano tra esse al
diffondersi del sionismo, cos come al sorgere in tutta Europa di un dilagante
antisemitismo. Correggere alcune delle comuni idee sbagliate sugli
Ebrei e sulle origini di molti Ebrei europei, ha anche un'influenza diretta
sulla decisione riguardo a chi spetti realmente il possesso del tesoro
perduto del Tempio di Gerusalemme.
Per comprendere questo,  necessario riesaminare il racconto biblico
della formazione della nazione d'Israele per opera del patriarca Giacobbe,
e della sua divisione in dodici regioni, ognuna occupata e governata
dalla famiglia di uno dei suoi dodici figli. Delle dodici trib, tre sono
particolarmente importanti. Ai Leviti, in realt, non fu assegnata una regione
loro, ma si sparsero in tutte le altre zone; tuttavia, in seguito, essi
ricevettero una qualche ricompensa essendo scelti come trib di sacerdoti
per diritto ereditario (Numeri, 3), e come gli unici ritenuti degni da
Dio di portare l'Arca dell'Alleanza. Alla trib di Giuda fu fatto l'onore
del compito di governatori e legislatori, ed  all'interno del
loro territorio che fu fondata la citt santa di Gerusalemme.
Inoltre, il luogo era veramente
molto vicino al confine con la terra della trib di Beniamino.
Per svariate generazioni la nazione unita di Israele fu governata da una
successione di re appartenenti alla casa di Giuda, di cui
Davide e Salomone sono i pi famosi. Alla morte di Salomone il
regno pass al figlio
Roboamo, che divenne il nuovo re d'Israele. Tuttavia, il suo regno severo
provoc la ribellione di dieci delle trib, tra le quali c'erano i discendenti
dell'antico patriarca Giuseppe, il figlio di Giacobbe. Solamente le
trib di Giuda e di Beniamino continuarono ad appoggiare Roboamo,
mentre le altre si unirono sotto la guida di un capace
guerriero, Geroboamo, che fece ritorno dall'esilio in Egitto,
avendo in precedenza sfidato
Salomone senza ottenere successo. Nel primo libro dei Re, 12-14, si racconta
di una battaglia ininterrotta tra i due, e Roboamo  chiamato specificatamente
re di Giuda e Beniamino, mentre Geroboamo  riconosciuto
come re d'Israele. In questo modo viene fatta una netta distinzione tra
coloro che sono di origine ebraica, vale a dire della gente di Giuda, e le
altre trib israelite.
Nella Jewish Encyclopedia [Enciclopedia ebraica]  scritto che Giuseppe
e Giuda rappresentano due distinte linee di discendenza e si aggiunge
che quella di Giuda era con ogni probabilit una trib non israelitica.
Inoltre, il capo rabbino dell'Impero Britannico nel 1918, J. H.
Hertz, nel rispondere ad una domanda su questo argomento disse: Coloro
che sono noti come Ebrei sono discendenti delle trib di Giuda e di
Beniamino, insieme ad un certo numero di discendenti della trib di Levi.
Questo fa pensare che Israele sia alquanto separato dal giudaismo,
e che ci si possa riferire con precisione agli Ebrei soltanto parlando
di coloro che appartengono alle trib di Giuda e di Beniamino, oltre
che ad alcuni Leviti.
La situazione  ulteriormente complicata dalla cattivit babilonese e
dalla diaspora, durante la quale Ebrei ed Israeliti furono sparpagliati per
il mondo. Tornando indietro persino fino all'esodo dall'Egitto, si pu
notare che gli Ebrei, quando entrarono in Canaan, entrarono in una terra
gi popolata da una serie di altre genti di lingua semitica e camitica, e
persino da celti. A dimostrare che ci furono matrimoni misti tra queste
differenti trib,  lo stesso Salomone che, in base al primo libro dei Re,
11, aveva sposato o aveva delle relazioni con donne appartenenti a molte
trib di razze differenti. Quindi  molto improbabile che esistesse un
gruppo che discendesse, esclusivamente, da una delle linee di discendenza
delle dodici trib.
La separazione tra il territorio di Giuda, con capitale Gerusalemme, ed
il resto d'Israele era piuttosto netta all'epoca di Ges. Divisa in tre zone
principali - Giudea, Samaria e Galilea, ed una piccola regione desertica
a sud della Giudea, chiamata Iduma - l'intera regione, ribattezzata con
il nome di Palestina, era sotto il dominio romano. I Romani avevano riconosciuto
un'aristocrazia ebraica, che era altrettanto impopolare, per lo
sfruttamento dei suoi concittadini, del re Erode. Nominato dal
Senato romano, Erode era, in realt, un discendente idumo. Il
comportamento dei
Giudei nei confronti delle trib loro vicine era comunque ribelle. I sentimenti
nei confronti dei samaritani sono riassunti nella parabola del buon
samaritano; mentre l'atteggiamento verso i coltivatori e pescatori della
Galilea era in parte migliore.
Il graduale allontanamento degli Israeliti e degli Ebrei dai rigori dell'oppressione
romana divenne una vera e propria ondata in seguito al
sacco di Gerusalemme per opera di Tito nel 70 d.C. Molti si diressero
verso la grande citt di Alessandria sul delta del Nilo, o ancora pi lontano,
verso le citt europee, dove prosperavano grandi comunit sefardite.
In seguito, generalmente come risultato di persecuzioni e coercizioni, un
gran numero di Ebrei sefarditi si convert al cattolicesimo, ma molti dei
loro discendenti non dimenticarono le loro radici, anche dopo svariate
generazioni. Si stima che in Spagna, nel 1492, circa 70.000 Ebrei si trovarono
di fronte alla difficile scelta tra la conversione e l'espulsione, e
molti partirono. Lo strascico dei rapporti tra Visigoti, Merovingi ed
Ebrei si pu trovare in alcune delle nobili famiglie originarie dell'antico
principato ebraico di Settimania, ora Linguadoca, e sono queste poche
famiglie che si ritiene custodiscano il grande segreto del tesoro nascosto
del Tempio di Gerusalemme.
Fu per mezzo della conversione che un altro gruppo, che praticava
una forma di ebraismo, apparve nell'Europa centrale ed
orientale. I Chazari, di origine turca, occuparono un vasto
territorio nel bacino del Volga,
a nord del Mar Nero e del Mar Caspio, tra il VII ed il XII secolo. Nel
secolo VIII, per interesse, il loro Khan (o principe) adott l'ebraismo come
religione di Stato, dopo aver ascoltato le ragioni portate avanti da un
ebreo, un filosofo aristotelico, un musulmano ed il cristiano san Cirillo.
Questo avvenimento straordinario, analogo a quello dell'adozione del
cristianesimo come religione di Stato dell'impero Romano da parte di
Costantino,  discusso da Jehuda Ha Levi, un filosofo e poeta ebreo del
XII secolo, nel suo Kazari. Gradualmente, sotto la pressione delle trib
circostanti, il canto dei Chazari si ridusse. Nel XIII secolo era stato completamente
assimilato dalle ondate delle trib nomadi della steppa, sebbene
molti Chazari migrarono ad ovest, per stabilire delle comunit nell'Europa
orientale, specialmente in Russia e in Polonia. Queste comunit
di Chazari divennero note come ashkenaziti. Sebbene fossero ebrei praticanti,
non avevano legami diretti genetici o di razza con i biblici abitanti
della Terra Santa (per quanto Ebrei veri, per la diaspora o per altre migrazioni,
potevano essersi insediati in queste regioni). Quindi un regno
degli Ebrei, successivo a quello biblico, esisteva di certo prima del Medioevo,
sebbene soltanto grazie alla conversione. Tuttavia, molti studiosi
ebrei sono riluttanti ad accettare che gli antenati dei moderni ashkenaziti
facessero parte di questo gruppo. La questione  ancora oggetto di un
energico dibattito.
La conoscenza dell'eredit dei Chazari, come trattata dal defunto
Arthur Koestler, spiega perch mentre la cultura ashkenazita 
si  sviluppata separatamente da quella sefardita, le
osservanze religiose siano rimaste
in gran parte le stesse. Un supporto alla teoria di Koestler  giunto
dall'opera del genetista Steve Jones, nel cui libro del 1996, In th Blood
[Nel sangue],  apparentemente provato, una volta per tutte, che la gran
maggioranza di ashkenaziti, da cui discendono la maggior parte degli
Ebrei americani ed europei, non , a differenza dei sefarditi, legata geneticamente
alle antiche trib d'Israele.
Ma queste comunit, che all'epoca dell'abate Saunire erano ben insediate
nelle citt dell'Europa dell'Est, portarono molto pi della loro cultura
nell'Europa occidentale. Essi vi portarono un'aspirazione ed un sogno.
Per lo sgomento dei sefarditi integrazionisti, essi parlavano di stabilire
uno Stato ebraico indipendente, che doveva essere fondato nella terra
occupata dai palestinesi. Il nome adottato da questo movimento politico
era sionismo, dall'obiettivo di creare una patria ebrea che avesse per
capitale Gerusalemme, la citt di Sion.
L'esatta genesi del sionismo non  chiara, ma la colonizzazione della
Palestina inizi nel 1870, con la fondazione, per opera dell'Alliance
Israelite Universelle, di una scuola agraria a Mikveh, nell'odierno Israele;
e nel 1884 fu fondata la Society of Lovers of Zion (Societ degli
amanti di Sion) per promuovere una nuova colonizzazione in scala pi
ampia. Tuttavia, in base ad alcune fonti, Hibbat Zion fu fondato da un
medico ebreo che aveva studiato in Germania, Leon Pinsker, a casa sua
nel 1883, con l'appoggio del barone Edmond James de Rothschild.
Un'eco, forse, dell'invito fatto da Napoleone agli Ebrei affinch occupassero
la Palestina, anche se a quel tempo il nonno di Edmond appoggiava
la restaurazione borbonica. Altre fonti affermano che il termine
sionismo fu, in realt, coniato da Nathan Bimbaum riferendosi agli sforzi
politici che egli aveva visto in atto. Tuttavia, fu per mezzo dell'opera
di Theodor Herzl, un libro intitolato Lo Stato ebraico in cui  sottolineato
uno schema per uno Stato indipendente ebraico sotto la sovranit ottomana,
che il sionismo divenne pubblicamente conosciuto.
Ironicamente, la Palestina a quel tempo era occupata dai turchi ottomani,
e gli stessi sionisti appartenevano per lo pi alla comunit ashkenazita,
i cui antenati si  dimostrato erano i turchi Chazari. Comunque, Theodor
Herzl fu debitamente eletto presidente al congresso mondiale degli Ebrei
che si tenne nel 1897 a Basilea, in Svizzera. Si dice che il documento noto
come i Protocolli degli Anziani di Sion ebbe origine proprio da questo
congresso. Presumibilmente il resoconto delle discussioni e degli obiettivi,
che da queste risultarono, della comunit ebraica mondiale, i Protocolli
sono, in realt, un piano per il dominio finanziario e politico. Pubblicati
per la prima volta in un libro attribuito ad un russo, Sergej Nilus, nel
1905, i ventiquattro protocolli presentano una strategia per indebolire la
popolazione non ebraica, distruggere le sue tradizioni, ed ottenere il controllo
di organi vitali di potere, come le comunicazioni e la finanza. Per
pura coincidenza o per un disegno ben preciso, alcuni dei sentimenti
espressi sono analoghi ad alcuni che si trovano nell'ebraico Talmud (la
raccolta di antichi scritti dei rabbini, che costituiscono le basi dell'autorit
religiosa dell'ebraismo tradizionale). Il Talmud, che deriva dalla radice
che significa imparare, fu scritto o compilato a partire dal 70 d.C.
(l'anno del sacco di Gerusalemme) fino al III o IV secolo, con ulteriori aggiunte
che risalgono a non pi tardi del XIII secolo. Sebbene i Protocolli
siano quasi universalmente considerati una falsificazione, probabilmente
perpetrata dai martinisti o persino dai membri dissidenti della polizia segreta
dello zar, essi furono di certo compilati da qualcuno che conosceva
bene gli insegnamenti ebraici. Il fatto che molti degli obiettivi stabiliti dai
Protocolli siano stati, da quel momento, portati a compimento (anche se
non necessariamente da Ebrei)  stato con zelo, ma senza alcuna giustificazione,
sfruttato dalle fazioni antisemite di destra.
Uno degli obiettivi chiave dei sionisti pu essere stato, inoltre, quello
di ottenere il controllo sull'immensa ricchezza mineraria del Mar Morto.
In base ad un articolo apparso sul New York Herald Tribune il 14 gennaio
1947, la stima del valore dei depositi minerari del Mar Morto era di
5 trilioni di dollari. Ma gi nel 1911, un geologo tedesco, il professor
Blankenhom aveva sostenuto, a supporto dell'organizzazione sionista,
che la regione del Mar Morto conteneva depositi estremamente ricchi di
bromo, fosfati, potassa e asfalto.
Per 400 anni la Palestina era stata parte dell'impero Turco Ottomano,
fino al 1917, quando fu liberata dagli inglesi nel corso della prima
guerra mondiale. Nel 1915, tuttavia, Sir Herbert Samuel aveva gi presentato
una proposta, The Future of Palestine (Il futuro della Palestina),
al Primo ministro inglese, Herbert Asquith. Nell'arco di un paio di
mesi, un piano per l'annessione della Palestina e la creazione di una patria
nazionale per gli Ebrei fu adottato e sostenuto da David Lloyd George,
che sarebbe presto divenuto Primo ministro, ma gi in precedenza
sostenitore dei sionisti. Nel 1922, un mandato temporaneo della Societ
delle Nazioni pose la Palestina sotto l'amministrazione inglese, sebbene
Sir Herbert Samuel, in seguito nominato Alto Commissario inglese, nutrisse
una documentabile lealt nei confronti del sionismo. Furono messi
in moto gli ingranaggi per l'attuazione di un processo per mezzo del
quale nel 1948, soltanto otto ore prima del termine del mandato inglese
in Palestina, il sogno sionista di uno Stato indipendente d'Israele fu raggiunto,
nonostante il gran numero di abitanti musulmani.
Il sionismo, tuttavia,  visto persino da molti Ebrei tradizionali e ortodossi,
come un movimento puramente secolare e politico, privo di una
reale dimensione religiosa. E questo aspetto politico della cultura sionista
contribu senza dubbio alla creazione di molte teorie per una cospirazione
anti-ebraica.
Adottata dall'organizzazione sionista nel 1897, la stella a sei punte, formata
da due triangoli equilateri intrecciati, era stata il simbolo dell'ebraismo
sin dal XVII secolo. Conosciuta comunemente come Magen
David, la Stella di Davide, o in alcuni casi il sigillo di Salomone, questo
simbolo si trova anche nella regione di Rennes-le-Chteau. Ad
esempio, sulla testata del letto di morte di Marie de Negr d'Arbles, Signora
di Hautpoul de Blancherfort, nel castello degli Hautpoul,  inciso lo
stemma di famiglia, che include una stella a sei punte. Anche il simbolo
dei martinisti, mostrato a tutte le riunioni della loggia,  composto da
triangoli intrecciati, bianchi e neri, che formano una stella esagonale, e
nei Dossier Secrets [Dossier segreti], una raccolta di documenti che sostengono
di rivelare la vera storia di Rennes-le-Chteau,  mostrato il
simbolo del villaggio con una Stella di Davide posta al centro. Nel vicino
villaggio di Alet-les-Bains, le finestre della chiesa parrocchiale del
XV secolo, che si trova vicino all'antica cattedrale, rivelano chiaramente
stelle a sei punte; ed infine, sulla trave esterna di una casa del XVI secolo,
sempre ad Alet,  incisa una serie di simboli esoterici, tra cui si trovano
stelle a cinque e sei punte.
La Rue de la Juiverie ad Alet-les-Bains, rammenta che nel villaggio ci
fu un'importante comunit ebraica nel corso del suo illustre passato; un
passato che comprendeva il periodo di possesso di Nicolas Pavillon, in
qualit di vescovo di Alet, uno dei fondatori della misteriosa e segreta
Compagnie du Saint-Sacrement, conosciuta anche come i Figli di
Salomone, e dei suoi contatti con Saint Sulpice a Parigi, il
seminario in cui si
dice che Saunire abbia portato le sue pergamene. Questi legami sono,
probabilmente, un'ulteriore conferma di una forte associazione tra la regione
delle Corbires ed il leggendario tesoro del Tempio di Gerusalemme.
Ma se si dovesse trovarlo, se esistesse realmente, a chi apparterrebbe di
diritto questo tesoro? Considerando il valore simbolico, il possesso di
questi antichi manufatti religiosi sarebbe enormemente significativo per
i sionisti ed il governo dello Stato d'Israele. Probabilmente, tuttavia, i
veri eredi dovrebbero essere quegli Ebrei che discendono direttamente
da coloro che, nel I secolo d.C., amministrarono il Tempio di Gerusalemme.
D'altra parte, quelle famiglie di discendenti Ebrei, Visigoti
e Merovingi, che per secoli sembrano essere stati i guardiani
del tesoro, potrebbero
avanzare una legittima pretesa?
Tuttavia, come si  visto, intrecciata a questa storia c' anche la continua
presenza delle societ segrete. Gli obiettivi di questi gruppi, che agivano
nell'ombra, talvolta accuratamente nascosti dietro ad organizzazioni
esoteriche e cavalleresche apparentemente innocue, includevano non
soltanto il recupero dell'antico tesoro nella regione delle Corbires, ma
il controllo politico sulle altre regioni d'Europa. Spinte dalla bramosia,
dall'ideologia, dallo zelo religioso o dall'ambizione politica, queste forze
invisibili sono in grado di esercitare delle influenze potenti, ma difficili
da rintracciare. La scoperta di tali forze in atto  a dir poco recente.
Benjamin Disraeli provava un particolare interesse per le societ segrete
e l'occulto, e parl chiaramente della minaccia che rappresentavano per
l'Europa. Nel suo romanzo Coningsby, egli sosteneva che il mondo 
governato da personaggi molto diversi da quello che immaginano coloro
che non sono dietro le quinte, un'affermazione che dimostra
una grande intuizione o una conoscenza intima. Uno dei pi
grandi amici di Disraeli era Edward Bulwer-Lytton, il primo
Lord Lytton di Knebworth. Il
suo interesse per l'occulto ebbe origine ai tempi di Cambridge. Nonostante
fosse un membro attivo del Parlamento, egli mantenne un interesse
nel teatro, nella letteratura e nelle ricerche esoteriche. Godette di una
carica di alto grado nei circoli occulti, e ricevette visita nel 1854 da quel
famoso occultista e mago parigino, Elifas Levi, che considerava Lytton
uno dei principali esponenti dell'occultismo in Gran Bretagna. Fonti
informali, prive di qualunque conferma, sostengono che Lytton era anche
un iniziato dell'Ordine dei Rosacroce, e senza dubbio il suo libro
esoterico Zanoni rifletteva in buona parte la loro filosofia. Esso accrebbe
ulteriormente la sua reputazione nei circoli occulti, ed ebbe un forte influsso
sull'esoterismo anti-cristiano di Madame Helena Blavatskij, la
medium russa che fond la Societ Teosofica. Attirando membri di altre
societ esoteriche, la Societ Teosofica assunse un atteggiamento maggiormente
politico sotto la successiva guida di Annie Besant, che fece
campagne per una serie di questioni sociali, divenendo affiliata alla loggia
massonica del Grande Oriente di Francia.
The Corning Race [La razza futura] di Bulwer-Lytton non soltanto ebbe
un sempre crescente influsso sui teosofisti, ma influenz anche gli elementi
mistici del nazionalismo tedesco. Da questa si svilupp la Societ
Vril, un gruppo mistico-politico tedesco, che adott la svastica come suo
emblema. Questa societ ed altre associarono gli scritti di Bulwer-Lytton
e le filosofie occulte dei teosofisti ad un insieme pericoloso di antisemitismo,
nazionalismo estremo e fede nelle razze originarie e nella supremazia
razziale. Questo insieme di idee fu adottato anche da gruppi di
estrema destra, di cui un primo esempio era l'Ordo Novi Templi (Ordine
dei Nuovi templari), fondato da Lanz von Liebenfels nel 1907. L'Ordine
diffuse un programma di destra, razzista ed antisemita, servendosi come
giustificazione di un'erronea interpretazione della missione medievale
dei templari. Per mezzo di una rete di gruppi simili, ed appoggiando il
nazionalismo a favore della Serbia, l'Ordine dei Nuovi templari fu persino
in grado di giocare un ruolo fondamentale nel determinare l'omicidio
che provoc la tragedia del 1914.
Nel corso degli anni '20, mentre Hitler preparava la sua ascesa al potere
in Germania, l'Ordine dei Nuovi templari ag da coordinatore dei gruppi
di destra in Europa. E, pur essendo proibite nel 1941 dai nazisti, che avevano
un timore paranoico delle societ segrete, le filosofie dell'Ordine
dei Nuovi templari, e successivamente dell'Ordine tedesco e della Societ
di Thule, furono prontamente adottate da Hitler e dal suo gruppo,
formando le basi del credo politico del Partito nazionalsocialista.
La politica di estrema destra del Partito nazista era in diretto contrasto
con i Polaires e la loro ricerca del tesoro spirituale, nonch di quello materiale,
delle Corbires. Pur inconsapevolmente, Otto Rahn, spinto da un
desiderio ardente di trovare il Santo Graal, rimase fatalmente irretito dalla
politica violenta dell'alto comando nazista.
 
Capitolo 9.
Otto Rahn, i nazisti e il Graal.
Otto Rahn;
L'occultismo nazista;
Otto Skorzeny;
Una nuova ricerca del Graal.

Il personaggio enigmatico di Otto Rahn, la sua personale indagine sul
segreto dei Catari e la natura del ruolo che egli ebbe nelle attivit prebelliche
del Partito nazista diventano a questo punto centrali in questa storia.
La scarsit e la dubbia attendibilit delle fonti biografiche riferite a
Rahn ed alla sua possibile appartenenza alle SS ha da sempre reso difficile
dare una valutazione obiettiva su di lui. Tuttavia, si pu dedurre che
era molto pi simile al poeta medievale che al soldato, il cui ruolo assunse
con riluttanza, e con conseguenze disastrose.
In base al fascicolo delle SS, egli nacque il 18 febbraio
1904, a Michelstadt, da Karl Rahn e Clara (nata Hamburger);
Otto era ebreo per parte
di madre, un elemento che pu aiutare a spiegare il mistero che circonda
la sua seguente carriera nelle SS e la morte prematura.
Nel suo secondo libro, La corte di Lucifero, egli racconta che, da piccolo,
conobbe i romanzi medievali che parlavano del Graal grazie alla madre;
ma la sua passione da adulto per Wagner, che aveva eternato la storia
di Parsifal, lo spinse a studiare quest'opera epica di Wolfram von
Eschenbach.
Dopo un lungo periodo di studi accademici, questa passione lo spinse,
nel 1931, verso i Pirenei e la Linguadoca, dove intraprese la ricerca delle
tracce dei Catari, dei templari, dei troubadours e dei Visigoti. Quello che
cercava era in particolare il segreto del Graal, che riteneva fosse noto ai
Catari ed a Wolfram von Eschenbach. Egli credeva, piuttosto idealisticamente,
che il potere del Graal fosse in grado di riunire l'Europa.
Mentre alloggiava in una pensione a Ussat-les-Bains, nella valle di
Arige, le accurate indagini di Rahn sugli antichi siti catari, inclusa la
fortezza in rovina di Montsgur, lo misero ben presto in contatto con Antonin
Gadal, un famoso esperto locale di leggende catare. Contento di
aver trovato un altro entusiasta come lui, Gadal aiut notevolmente Rahn
nelle sue ricerche, ed in seguito i due mantennero a lungo una corrispondenza.
Parsifal  basato sugli scritti medievali di Wolfram von Eschenbach,
che a sua volta affermava di essersi basato sulla poesia di un troubadour
provenzale, Kyot (o Guyot). I troubadours, che viaggiavano di corte in
corte come intrattenitori, erano i principali diffusori di idee da un luogo
all'altro; i loro modi gentili ed il loro umorismo gli aprivano tutte le porte.
Nella storia, c' una certa discordanza sul luogo in cui si trovava il
castello del Graal (Montsalvat nel Parsifal). Von Eschenbach e Kyot lo
situano a Toledo, mentre Wagner preferisce i Pirenei. Naturalmente,
Rahn segu la pista di Wagner, facendosi l'idea che il castello del Graal
fosse, in realt, l'isolato castello appollaiato sulla cima della montagna
di Montsgur. Josephin Pladan, in Le Secret des Troubadours [Il segreto
dei trovatori], pubblicato nel 1906, aveva identificato per la prima
volta Montsgur come castello del Graal; ed Otto Rahn doveva saperlo
bene. Per questo motivo gli sembrava logico che il tesoro dei Catari ed il
Santo Graal, qualsiasi cosa essi potessero essere, dovevano essere stati
nascosti nelle vicine grotte a Sabarthez nella valle dell'Arige, legata da
lungo tempo ai Catari.
Inoltre, Rahn riteneva che i personaggi che apparivano nel Parsifal fossero
modellati sulle vere personalit medievali che avevano avuto un
certo rilievo nella regione. Ad esempio, egli credeva che Parsifal fosse il
visconte di Carcassonne Trencavel; che Repanse de Schoye fosse
Esclamonde de Foix, e che l'eremita Trevrizent, lo zio di
Parsifal, fosse il vescovo
cataro Guilhabert de Castres. Questo coincideva con l'opinione
diffusa tra la nobilt della Linguadoca, che essi fossero, in realt, di sangue
germanico, in quanto discendevano dai Visigoti. Come si  visto, tra
queste famiglie nobili c'erano quelle i cui antenati avevano ereditato il
segreto dell'antico tesoro.
Rahn continu a ricevere un grande aiuto da Antonin Gadal, conosciuto
localmente come il papa cataro (Rahn si riferiva a lui anche come al
suo Trevrizent, lo zio di Parsifal), da cui egli trasse molte delle sue teorie
sul Graal. Tuttavia, Dodat Roch, un famoso esperto universitario dei
Catari, rimase colpito meno favorevolmente da Gadal, e divenne piuttosto
sospettoso delle motivazioni che spingevano Rahn alla ricerca. Infatti,
si racconta un episodio nel quale Rahn fu scoperto a falsificare delle
incisioni catare. In ogni modo, la permanenza di Rahn nella regione termin
bruscamente nel settembre del 1932, a causa di imbarazzanti circostanze
economiche in seguito al mancato pagamento di debiti, in parte
derivanti dalla locazione presso l'Hotel Marroniers. Dopo un breve soggiorno
a Parigi, egli fu costretto a tornare in Germania, dove, nel 1933,
pubblic Crociata contro il Graal. Pur non essendo accolto come un
trattato accademico, il libro trov immediatamente il favore del Partito
nazista. Si racconta che Himmler ne parl con grande entusiasmo, e persino
che ne regal una copia, appositamente rilegata, a Hitler per il suo
compleanno.
Nonostante la mancanza di meriti accademici, le ricerche e le pubblicazioni
di Rahn devono aver prodotto un risultato importante. Il 29 febbraio
1936, un generale di divisione delle SS, Karl Wolff, scrisse all'ufficio
di reclutamento delle SS per comunicare la volont personale di
Himmler che Rahn fosse ammesso nel corpo. Evidentemente la sua origine
ebrea non era stata scoperta, cosicch fu formalmente accettato nelle
SS il 12 marzo 1936. Il maggio seguente, egli si un allo staff personale del Reichsfhrer delle SS, Heinrich Himmler. Fino a che punto Rahn
fosse impegnato con la causa nazista non si sa, ma  comunemente ritenuto
che, sebbene ne approvasse l'ideologia e la mitologia, egli fosse
molto meno entusiasta degli aspetti militari e dell'applicazione pratica
della filosofia nazista.
Due anni dopo, nel 1938, Walter Birks, che era stato attirato nella regione
l'anno prima dal suo contatto con la Loggia dell'Aquila Bianca,
visit la Linguadoca e fu presentato ad una persona di natura
completamente differente. Facendosi chiamare Natt Wolff, egli
si present come
americano, sebbene gli abitanti del posto fossero convinti, per via del
suo accento, che fosse un tedesco e, probabilmente, una spia. Divenne
ben presto chiaro sia a Birks che ai residenti del posto, che Wolff era ossessionato
dal tesoro dei Catari. Essi giunsero alla conclusione che il suo
unico scopo era di trarre un profitto economico dai Catari, o trovando il
loro tesoro, o sfruttando la piccola industria turistica che si era sviluppata
nella regione. Generalmente circondato da tedeschi dall'aspetto sospetto
e da rifugiati spagnoli, Wolff, inoltre, turb gli abitanti del posto
con il suo comportamento ed atteggiamento, bevendo molto e infastidendo
le donne. Considerato questo, ci si chiede quanto fossero serie le
sue intenzioni nella regione, visto che mancava evidentemente di ogni
interesse imprenditoriale.
 stata diffusa la teoria che Natt Wolff fosse in realt Karl Wolff (che in
seguito divenne un generale delle SS), e che fosse in realt una spia tedesca.
Con l'intento di fare ulteriori indagini sulle affermazioni fatte da Otto
Rahn, questo sgradevole personaggio potrebbe essere stato adottato
come copertura intenzionale per nascondere la sua vera identit. Una
probabile conferma giunge dalle asserzioni che si trovano in un libro del
nipote di Paul Bernadac, proprietario della pensione ad Ussat-les-Bains
in cui risiedette Rahn nel 1932. Essendo un entusiasta speleologo dilettante
interessato alla storia locale, Paul aveva accompagnato Rahn in
svariate occasioni, i cui dettagli aveva apparentemente raccontato al nipote,
Christian.
In Le Mystre Otto Rahn - Du Catharisme au Nazisme [Il mistero di
Otto Rahn - Dal catarismo al nazismo], 1978, di Christian Bernadac, 
raccontato che durante la sua visita nel 1932, Rahn era accompagnato da
Natt Wolff. Viaggiando con un passaporto americano, egli sosteneva di
essere impegnato in un progetto fotografico per il governo americano. In
base ai fascicoli della polizia, Wolff si serviva di due passaporti con dati
diversi, suscitando, anche in questo caso, il sospetto che fosse una spia
tedesca, e alla fine fu espulso per ordine del ministro degli Interni.
Walter Birks, tuttavia, accanton la possibilit che la presenza di Rahn
e Wolff potesse essere stata connessa in qualche modo alle mire naziste.
La sua antipatia per Wolff potrebbe avere una parte in questo, per il fatto
che il suo senso di raffinatezza culturale e il suo gusto accademico probabilmente
lo portarono a non poter considerare Wolff, e le persone come
lui, degne di considerazione. Come lui stesso disse: Quell'uomo
che pensava di poter diventare ricco rapidamente era uno sciocco, e in
realt non pensava ad altro che ai suoi aperitivi ed ai suoi cani.
In realt non  sorprendente che in seguito alla pubblicazione dei suoi
libri, Rahn fosse invitato ad unirsi alle SS. La sua ricerca del Graal, il suo
interesse per gli eroi romantici e cavallereschi, l'attrazione che provava
per le filosofie celtiche e nordiche, ed il suo impegno con il nazionalsocialismo
lo rendevano interessante per la macchina della propaganda nazista.
Ma ancor pi, si pensava che egli avesse scoperto la leggenda del
tesoro perduto dei Catari.
L'appartenenza alle SS deve necessariamente aver esposto Rahn alle
dure realt del regime nazista. I suoi dotti ed ideologici interessi dovettero
entrare ben presto in disaccordo con le preoccupazioni pi materialiste
della burocrazia nazista. I quattro mesi di turno di servizio con gli
Oberbayern, in un campo di addestramento a Dachau, dove venivano generalmente
assegnati turni di guardia al campo di concentramento, potrebbero
aver smorzato le sue simpatie naziste.
Nel marzo del 1939, Otto Rahn fu dichiarato morto in un incidente
mentre sciava nelle Alpi. Tuttavia, la cosa  avvolta nel mistero, non fosse
altro perch nessun corpo fu mai ritrovato. Inoltre, un avviso mortuario
nel Berliner Ausgabe, che annunciava la morte di Rahn in una
tempesta di neve nel mese di marzo, non fu pubblicato fino al 18 maggio,
ed una settimana dopo, il 25 maggio, apparve un altro necrologio
nel giornale delle SS Das Schwarze Korps.  interessante notare che
entrambi i necrologi erano firmati da un ufficiale delle SS di nome Karl
Wolff; ed in seguito si seppe che Rahn aveva rinunciato al suo grado in
una lettera inviata a Karl Wolff, datata 28 febbraio 1939. Il giorno seguente,
Wolff scrisse una lettera all'ufficio delle questioni razziali delle
SS, informandoli che Otto Rahn non era stato in grado di presentare il richiesto
certificato d'origine razziale. Egli fu ufficialmente congedato il
17 marzo 1939. Ma il 17 luglio, il padre di Rahn scrisse ad un'associazione
di scrittori tedeschi, informandoli che suo figlio era morto in una
tormenta di neve a Ruffheim, il 13 marzo 1939, quattro giorni prima del
suo congedo.
Poco prima della morte di Rahn c'erano, inoltre, delle voci, riguardanti
un'indagine sulla natura e l'esito delle sue attivit meno evidenti nelle
Corbires. Secondo quello che sostiene Hans Jurgen-Lange nel suo libro
Otto Rahn - Leben & Werk [Otto Rahn - Vita e attivit], Rahn ricevette
la visita, all'Hotel Marroniers, della cantante ed attrice tedesca Marlene
Dietrich, e della sua amica Josephine Baker, la cantante nera di jazz. Entrambe,
deluse dalla vita sociale che veniva promossa dal Partito nazista,
trascorrevano molto tempo a Parigi, frequentando i circoli dell'occultismo.
Questi erano gli stessi circoli che attiravano gli scrittori romantici, i
surrealisti, gli esoteristi ed i liberi pensatori del tempo, e coloro che costituirono
la spina dorsale per la diffusione delle tradizioni occulte dal
XVIII secolo al giorno d'oggi. Proprio questi circoli intellettuali d'lite
avevano attirato Debussy e Victor Hugo (entrambi, si suppone, Grandi
Maestri del Priorato di Sion, la societ segreta che si trova al centro di
The Holy Blood and th Holy Grail), ed erano l'ambiente in cui l'abate
Saunire e la cantante d'opera Emma Calv si erano incontrati circa cinquantanni
prima.
Appassionata francofila, la Dietrich era un'amica intima del grande artista,
poeta e regista francese Jean Cocteau, anch'esso ritenuto un Grande
Maestro del Priorato di Sion. Ancora ventenne, Cocteau si era inserito
nei circoli occulti dei bohmien con occasionali scorrerie nello spiritismo.
Le sue attivit nel corso della seconda guerra mondiale non sono
chiare, ma egli denunci il governo di Vichy e probabilmente oper in
segreto con la Resistenza. Si dice anche che Marlene Dietrich fosse
grande amica di Andr Malraux, ancora un altro membro di alto grado
del Priorato, un eroe della Resistenza e membro del governo De Gaulle
che segu alla guerra. Sia la Dietrich che la Baker ricevettero la Lgion
d'Honneur (Legione d'onore), la Croce di guerra e la Medaglia della
Resistenza come riconoscimento del loro fervente impegno antinazista.
Ma che cosa ci facevano in questa remota regione della Francia nel
1932? Queste associazioni sono semplicemente un'altra strana coincidenza
in questa misteriosa ragnatela di eventi che ha come centro la regione
delle Corbires?
Forse inevitabilmente, ci sono stati storici che pi recentemente hanno
azzardato l'ipotesi che Rahn non sia morto nel 1939.  stato persino suggerito
che Otto Rahn divenne Rudolf Rahn, l'ambasciatore tedesco designato
per l'Italia nel 1943; e fu il generale delle SS Karl Wolff ad accordarsi
sulla resa tedesca con gli Alleati in Italia nel 1945. Se fu veramente
fatto sparire, si suppone che egli stesse combinando qualcosa, e non  irragionevole
tenere per buono che Karl Wolff, servendosi dello pseudonimo
Natt, fosse coinvolto insieme a Rahn, ed in seguito, nel 1938, insieme
ad altri, nella ricerca del tesoro dei Catari. Adesso  improbabile che
la verit verr mai a galla veramente, e coloro che sono ancora vivi nella
regione delle Corbires, che riescono ancora a ricordarsi degli anni '30,
sono comprensibilmente vaghi, a parte la persistente diffidenza, su quello
che videro, e ancora vedono, come cercatori del tesoro.
 altrettanto inverosimile, che la categorica smentita da parte di Walter
Birks di qualunque strana attivit debba essere accettata senza problemi.
Egli conosceva Wolff in prima persona, e questo potrebbe aver offuscato
la sua capacit di giudizio, sia sull'uomo che sulle sue intenzioni. Anche
lui poteva avere i suoi programmi. Nella bizzarra storia che ha dato colore
alle vallate gemelle dell'Aude e dell'Arige, l'unica conclusione ragionevole
 di non meravigliarsi di nulla.
Prima di addentrarci negli anni della guerra,  importante per questa
storia comprendere perch tale regione, con ci che prometteva, e queste
attivit avrebbero dovuto avere importanza per i nazisti. E, inoltre, come
quest'importanza si sia sviluppata nel corso dei dodici anni in cui governarono
la Germania. Nel corso dei primi anni di governo nazista, il Partito
andava chiaramente molto bene. Sembrava che tutto andasse come
programmato: la moneta corrente si era stabilizzata, la ricchezza sembrava
essere ovunque, autobahns (autostrade) spuntavano in tutta la Germania
(come parte di un progetto per creare lavoro), e c'era una sensazione
di decisionismo, fermezza e vigore. Il morale fu altissimo per un quarto
di secolo. Non  una sorpresa che Hitler godesse di una tale stima praticamente
in tutta la Germania, e che il Partito nazista di conseguenza
avesse un supporto quasi generale.
Il tono dei discorsi di Hitler rende chiaro che il nazismo cercava una
giustificazione facendo ricorso all'esoterico. La divina ispirazione della
sua filosofia includeva gli elevati concetti di Cavalieri Teutonici reincarnati
(di cui Hitler credeva di essere un rappresentante), l'attuazione
nel presente del folclore nordico, e l'evidente supremazia della razza
ariana. Tutto questo toccava la corda giusta con la nazione tedesca, un
tempo orgogliosa. Il successo alimentava il successo, generandone ancora
dell'altro. Il ritorno all'invincibilit, di fronte alla situazione attuale,
era impossibile da mettere in dubbio.
La Germania sembrava un ottimo luogo dove vivere, tra la met e la fine
degli anni '30. I suoi lati squallidi erano ignorati dalla maggior parte
della popolazione, liquidati come volont del Fhrer e prezzo da pagare
per gli affari.
Ma quali affari! Persino l'avversione, che molti onesti tedeschi indubbiamente
provarono in particolar modo per la crescente persecuzione degli
Ebrei, fu travolta dall'implacabile propaganda che giustificava questa
persecuzione. In breve, il Partito nazista, all'epoca, non poteva commettere
alcun male agli occhi dei tedeschi, per l'orgoglio manifesto e le conquiste
ottenute per una nazione a cui tali benefici erano mancati per
un'intera generazione.
Molti studiosi riconoscono che il nazismo divenne un sostituto della religione.
I suoi raduni di massa erano organizzati molto attentamente per
garantire ai partecipanti un'esperienza mistica, simile a quella provata da
molti devoti nel corso di una messa cantata cattolica; per completare
questa manipolazione psicologica, la preparazione dei riti e dei rituali
era molto sofisticata. Il saluto nazista, la svastica (antico simbolo del Sole),
la bandiera nazista rossa, simbolica del sangue dei suoi primi martiri,
e le meravigliose uniformi e decorazioni indossate dagli ufficiali nazisti,
ne sono soltanto alcune manifestazioni.
Nel preservare questo slancio euforico,  facile comprendere l'orgoglio
con cui Hitler present alla sua nazione la cosiddetta Lancia del destino,
ritenuta la lancia che trafisse il fianco di Cristo sulla croce. Hitler
l'aveva presa dal palazzo Hofburg di Vienna, quando l'Austria divenne
parte della Germania con l'Anschluss nel marzo del 1938. La lancia fu
riportata in Germania e conservata nel bellissimo Museo
Nazionale tedesco di Norimberga, all'epoca, ed ancora oggi,
grande centro di germanismo,
un centro dedicato all'orgoglio tedesco ed alle sue caratteristiche
tradizioni. La Lancia del destino ed i blasoni reali del Sacro Romano
Impero erano stati conservati in precedenza a Norimberga dal 1424 al
1796, e sempre Norimberga fu scelta per ospitare il pi grande di tutti i
raduni nazisti. Il fatto che fu scelta come sede per i processi degli Alleati
ai criminali di guerra, non pu non aver avuto alcun effetto sui vinti o
sui vincitori. Se la lancia fosse realmente quella che trafisse il fianco di
Cristo era irrilevante, lo stato d'animo della nazione, all'epoca, era tale
da essere disposti ad accettare qualsiasi cosa glorificasse il
Reich ed il Fhrer.
Le leggende ed i misteri che circondavano la natura e la storia di tale
tesoro, ma in particolar modo che narravano di come acquisire altri manufatti
del genere, devono essere stata musica per le orecchie dei leader
nazisti. Immaginate la tentazione insita nella possibilit di impossessarsi
della coppa del Graal, che si suppone abbia raccolto il sangue di Cristo
in croce, o persino dell'Arca dell'Alleanza. Il valore simbolico complessivo
di tali tesori, che potevano cadere nelle mani dei nazisti dopo 1500
anni, sarebbe stato incalcolabile.
 ben documentato che sia Hitler che Himmler nutrivano un profondo
interesse nelle questioni esoteriche, e che le SS erano in realt modellate
su antichi monaci guerrieri, come i Cavalieri Teutonici ed i templari.
Himmler stava considerando l'idea di una rinascita di una Tavola Rotonda
di cavalieri destinata ad avere come sede la piccola cittadina di
Wewelsburg in Vestfalia. Nel corso della guerra egli continu il restauro
dell'antico castello nel cuore della citt. La cripta della torre di nord del
castello avrebbe contenuto la sacra fiamma, simbolo del centro del mondo
del Terzo Reich, attorno alla quale si sarebbero riuniti i suoi cavalieri
per rituali altamente simbolici. Con sommo disappunto, Himmler non
riusc ad entrare personalmente in possesso della Lancia del destino,
che egli aveva sperato di poter conservare a Wewelsburg. Tuttavia, Hitler
gli permise di farne una copia, che fu esposta in un posto d'onore nel
castello.
Nel corso di tutta la guerra l'attivit nazista continu nella remota regione
delle Corbires, pur essendo molto lontano dai fronti in cui si
svolgeva il conflitto. Nel 1943 un gruppo di scienziati tedeschi, che includeva
geologi, storici ed archeologi, si accamp ai piedi di Montsgur,
sotto il controllo della locale Milizia francese. Si racconta che essi intrapresero
scavi in tutta l'area circostante; proprio l'area in cui svolse le sue
indagini Otto Rahn. All'incirca nello stesso periodo, testimoni oculari
parlarono di una squadra nazista di ingegneri coinvolti in attivit clandestine
in vari punti delle Corbires, nella regione di Rennes-le-Chteau.
In particolar modo menzionate dai residenti del luogo all'interessato ricercatore
Roger-Ren Dagobert erano le zone di Auriac, Saint Paul de
Fenouillet, Embres et Castelmaure, Durban e svariate altre, precisamente
la regione circondata dall'anello di antichi castelli dei Catari che circondavano
i luoghi in cui si supponeva si trovasse il tesoro dei Visigoti.
In pi, gli abitanti del luogo ricordano che il Reggimento Von Salza
delle SS era impegnato in alcune di queste operazioni. Un eroe della storia
medievale tedesca, Hermann von Salza fu il primo Gran Maestro dei
Cavalieri Teutonici. C' anche un piccolo villaggio a pochi chilometri a
nord di Auriac, chiamato Salza, vicino al quale, verso sud, c' un luogo
indicato sulle mappe ufficiali come Camp Templie, che suggerisce un
collegamento con i templari.
Nella seconda met della guerra, il crescente fallimento della strategia
economica del genio finanziario di Hitler, Hjalmar Schacht, e la conseguente
incapacit dell'esercito di garantirne l'attuazione, necessitavano
una soluzione. La necessit di sostenere le spese di guerra di fronte al
crescente successo degli Alleati stava cambiando le priorit dell'alto comando
nazista. Il valore simbolico di ci che poteva essere stato nascosto
nelle montagne delle Corbires poteva essere relegato ad un misero
secondo posto, di fronte alle esigenze, divenute pressanti, della guerra.
L'oro, dopotutto, era sempre oro.
D'altra parte,  pi probabile che la continua attivit nelle Corbires
fosse un disperato tentativo di un ristretto gruppo di nazisti di alto grado,
che includeva Heinrich Himmler, Alfred Rosenberg e Martin Bormann,
di impossessarsi di questo favoloso tesoro prima che fosse troppo tardi.
Infatti Bormann affid questa delicata missione ad un uomo gi incaricato
di raccogliere fondi per la Fratellanza. Conosciuto in modo affettuoso
come lo sfregiato, il risultato di una ferita al volto, Otto
Skorzeny fu uno dei militari di maggior talento che apparve
sulla scena della seconda guerra mondiale.
Skorzeny era uno degli spiriti pi pittoreschi che si innalzarono al di
sopra dei cloni privi di originalit delle SS. Un ufficiale appariscente di
grande coraggio, dotato di baldanza e d'iniziativa. Il suo individualismo
lo rendeva perfetto per il ruolo di avventuriero intraprendente, il cui
compito, assegnatogli da Hitler, era quello di risolvere i problemi. Oggi
 meglio ricordato come l'ufficiale inviato da Hitler a liberare Mussolini
quando gli italiani, delusi dal loro dittatore dopo una serie di sconfitte, lo
rimossero dalla sua carica e lo imprigionarono in un albergo in cima alla
montagna del Gran Sasso. In seguito Skorzeny fu ritenuto l'uomo che
cre e diresse ODESSA, l'organizzazione mondiale che aiut con successo
gli ex ufficiali delle SS a lasciare l'Europa.
Nei primi anni '40, essendo stato assegnato alla Divisione delle SS -
Artiglieria Pesante - Skorzeny fu mandato in Francia. In seguito all'armistizio,
gli fu concesso di restare per un breve e piacevole intervallo
nel sud della Francia, dopodich fu inviato in Olanda. Nel dicembre dellostesso anno, come ufficiale dei genieri, egli accompagn la 2a Divisione
Panzer delle SS Das Reich in Francia, a cui seguirono tre mesi di
inattivit. L'autobiografia di Skorzeny, Skorzeny 's Special Mission [La
missione speciale di Skorzeny],  intenzionalmente vaga riguardo allo
scopo di questa missione. Tuttavia, in un momento in cui il fronte orientale
si stava aprendo con un iniziale successo tedesco, la descrizione di
Skorzeny del tempo trascorso nel sud-ovest della Francia come di un
periodo di riposo ed inattivit non convince del tutto. Inoltre, come lui
stesso racconta, la sua visita fu seguita da svariate altre
visite. Trattandosi di un uomo con una tale carriera di
successo, sembra improbabile
che dietro queste visite non ci sia un significato ancora pi importante,
per quanto quella parte della Francia sia indubbiamente attraente e gradevole.
Hitler mand a chiamare Skorzeny nel giugno del 1941, inviandolo in
Polonia a combattere i russi. Il momento critico nelle fortune dei nazisti
era giunto: dopo un periodo di otto anni di risultati quasi incredibili, iniziarono
quattro anni di Gtterdammerung (crepuscolo degli di'), destinati
a distruggere la Germania, lasciandola divisa in modo umiliante
ed occupata da potenze straniere per la met successiva del secolo. Tuttavia,
Skorzeny, nato per sopravvivere, si ricav un posto tutto suo nella
leggenda nazista.
Nel 1943, avendo portato a termine con successo la liberazione di Mussolini,
Skorzeny era vicino al centro delle cose quanto poteva esserlo un
maggiore. Aveva ricevuto l'elogio di Hitler e di Himmler, ed era stato
decorato con la Croce dei cavalieri della Croce di ferro; i contatti e collegamenti
che si era procurato ed aveva coltivato fecero s che, quasi
certamente, egli avesse un'idea delle realt della situazione allora corrente
migliore di quella della maggior parte delle persone.  interessante
notare anche che Skorzeny spos la figlia di Hjalmar Schacht. Egli era
stato accettato nell'inebriante mondo dell'lite nazista.
Himmler invi Skorzeny nelle Corbires per l'ultima volta all'inizio
del 1944. Senza dubbio, non per conto di Hitler e del Terzo Reich, ma
come agente e confidente dello stesso Himmler e del suo entourage.
Questa volta la missione aveva un che di disperato, poich gli Alleati
avevano gi invaso l'Italia, ed era gi noto che stava per aver inizio
un'invasione della Francia. Quindi, trovare e recuperare il tesoro delle
Corbires era una questione di allora o mai pi.
Non si sa con esattezza cosa pot trovare Skorzeny. Tuttavia, il colonnello
americano Howard Buechner nel suo libro del 1991 Emerald Cup
- Ark of Gold [La coppa di smeraldo - L'arca d'oro],  praticamente categorico
nel sostenere che Skorzeny scopr parte del tesoro che era appartenuto
ai Visigoti, ai templari ed ai Catari. Portato via dalle Corbires
e condotto, passando per Tolosa, dalla Francia alla Germania, almeno
una parte del tesoro fin nel villaggio di Merkers in Turingia (circa 320
km a sud-ovest di Berlino). Quando Merkers si arrese alle forze alleate il
4 aprile 1945, un incontro fortuito tra due soldati americani della polizia
militare con alcuni abitanti del luogo rivel che la vicina miniera di potassio
di Kaiseroda era diventata il deposito della ricchezza non dichiarata
e del bottino non raffinato dei nazisti, cio l'oro in attesa di essere
fuso in lingotti della Reichsbank. Come ufficiale dell'avanguardia, la
posizione di Buechner era ottima per conoscere la natura e la vastit di
quel bottino.
Perch Buechner avrebbe dovuto saperlo? Per quanto si sa egli non incontr
mai Skorzeny, e se anche lo fece,  francamente inverosimile che
Skorzeny abbia rivelato volontariamente qualcosa di vantaggioso a qualcuno
che egli dovrebbe aver considerato suo nemico. Inoltre, Walter
Birks, in The Treasure of Montsgur, fa notare che il Pog, la montagna
su cui fu costruita la fortezza di Montsgur, fu regolarmente ispezionata
ed esplorata dalla Socit Spleologique de l'Arige nel 1960. Apparentemente
ogni grotta ed anfratto della roccia furono esplorati, e non fu
trovato niente che, neanche lontanamente, rassomigliasse ad una camera
del tesoro. Ma per quale motivo, allora, Skorzeny torn svariate volte in
quella regione, in particolar modo nel 1944, quando avrebbe certamente
potuto fare molto, in un momento cos critico, in qualche altro luogo? A
rafforzare la cosa, c' anche l'arrivo nella regione, nel marzo del 1944,
della 2a Divisione Panzer delle SS.
Non c' alcun dubbio sulla sconcertante ampiezza del bottino conservato
nella miniera di Merkers. Sebbene una parte fosse stata rubata ai
prigionieri del campo di concentramento, prima o dopo la loro morte, si
tratta solamente di una piccola percentuale se messa a confronto con
quello che Buechner sostiene ci fosse. Quello che dice va preso seriamente,
poich  registrato che, in seguito alla cattura della citt, i comandanti
superiori degli Alleati, i generali Patton, Bradley ed Eisenhower,
presero del tempo per andare ed esaminare il tesoro per conto
loro. Un resoconto particolare di questo episodio si trova nel libro L'oro
nazista di Ian Sayer e Douglas Botting, nel quale confermano, in base ai
ricordi dell'aiutante di campo del generale Patton, il colonnello Charles
Codman, l'incredibile ammontare della ricchezza in moneta corrente,
oro e tesori d'arte, ritrovata nella miniera. Infatti, essi riferiscono che furono
necessari 32 camion da dieci tonnellate per trasportare il bottino
nell'edificio della Reichsbank a Francoforte.
Il punto di maggiore differenza tra i due resoconti  l'affermazione di
Buechner che nel tesoro c'erano monete d'oro, alcune delle quali risalivano
agli inizi dell'impero Romano e oggetti che si riteneva provenissero
dal Tempio di Salomone; una tale omissione nell'altro resoconto 
alquanto singolare, se questo  vero. Tuttavia, considerata la grande importanza
simbolica di tale tesoro e le circostanze del suo ritrovamento,
forse non  cos sorprendente che vennero presi dei provvedimenti per
mantenere la segretezza e negare ufficialmente la sua esistenza.
Anche l'interesse del generale Patton per l'esoterismo  documentato;
egli portava con s un paio di rivoltelle dal calcio di perla e secondo l'opinione
comune si considerava la reincarnazione di eroi dell'antichit
come Giulio Cesare ed Alessandro il Grande. S'infuri quando seppe
che una parte del tesoro era stata rubata durante il suo trasferimento dalle
miniere. Si sa che promise di fare un'inchiesta: probabilmente si rendeva
conto del profondo significato del ritrovamento. Pochi giorni dopo,
fu coinvolto in un incidente automobilistico in circostanze che non sono
mai state ben chiarite, e mor in ospedale undici giorni dopo. Il mistero
che circonda l'incidente, che comprende fatti come veicoli non autorizzati
che facevano viaggi non autorizzati, e la mancanza di una successiva
indagine ufficiale, aggiungono probabilmente peso all'opinione che
c'era qualcosa da nascondere riguardo a quello che era stato ritrovato
nella miniera di Merkers.
Buechner  sorprendentemente esplicito ed istruttivo nel suo libro. Racconta
persino come Skorzeny trov il tesoro il 15 marzo 1944, un giorno
prima del 700 anniversario della caduta di Montsgur e della morte dei
suoi difensori catari nel 1244.
Il racconto che Buechner fa di questi avvenimenti  emozionante, per
quanto in alcuni punti faccia stupire. Ad esempio, egli sostiene che dopo il
suo ritrovamento, Skorzeny invi un messaggio di una sola parola, Eureka,
a Himmler a Berlino. Il giorno seguente, egli afferma che, esattamente
alle 12, un aereo tedesco vol sopra Montsgur svariate volte, disegnando
nel cielo una croce celtica. Poich era l'emblema sacro dei Catari,
Buechner racconta che questo episodio ebbe un intenso effetto su coloro
che lo videro, incluso un gruppo di catari che avevano
convinto Skorzeny a lasciarli salire a Montsgur in quel giorno cos importante. Buechner
riteneva che a bordo dell'aereo ci fossero i Reichsministers Himmler
e Rosenberg. Se anche avessero compreso il segnale di una sola parola, in
che modo due Reichsministers potevano aver lasciato Berlino in un momento
cos critico, ed arrivare in volo fino ai Pirenei in tempo per mezzogiorno
del giorno seguente? E ancora, come avrebbe fatto Buechner a sapere
queste cose?
Altri tre episodi rendono gli avvenimenti del 16 marzo 1944 ancora pi
intriganti. Innanzi tutto, Skorzeny era molto amico del braccio destro di
Hitler, Martin Bormann, ed era, infatti, un membro chiave della sua
Fratellanza. Bormann scapp dopo la fine della guerra e non fu mai ritrovato;
sembra probabile che fu uno dei primi beneficiari della rete di
fuga costituita dall'ODESSA. Tuttavia, la moglie di Bormann non scapp
con lui, ma fu successivamente arrestata dagli Alleati. Fu trovata in possesso
di 2241 antiche monete d'oro.
Secondo, la 2a Divisione Panzer delle SS del generale Lammerding fu
inaspettatamente ritirata dal fronte orientale e spostata direttamente a Tolosa,
nel marzo 1944, apparentemente per una riqualificazione. E strano
che una Divisione di carri armati cos prestigiosa con il suo famoso comandante
dovesse essere spostata cos lontano da Pas de Calais sulla costa
della Manica, luogo in cui si aspettava lo sbarco degli Alleati. Tolosa
, per, la stazione ferroviaria pi vicina a Montsgur.
Il terzo pezzo del puzzle  la visita di Heinrich Himmler alla 2a Divisione
Panzer delle SS, nell'aprile del 1944, poco dopo il suo arrivo. Con cos
tante priorit in quel momento, non ultime le crescenti sconfitte sul
fronte orientale e la minaccia di un'invasione alleata, sembra che egli
abbia trovato il tempo di fare una visita a Lammerding ed alla sua Divisione.
Di certo essi erano occupati solamente in una riorganizzazione ed
una riqualificazione, oltre ai compiti di routine di una guarnigione. Naturalmente,
quello che avvenne nel corso di quell'incontro tra Himmler e
Lammerding probabilmente non si verr mai a sapere; ma questo incontro
potrebbe aver portato ad uno degli incidenti pi tragici nella Francia
del tempo di guerra.
L'inutile distruzione del villaggio di Oradour-sur-Glane, attuata per ordine
del generale Lammerding ha lasciato una cicatrice profonda nella
psiche di molti francesi, specialmente di coloro che persero familiari o
amici nel massacro. Ma ancor pi, questa tragedia personale si  rivelata
un colpo al governo francese, portando alla luce una rete di corruzione
che ha compreso anche i pi alti livelli del governo. Le radici di questa
scandalosa situazione possono essere ricondotte agli sconvolgimenti europei
che seguirono alla prima guerra mondiale. Ma in che modo si manifest
la corruzione, chi erano quelli coinvolti e quali furono le circostanze
reali che la produssero? E come mai il misterioso passato di Rennes-le-Chteau
si trova al centro di questa trama?
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...
FINE parte 1.